ARPA Lombardia - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente

Bonifiche e siti contaminati

SIN BRESCIA CAFFARO

​​​​ L’attività della azienda chimica Caffaro è iniziata nel 1906 con la produzione di soda caustica e di vari composti, fra cui fitofarmaci e pesticidi. A partire dal 1938, l’azienda ha avviato la produzione di policlorobifenili (PCB), terminata poi nel 1984. Inoltre, la Caffaro ha utilizzato nel ciclo produttivo altri composti chimici tra cui il cloro, il mercurio, l’arsenico, il tetracloruro di carbonio.

Inizialmente l’attività della Caffaro era posta al di fuori del contesto urbano di Brescia, in quello che era conosciuto ai tempi come “Borgo San Giovanni”, una zona agricola nei pressi del cimitero cittadino. Con l’espandersi della città, l’Azienda è stata progressivamente inglobata nel tessuto cittadino.

Figura  

​​​​L’inquinamento provocato dall’attività produttiva della Caffaro, oltre ad aver contaminato i terreni sottostanti lo stabilimento, si è diffuso nelle aree a sud dell’azienda mediante lo scarico delle acque industriali nelle rogge. Ma anche la movimentazione dei rifiuti e dei suoli contaminati ha contribuito a generare nel territorio Bresciano aree contaminate: quali ad esempio la discarica Vallosa di Passirano, Dalle indagini ambientali avviate nel 2000 sull’area dello stabilimento Caffaro e nelle sue immediate vicinanze è emerso un inquinamento del suolo con valori fino a migliaia di volte al di sopra dei limiti di legge (CLA ora CSC)* stabilite dalla normativa (prima dal D.M. 471/99 ed ora dal D. Lgs. 152/06) per le diverse destinazioni d’uso: residenziale/verde pubblico e industriale/commerciale. Nell’area dello stabilimento gli inquinanti - quali policlorobifenili (PCB), policlorobenzodiossine e dibenzofurani (PCDD/F), mercurio, arsenico, solventi si sono spinti nel sottosuolo fino a una profondità di oltre 40 mt, determinando di conseguenza anche la contaminazione della risorsa idrica sotterranea.

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, con il Decreto del 24 febbraio 2003, ha definito il perimetro dell’area Caffaro quale Sito di Interesse Nazionale "da sottoporre ad interventi di caratterizzazione, di messa in sicurezza d’emergenza, bonifica, ripristino ambientale e attività monitoraggio" relativamente ai terreni, alle rogge, alle discariche e alla falda.

Le indagini condotte da ARPA, a partire dal 2001, hanno in via prioritaria indagato le aree attigue allo stabilimento, inoltre, hanno evidenziato il principale modello concettuale della contaminazione che si è diffusa dallo stabilimento, per mezzo dello scarico, ai sedimenti delle rogge e da questi, mediante la curagione dei corsi d’acqua e l’irrigazione, ai suoli agricoli, parte dei quali sono stati trasformati successivamente in aree residenziali, verde pubblico e privato e aree industriali.

Con il progredire delle conoscenze è stato evidente che le indagini ambientali non potevano essere limitate all’immediato intorno dello stabilimento, già perimetrato nel SIN, e quindi sono state estese progressivamente ai territori posti più a valle, anche oltre i confini comunali di Brescia.

* - Concentrazioni soglia di contaminazione (CSC): livelli di contaminazione delle matrici ambientali interessate (acqua e suolo) che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio specifica. Per i terreni tali livelli sono stabiliti in funzione dell’uso del sito: ad uso verde pubblico e residenziale o ad uso

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