ARPA Lombardia - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente

Bonifiche e siti contaminati

MONITORAGGIO QUALITATIVO (GEOCHIMICO) E ​QUANTITATIVO (PIEZOMETRICO) DELLE ACQUE SOTTERRANEE​​

Questa pagina descrive i risultati delle attività di monitoraggio qualitativo (geochimico) e quantitativo (piezometrico) effettuate dal Dipartimento di Brescia dell’Agenzia a partire dall’aprile 2014 all’interno ed in prossimità del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia Caffaro, in attuazione del “Protocollo operativo per il coordinamento delle attività di monitoraggio delle acque sotterranee”, approvato nel corso della Conferenza di servizi Istruttoria del 14 Maggio 2014​.

Nell’ambito dell’accordo di programma (AdP) “per la definizione degli interventi di messa in sicurezza e successiva bonifica nel Sito di Interesse Nazionale di Brescia-Caffaro” del 29 settembre 2009, siglato tra il MATTM e gli enti locali, è stato assegnato all’ARPA della Lombardia il compito di porre in esecuzione il “Monitoraggio della qualità delle acque di falda nel Sito di Interesse Nazionale Brescia Caffaro” di cui al punto L), della tabella 1, dello stesso AdP. L’ARPA della Lombardia ha quindi sottoscritto con il MATTM e la Regione Lombardia una prima convenzione per l’a​ttuazione delle attività di cui di cui al punto L) dell’AdP nel periodo 2013-2015. Per integrare e sviluppare le attività effettuate nell’ambito della convenzione sopra citata, è stata stipulata per il periodo 2016-2018 una successiva convenzione fra il Commissario Straordinario Delegato per la messa in sicurezza e bonifica del sito d’interesse nazionale “Brescia Caffaro” (Commissario di seguito nel testo) e l’ARPA della Lombardia concernente la prosecuzione delle attività previste alla lettera L) dell’accordo di programma sottoscritto il 29/09/2009, relativo al Sito di bonifica di Interesse Nazionale “Brescia-Caffaro” e riguardanti il “Monitoraggio della qualità delle acque di falda nel Sito di Interesse Nazionale” e “l’implementazione del modello idrogeologico e di trasporto dei contaminanti”.

I risultati dei monitoraggi eseguiti dal Dipartimento di Brescia dell’ARPA all’interno del SIN Brescia Caffaro sono descritti in report periodici:
È attualmente in corso di predisposizione il documento relativo ai risultati delle indagini geochimiche e piezometriche eseguite da gennaio a giugno 2017.
I dati sono visualizzabili anche tramite web-GIS al seguente indirizzo: Dati Acque sotterranee​

RISULTATI RILIEVO FREATIMETRICO DELL’APRILE 2014​​​​

Si riportano di seguito le conclusioni della relazione a cui si rimanda per qualsiasi approfondimento:
Nell’aprile 2014 è stata condotta una prima campagna piezometrica per la ricostruzione dell’andamento di flusso delle acque sotterranee in corrispondenza del SIN, al fine di individuare successivamente i punti più significativi da campionare. L’analisi della carta piezometrica elaborata sulla base dei dati di Aprile 2014 conferma l’andamento già noto da precedenti studi effettuati da ARPA e da bibliografia, cioè una direzione prevalente di flusso della falda da Nord a Sud. Rispetto ai rilievi effettuati da ARPA nel 2005-2006 si rileva un innalzamento medio della quota della falda freatica di circa 10/12 m.
L’andamento locale della falda freatica risulta significativamente influenzato dalla presenza di alcuni emungimenti; in particolare:

  • in corrispondenza ed a valle dello stabilimento Caffaro si osserva una rilevante distorsione delle linee di flusso: la barriera idraulica in corrispondenza del perimetro della Caffaro influenza significativamente l’andamento della falda, ma l’emungimento in atto non parerebbe generare un effetto di richiamo tale da contenere le acque sotterranee comprese nell’intero perimetro dello stabilimento;
  • l’emungimento rilevato del Pozzo Chiesanuova 2 (P54) genera un cono di richiamo tale per cui il flusso delle acque sotterranee a valle del sito contaminato Forzanini è almeno parzialmente intercettato da tale pozzo (il pozzo non è utilizzato per scopi idropotabili). L’effetto dell’emungimento relativo alle attività di messa in sicurezza in corso presso il sito Forzanini risulta invece impercettibile;
  • lo sbarramento idraulico per la messa in sicurezza della falda presso il sito Baratti ed Eredi Inselvini a Chiesanuova non determina una significativa deformazione della locale piezometria.

I dati raccolti hanno consentito​ di aggiornare e consolidare il modello idrogeologico del SIN “Brescia – Caffaro” in corso di implementazione e forniscono un nuovo ed aggiornato quadro sul flusso della falda dell’intero SIN, rispetto alla precedente del 2005.

R​​ISULTATI DELLE INDAGINI GEOCHIMICHE E PIEZOMETRICHE CAMPAGNA DI GIUGNO 2014​​​

Si riportano di seguito le conclusioni della relazione a cui si rimanda per qualsiasi approfondimento:
Nel giugno 2014 è stata condotta una campagna di monitoraggio quantitativo (piezometrica) e qualitativo (geochimico). Le attività condotte hanno consentito di evidenziare quanto segue:

  • l’analisi storica delle variazioni dei livelli piezometrici rilevati in corrispondenza di alcuni pozzi/piezometri presenti nel SIN mostra come negli ultimi 8 anni si è avuto un significativo e generale innalzamento del livello di falda, in modo particolare nella porzione nord del territorio indagato e, gradualmente, in maniera meno marcata spostandosi verso sud. L’effetto di tale incremento differenziato è un aumento del gradiente idraulico della falda, da valori pari a circa 2,5 ‰ nel 2006 a valori pari a circa 4,5 ‰ rilevato secondo i dati attuali, con conseguente incremento della velocità di deflusso delle acque sotterranee;
  • a nord del SIN, i pozzi A2A San Donino e Nord creano un cono di emungimento che deprime la falda fino a quote intorno a 125/127 m s.l.m. Come conseguenza di tale emungimento si rileva un’inversione dell’andamento della falda a monte dello stabilimento Iveco, in cui la direzione di flusso risulta essere addirittura opposta rispetto al naturale deflusso da nord a sud. In corrispondenza degli stabilimenti Iveco, Insse Berardi e Insse Cilindri si crea un effetto di spartiacque sotterraneo che nelle condizioni idrogeologiche rilevate, funge da barriera alle contaminazioni provenienti da monte e dalla Valle Trompia in generale (quantomeno per l’acquifero più superficiale);
  • nei pressi dello stabilimento Caffaro si osserva la presenza del cono di emungimento derivante dalle attività di messa in sicurezza in corso, che tuttavia non sembra essere in grado di interessare l’intera superficie dello stabilimento. È inoltre visibile l’effetto di emungimento in corso presso lo stabilimento Oto Melara. L’azione combinata delle due barriere idrauliche in atto (stabilimento Caffaro e Oto Melara) produce un’area caratterizzata da gradiente idraulico praticamente nullo fra i piezometri PZ101, PZ102 ed PZ81; tale area potrebbe essere interessata da fuoriuscita di contaminanti dallo stabilimento Caffaro verso la barriera Oto Melara, come parrebbe emergere dai risultati della campagna geochimica di Giugno 2014;
  • nella porzione a sud del SIN si osservano gli effetti dell’emungimento di alcuni pozzi pubblici (Chiesanuova 2 e Pozzo Frao2); in prossimità dei pozzi della centrale Lamarmora si osserva invece una condizione di alto piezometrico. I valori riscontrati in condizioni statiche sono circa 8/10 m più alti rispetto alla quota rilevata della falda superficiale; in condizioni dinamiche invece i pozzi Lamarmora creano una deviazione del flusso di falda verso est.

I rilievi geochimici effettuati hanno consentito di inquadrare il problema della contaminazione in atto come derivante dalla sovrapposizione di numerose sorgenti concorrenti, alcune delle quali risultano individuate, altre da individuare o da accertare.
La rappresentazione proposta, ottenuta a seguito dell’interpolazione spaziale dei dati (per quanto da considerarsi di carattere qualitativo e solo semi-quantitativo), consente una prima individuazione dei pennacchi per diversi parametri analitici.

  • Cromo VI: sono stati individuati 11 plume, di diversa entità. La contaminazione da Cromo VI si conferma essere in parte proveniente dalle attività della Val Trompia o nella porzione a nord dell’area indagata. È stata inoltre condotta una ricostruzione storica delle attività potenzialmente sorgenti di Cromo VI all’interno del perimetro del Comune di Brescia e quindi anche al di fuori del perimetro del SIN. L’analisi e la successiva elaborazione delle concentrazioni rilevate nel Dicembre 1982 ha consentito di individuare l’esistenza di alcune aree caratterizzate da concentrazione di Cromo VI particolarmente elevate.
  • Mercurio: l’unico plume individuato si rileva in uscita dallo Stabilimento Caffaro dal quale tende poi a diffondersi verso il sito Oto-Melara (a causa probabilmente dell’effetto di richiamo generato dai pozzi barriera), fino ad arrivare al piezometro a valle della barriera del sito Oto-Melara.
  • PCB: l’unico plume individuato si rileva in uscita dallo Stabilimento Caffaro, dal quale tende poi a diffondersi verso il sito Oto-Melara come per il parametro Mercurio (anche se in concentrazioni inferiori alle CSC). Si evidenzia, inoltre, la presenza di concentrazioni rilevabili di PCB in ulteriori piezometri posti a valle della sorgente Caffaro.
  • Solventi clorurati: tali parametri sono diffusamente presenti all’interno dell’area in esame e non tutti riconducibili a sorgenti accertate (ad esclusione del tetracloruro di carbonio, proveniente dallo stabilimento Caffaro). Sono da evidenziare valori estremamente alti di solventi clorurati nell’area dell’ex “Comparto Milano”, presso lo stabilimento Caffaro e in un pozzo dell’industria Ori Martin. Per quanto attiene ai risultati relativi ai composti alifatici clorurati, il confronto delle concentrazioni rilevate nelle triplette dei piezometri esterni allo stabilimento Caffaro (terebrati a profondità di 40, 80 e 120 m dal p.c.) mostra che in generale i piezometri a 80 m presentano concentrazioni maggiori di composti alifatici clorurati; tali composti, che formano la DNAPL (dense non-aqueous phase liquid), hanno normalmente densità maggiore dell’acqua e tendono quindi ad accumularsi negli strati fini ed in particolare negli strati che compongono il letto dell’acquifero. Tale comportamento risulta particolarmente evidente nel confronto fra le concentrazioni di composti alifatici clorurati rilevate a monte ed a valle del sito Iveco in pozzi terebrati a profondità comprese fra i 100 ed i 200 m (concentrazioni variabili tra 20 e 150 µg/L), rispetto ai valori riscontrati nei piezometri interni al sito, terebrati a profondità fra 19 e 25 m (concentrazioni variabili tra 10 e 20 µg/L). In base a tale evidenza risulta necessario procedere, per la verifica dei composti alifatici clorurati, alla terebrazione di piezometri che interessino l’intero spessore dell’acquifero secondo lo schema già adottato per lo stabilimento Caffaro.

RISULTATI DELLE INDAGINI GEOCHIMICHE E PIEZOMETRICHE CAMPAGNA DI GENNAIO 2015​​​​

Si riportano di seguito le conclusioni della relazione a cui si rimanda per qualsiasi approfondimento:
Nella campagna di gennaio 2015 è stato effettuato un nuovo monitoraggio geochimico e piezometrico integrando la precedente campagna del giugno 2014. Per quanto attiene all’indagine piezometrica, si evidenzia quanto segue:

  • in prima analisi si conferma una direzione di flusso di falda prevalentemente orientata nord-sud, deformata dai coni di depressione generati dai numerosi pozzi presenti;
  • si conferma un’importante depressione generata dalla presenza dei campi pozzi ad uso potabile “San Donino” e “Nord” di proprietà di A2A spa e utilizzati per il pubblico acquedotto della città;
  • si conferma in corrispondenza dell’area “Iveco” la presenza di uno spartiacque dinamico orientato est-ovest, il cui assetto e posizione sono determinati dall’ equilibrio tra gli emungimenti dei pozzi “San Donino” e “Nord” nel settore settentrionale e dei pozzi del sito industriale Caffaro nel settore meridionale;
  • l’andamento delle isopiezometriche ha evidenziato e confermato la presenza di una vasta depressione nei pressi dell’insediamento Caffaro, dovuta all’emungimento delle acque sotterranee per le operazioni di messa in sicurezza del sito;
  • nel settore sud orientale dell’area in studio si evidenzia e si conferma la presenza di due coni di depressione rappresentati dai campi pozzi A2A denominati “Lamarmora” e “Folzano”;
  • si individua un importante cono di depressione prodotto dall’emungimento del pozzo “Chiesanuova 2”;
  • nel complesso si osservano delle variazioni minime del livello di falda, con degli abbassamenti via via più marcati in corrispondenza dei pozzi A2A San Donino, Nord, Chiesanuova 2, Lamarmora e Folzano; tali anomalie sono pertanto legate alla quantità di emungimenti e non attribuibili a fattori idrogeologici.

Per quanto attiene alle indagini geochimiche, si osserva quanto segue:

  • Cromo VI: sono stati riconfermati gli 11 plumes, di diversa entità riscontrati nella campagna del 2014, viene confermata nelle aree Ideal Standard e Caffaro la presenza di due sorgenti di contaminazione, il cui trasporto è intercettato dai pozzi d’emungimento della Caffaro che contengono la diffusione del plume all’interno dello stabilimento. I valori di concentrazione si mantengono invariati, sotto i 25 μg/l nell’area Ideal Standard e ben più elevati nell’area Caffaro. Il pennacchio proveniente dall’area ex Comparto Milano, trova nuova alimentazione nell’area a monte del sito ex Monte Maniva ove si osserva un notevole decremento della concentrazione di cromo esavalente, abbassatosi a 349 μg/l rispetto a 514 μg/l a giugno 2014. Nell’area dell’Oto Melara si registrano valori di concentrazione sensibilmente inferiori, con direzione di trasporto conforme a quanto osservato nella precedente campagna. Nell’area Pietra Curva e Tagliatella si registrano livelli di contaminazione e direzione di trasporto, conformi con quanto osservato nella prima fase del progetto, con orientamento verso il plume dell’area Baratti. L’area Baratti mostra delle differenze in termini di concentrazioni e di estensione. Una prima differenza rispetto al documento di giugno 2014 è la continuità del trasporto del Plume che da monte Maniva raggiunge Pietra Curva e quindi l’area Baratti. Seppure le concentrazioni di cromo esavalente siano complessivamente diminuite nel focolaio, la contaminazione a valle si mantiene comunque notevole; nella fattispecie si osserva una riduzione della concentrazione su tutto il settore meridionale della sorgente e uno sviluppo di ulteriori 600 m in direzione sud nell’intervallo di 6 mesi, confermata dall’aumento della concentrazione di cromo esavalente in tutti i pozzi più a sud ricadenti in zona “Folzano”. Nelle elaborazioni di gennaio appare ben evidente come il cono di depressione dei pozzi “Folzano” di A2A intercetti e deformi il pennacchio; si osserva infine un generale aumento della concentrazione di cromo esavalente a sud dell’area Forzanini e si conferma sempre a sud;
  • Mercurio: La campagna di gennaio 2015 ha evidenziato un quadro geochimico confrontabile con quanto verificato nel giugno 2014. È da segnalare che l’unica variazione significativa del parametro mercurio è stata riscontrata nel Pz10 CAFFARO, che presenta un incremento di 8,9 μg/l (si è passati da 6,2 μg/l di giugno 2014 a 15,1 μg/l di gennaio 2015);
  • PCB: La contaminazione da PCB proveniente dall’area Caffaro appare in questa sede più estesa di quanto rappresentato lo scorso giugno 2014, raggiungendo la zona dello scalo merci nel piezometro PO017029NRE651 (14,7 μg/l): tale differenza è da attribuire sia ad un generale innalzamento della contaminazione, sia all’aumento dei punti di monitoraggio che hanno determinato una più corretta perimetrazione del plume;
  • Solventi clorurarti: tali parametri sono estesamente presenti all’interno dell’area in esame e non tutti riconducibili a sorgenti accertate (ad esclusione del tetracloruro di carbonio, proveniente dallo stabilimento Caffaro da cui si osserva una diminuzione della concentrazione all’interno dello stabilimento rispetto alla campagna precedente). Per quanto concerne la contaminazione si conferma il quadro già delineato nella campagna di giugno 2014. Si evidenzia una notevole riduzione di concentrazione di tetracloroetilene nel pozzo della Ori Martin, passando da 153 μg/l a 1,7 μg/l. Si conferma una contaminazione da tetracloroetilene nell’area dell’ex Comparto Milano, con concentrazioni comprese tra 40,0 μg/l e 80,0 μg/l. Per quanto concerne il Triclometano si osserva un quadro geochimico in miglioramento all’interno dello stabilimento Caffaro, si confermano gli stessi valori di concentrazione lungo il pennacchio; nell’area Baratti invece non sono state riscontrate non conformità ai limiti tabellari, fatta eccezione per il piezometro esterno di via Fura dove è stata rilevata una concentrazione pari a 0,2 μg/l; nell’area ex Comparto Milano si presenta una situazione coerente e conforme con quanto già documentato anella campagna di giugno 2014;
  • si conferma un superamento delle CSC nella discarica di via Caprera, tuttavia non vi sono dati a monte della discarica tali da accertare l’origine del focolaio di contaminazione; si conferma la presenza di un plume non definito a sud–ovest dell’area dei pozzi Lamarmora. Dai dati disponibili non si ha modo di comprenderne l’origine;
  • la campagna ha permesso inoltre di rimodulare l’origine del plume più a nord della Caffaro, in area Iveco nei pressi del pozzo 6 (31,6 μg/l); tale pozzo intercetta l’orizzonte acquifero più profondo in un tratto compreso tra -47 m e -111 m.

RISULTATI DELLE INDAGINI GEOCHIMICHE E PIEZOMETRICHE - SETTEMBRE - DICEMBRE 2016​​​​

Si riportano di seguito le conclusioni della relazione a cui si rimanda per qualsiasi approfondimento:

​Elementi idrogeologici e piezometria
La elaborazione del modello idrogeologico locale consente di osservare che:

  1. l’acquifero ghiaioso-sabbioso e l’acquifero conglomeratico sono solo localmente separati: nella porzione nord del territorio indagato in particolare gli acquiferi citati formano un unico corpo acquifero indifferenziato; dallo stabilimento Caffaro verso sud si riscontra una locale separazione degli acquiferi, non continua ed assente nella porzione a sud del Villagio Sereno.
  2. lo spessore dei vari acquiferi presenti è variabile, in particolare nella porzione nord del territorio indagato si riscontrano spessori notevoli dell’acquifero conglomeratico, probabilmente comunicanti con il substrato roccioso sottostante (bedrock); procedendo verso sud lo spessore dell’acquifero conglomeratico tende a diminuire e lasciare spazio ai sedimenti villafranchiani argilloso-sabbiosi, caratteristici del sottosuolo nelle aree di pianura.

È possibile effettuare alcune considerazioni inerenti l’andamento generale della falda, sia dall’analisi dei dati relativi alle sonde in continuo installate dall’ARPA, sia mediante la valutazione delle misure provenienti dalla sonda in continuo presente all’interno dello stabilimento Caffaro nel Pz5.
La quota della falda è stata massima nella primavera del 2014, con valori intorno a 123 m s.l.m. (valori simili furono riscontrati anche nel 2011), mentre i valori più bassi sono stati riscontrati nell’agosto 2012 con quota pari a circa 114 m s.l.m., con una variazione di circa 9 metri. Negli anni precedenti la quota della falda era risultata molto inferiore, secondo i dati storici disponibili: negli anni dal 2002 al 2009 la quota della falda era compresa nell’area Caffaro indicativamente fra 109 e 113 m s.l.m., con oscillazioni non regolari di periodo circa biennale. Dal 2009 si è riscontrato un innalzamento della falda fino al febbraio del 2011, da valori minimi intorno a 109 m s.l.m. a valori massimi intorno a 123 m s.l.m. L’oscillazione stagionale con periodo indicativo biennale sembra attualmente attestarsi su valori compresi fra 114 m s.l.m. e 123 m s.l.m. A partire da febbraio 2014 si è osservata una diminuzione della quota della falda da valori intorno a 123 m s.l.m. fino ai valori minimi rilevati nel marzo 2016 (112,97 m s.l.m.) e nel dicembre 2016 (112,66 m s.l.m.).
Sulla base delle elaborazioni piezometriche effettuate per la falda freatica superficiale, in corrispondenza dello stabilimento Caffaro si osserva un cono di emungimento di notevolissime dimensioni, presumibilmente determinato dalle attività di pompaggio in corso, che deprime il livello della falda fino alla quota di circa 116÷115 m s.l.m. (si evidenzia che nel corso della campagna di monitoraggio di giugno 2014 il cono di emungimento deprimeva la falda fino a quota di circa 122 m s.l.m.). L’analisi dell’andamento locale della falda (isopieze 0,1 m), evidenzia che l’attività di pompaggio contemporanea presso i siti Caffaro ed Oto Melara comporti una possibile interferenza dei sistemi di emungimento attivi, come reso evidente dall’analisi dei dati geochimici di ottobre 2016, che indicano la presenza di mercurio, tetracloruro di carbonio e PCB in ingresso al sito Oto Melara (vedi dati Pz3 - PO0170290RE300).
In generale si osserva quindi che la barriera idraulica dello stabilimento Caffaro, per quanto determini un notevole cono di emungimento nell’area, anche in conseguenza dell’azione congiunta dell’emungimento di Oto Melara, non consenta un contenimento efficace della contaminazione da mercurio e tetracloruro di carbonio e molto probabilmente anche del Cromo VI.
Si osserva una deviazione della direzione di flusso dovuto ad un alto piezometrico in corrispondenza del sito Baratti, a valle del quale si osserva una leggera deviazione del deflusso verso est. L’alto piezometrico in corrispondenza del sito Baratti potrebbe essere imputato alla iniezione di reagenti in falda nei piezometri di monte del sito. La barriera idraulica attiva presso i piezometri esterni all’area Baratti non deforma le isopieze in maniera significativa (al momento del rilievo piezometrico di settembre la barriera risultava attiva, mentre ad ottobre risultava non attiva). Anche in corrispondenza dell’area Forzanini non si osservano evidenze di emungimenti in corso.
Non si osservano significativi variazioni di andamento della falda in conseguenza degli emungimenti presso i siti Baratti e Forzanini.

Geochimica
Le concentrazioni rilevate sono generalmente inferiori a quelle misurate nel monitoraggio di gennaio 2015; si ritiene che tale diminuzione sia principalmente da porre in relazione alla quota della falda, molto inferiore a quella rilevata nel corso delle precedenti campagne.
In sintesi, nel corso della presente campagna di monitoraggio è stato possibile evidenziare:

  • elevate concentrazioni di tetracloroetilene (150 µg/L) rilevate in ingresso all’area indagata in prossimità del confine con Bovezzo (vedi piezometri Stefana – SLM e Pz1 alla Stocchetta);
  • incremento notevole della concentrazione di cromo VI nel piezometro Pz7 interno al sito Baratti in sovrapposizione alla contaminazione già nota; concentrazioni elevate di cromo VI permangono all’esterno dei siti Baratti e Forzanini, senza significativi miglioramenti nel corso degli ultimi 2 anni;
  • necessità di inserire fra i punti di monitoraggio sia freatimetrico che geochimico tutti i pozzi presenti all’interno dello stabilimento IVECO, ai fini di una migliore comprensione delle dinamiche idrauliche e geochimiche locali; è inoltre auspicabile che si proceda alla terebrazione di nuovi piezometri localizzati a valle dello stabilimento con profondità tali da interessare l’intero spessore dell’acquifero.

Per quanto attiene ai singoli parametri analitici, si rimanda a quanto riportato nel testo della relazione. I principali plume individuati sono stati confermati dalla campagna di ottobre 2016.

Proposte operative
Nel corso delle successive campagne di monitoraggio effettuate dall’Agenzia si terrà conto dei risultati ottenuti nella presente campagna e, compatibilmente con l’effettiva disponibilità di punti di monitoraggio ubicati in posizioni idonee, si procederà a verificare:

  • l’estensione dei plume accertati;
  • l’eventuale presenza di ulteriori sorgenti per i plume accertati;
  • i plume per i quali non è stata individuata una sorgente;
  • l’eventuale contributo delle fonti di contaminazione individuate a seguito della indagine storica effettuata.

La situazione di contaminazione da tetracloruro di Carbonio, nonché da PCB e mercurio rilevata all’esterno Caffaro nel PZ3 dello stabilimento Oto Melara - PO0170290RE300 indica che la barriera idraulica dello stabilimento Caffaro non è efficace nel contenimento della contaminazione.
L’elaborazione della carta piezometrica a scala di SIN e le ricostruzioni dei plume prodotte hanno evidenziato che per alcuni siti le attività di emungimento in atto (pump & treat) non risultano efficaci nel contenimento della contaminazione; in particolare:

  • Stabilimento Caffaro;
  • Comparto Milano;
  • Baratti di Eredi Inselvini;
  • ex Galvanica Forzanini.

La presenza di plume accertati ma senza individuazione di sorgente, in particolare per la contaminazione da tetracloroetilene proveniente da monte, pone la necessità di proseguire con le attività di monitoraggio a scala di SIN; è inoltre necessario al fine di procedere all’individuazione delle eventuali sorgenti attive avere la possibilità di installare nuovi piezometri in corrispondenza delle aree ove sono probabilmente collocate le sorgenti non ancora individuate.

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