ARPA Lombardia - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente

Bonifiche e siti contaminati

SSIN LAGHI DI MANTOVA E POLO CHIMICO – LA STORIA

Lo stabilimento nasce nel 1956 per iniziativa della società Edison poi divenuta Montedison, quindi Montedipe; nel 1989 è conferito nella joint venture denominata Enimont che nel 1991 viene incorporata da ENI, lo stabilimento diviene parte della società Enichem. Nel 2000 le attività di gestione, produzione e distribuzione di energia elettrica passano alla società Enipower Mantova. Nel 2002 il ramo produttivo del petrolchimico (attività chimiche e strategiche) è acquisito da Polimeri Europa, che nel 2012 diventa Versalis; le aree non produttive, comprese le discariche, sono rimaste di proprietà Enichem (ora Syndial spa).

Attualmente l’assetto produttivo prevede, mediante una serie di impianti che lavorano sia in serie che in successione, la trasformazione delle materie prime (benzene, etilbenzene, etilene, cumene, acrilonitrile e pentano) per la produzione di stirene, polistirolo, fenolo e derivati.

Nel tempo alcuni cicli produttivi particolarmente impattanti hanno cessato la loro attività; tra questi l’impianto craking (1978), l’anidride maleica (1991) e il cloro-soda (1991).

Veduta aerea dell’impianto (Fonte Google Maps)  

Veduta aerea dell’impianto (Fonte Google Maps)

Nell’impianto cloro-soda venivano prodotti soda caustica e cloro a partire dal salgemma, utilizzando celle elettrolitiche al mercurio; sebbene l’impianto sia stato quasi completamente smantellato, è ancora presente il fabbricato dove si svolgevano le attività più critiche, ossia dove erano alloggiate le celle a mercurio ora rimosse. Nel sottosuolo della sala celle è presente mercurio in forma di metallica (palline di mercurio) che è penetrato nel terreno fino a raggiungere la falda.

Sala Celle dell'impianto ex Cloro Soda (Fonte: Versalis)  

Sala Celle dell'impianto ex Cloro Soda (Fonte: Versalis)

L'impianto cloro soda  

L'impianto cloro soda

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Gli scarichi del petrolchimico sono recapitati, fin dai primi anni di attività, nel canale Sisma, un corso d’acqua superficiale di ampie dimensioni, largo oltre 50 metri e lungo 1,5 chilometri; prima della costruzione del depuratore aziendale gli scarichi del petrolchimico contenevano elevate concentrazioni di inquinanti che hanno causato la contaminazione dei sedimenti del canale Sisma e del fiume Mincio.

All’interno del petrolchimico sono presenti delle aree che negli anni ’60, ’70 e ‘80 sono state utilizzate e denunciate come discariche: area collina, area R2, vasche interrate in area L, area W, area S1 e area B+I; queste zone, in cui sono stati interrati residui di lavorazione e materiali di riporto contaminati, rappresentano delle aree particolarmente critiche da un punto di vista ambientale in quanto i rifiuti sono spesso a contatto con la falda.

Figura  

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La discarica in area Collina  

La discarica in area Collina

La storia della raffineria

La raffineria di Mantova nasce nel 1946 con il nome di ICIP e negli anni ’60 conosce un forte sviluppo, con la realizzazione di nuovi impianti tra cui quelli per la produzione delle benzine, portando la capacità di lavorazione a 2 milioni e 600 mila tonnellate/anno. Nel 1990 la proprietà della raffineria viene acquisita dalla società Cameli Petroli e nel 1994 dalla società IES Italiana Energia e Servizi S.p.A.; nel 2007 la multinazionale MOL Group acquista la raffineria, che chiude nel 2013 ed avvia un processo di trasformazione in un polo logistico, operativo da agosto 2015.

L’impianto della raffineria (Fonte Bings.maps)  

L’impianto della raffineria (Fonte Bings.maps)

Particolare della raffineria (Fonte Bings.maps)  

Particolare della raffineria (Fonte Bings.maps)

Particolare dei serbatoi di stoccaggio  

Particolare dei serbatoi di stoccaggio

Il sottosuolo della raffineria risulta contaminato da idrocarburi a causa delle perdite avvenute nel tempo da impianti, linee di processo interrate, serbatoi di stoccaggio, fognature, vasche di raccolta, ecc. Gli idrocarburi percolati nel sottosuolo hanno impregnato il terreno, raggiunto la falda e creato uno strato di fase organica (surnatante), che costituisce una sorgente primaria di contaminazione delle acque sotterranee (falda) a causa del continuo rilascio di sostanze inquinanti.

La rimozione del surnatante rappresenta una fase fondamentale della bonifica sia dei terreni che della falda; è presumibile che le attività di rimozione del surnatante e di successiva bonifica dei terreni e delle acque sotterranee dureranno ancora diversi anni.

La rimozione del surnatante rappresenta una fase fondamentale della bonifica sia dei terreni che della falda; è presumibile che le attività di rimozione del surnatante e di successiva bonifica dei terreni e delle acque sotterranee dureranno ancora diversi anni.

Il prodotto organico in corrispondenza della raffineria si estende su una superficie di circa 150.000 mq; gli spessori variano, a seconda delle zone, da pochi cm fino ad oltre un metro e sono fortemente influenzati dalle escursioni stagionali della falda: quando il livello di falda è alto si verifica un effetto “mascheramento” dovuto al surnatante che rimane intrappolato nella porosità dell’acquifero sabbioso ad opera della fase acquosa.

In ottemperanza alle prescrizioni degli Enti, la Società IES ha intensificato negli ultimi anni l'attività di recupero del prodotto organico attraverso una serie di pozzi attrezzati con dual-pump; da novembre 2008 sono stati recuperati oltre 1150 mc di surnatante.

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