ARPA Lombardia - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente

Radioattività

​IL LATTE VACCINO

Il latte vaccino è l’alimento monitorato con la frequenza più elevata data la sua importanza nella dieta, in particolar modo quella infantile e la sua caratteristica di marcatore ambientale. Il metabolismo dell’animale infatti può concentrare nel latte in modo specifico alcuni radionuclidi. Per questo motivo viene analizzato, in un numero selezionato di campioni, anche lo stronzio 90, chimicamente analogo al calcio.

Contrariamente a quanto avviene per gli alimenti, nel caso del latte fresco, i campionamenti si svolgono alle centrali di produzione e, in alcuni casi, direttamente alle stalle. Il latte fresco infatti tende ad avere una catena di distribuzione prevalentemente locale.

Tra gli alimenti, un’attenzione particolare è da sempre posta nel controllo del latte vaccino fresco perché è un componente importante nell’alimentazione umana (e dei bambini in modo particolare) oltre a risentire immediatamente di eventuali fenomeni di radiocontaminazione ambientale.

I campionamenti di latte sono pertanto effettuati nelle principali centrali di produzione che si trovano nel territorio lombardo (figura 1). In questo caso sono sottoposte a controllo le concentrazioni di cesio 137 e di stronzio 90, entrambi radionuclidi artificiali immessi in ambiente sia dall’incidente di Chernobyl che a seguito dei test nucleari in atmosfera degli anni sessanta.

 

Figura 1 - Punti di prelievo del latte vaccino di centrale in Lombardia  

Figura 1 - Punti di prelievo del latte vaccino di centrale in Lombardia

Il latte vaccino fresco è una delle poche matrici alimentari (insieme ai pesci di lago ed ai funghi spontanei – vedi schede specifiche) legate al luogo di produzione, in quanto il latte fresco commercializzato in Lombardia è per lo più prodotto nelle immediate vicinanze della centrale di produzione. Per tale motivo sono ancora visibili, ad esempio, differenze tra il latte prodotto nel nord della Lombardia (figura 2), che è stato interessato in modo più pesante dalle ricadute di Chernobyl, e quello prodotto nella zona centro-meridionale.

Figura 2 - Concentrazione di cesio 137 nel latte delle Centrali di Milano e Varese tra gli anni 1986 e 1999.I valori di concentrazione di cesio sono riportati in scala logaritmica per permettere di apprezzare la differenza nei latti di provenienza diversa. Questo scarto è imputabile a differenze nell’alimentazione dei bovini, in particolare rispetto all’uso di foraggio fresco: quello prodotto nella zona delle Prealpi lombarde ha risentito in modo particolare della contaminazione prodotta dall’incidente di Chernobyl del 1986.  

Figura 2 - Concentrazione di cesio 137 nel latte delle Centrali di Milano e Varese tra gli anni 1986 e 1999.
I valori di concentrazione di cesio sono riportati in scala logaritmica per permettere di apprezzare la differenza nei latti di provenienza diversa. Questo scarto è imputabile a differenze nell’alimentazione dei bovini, in particolare rispetto all’uso di foraggio fresco: quello prodotto nella zona delle Prealpi lombarde ha risentito in modo particolare della contaminazione prodotta dall’incidente di Chernobyl del 1986.

Figura 3 - Concentrazione di cesio 137 nel latte della Centrale di Milano  Il valore di riferimento indicato nel Regolamento Europeo 733/2008, modificato dal Regolamento 1409/2009, è pari a 370 Bq/kg per la somma di cesio 137 e cesio 134. Dal 1992 la maggior parte delle misure hanno fornito risultati inferiori alla minima attività rivelabile.  

Figura 3 - Concentrazione di cesio 137 nel latte della Centrale di Milano
Il valore di riferimento indicato nel Regolamento Europeo 733/2008, modificato dal Regolamento 1409/2009, è pari a 370 Bq/kg per la somma di cesio 137 e cesio 134. Dal 1992 la maggior parte delle misure hanno fornito risultati inferiori alla minima attività rivelabile.

Le conclusioni

Il monitoraggio del latte vaccino fresco ha fornisce risultati coerenti con l’andamento storico della radiocontaminazione. La maggior parte delle analisi di cesio 137 danno attualmente esiti inferiori alla soglia di rilevazione, specialmente per i campioni di latte della zona meridionale pianeggiante della regione.

I valori di stronzio 90 misurati sono ormai costanti e leggermente più alti per i campioni provenienti dalla fascia prealpina e alpina rispetto ai latti di pianura. Queste tracce di radiocontaminazione sono ascrivibili alle ricadute del passato e inferiori per diversi ordini di grandezza ai valori fissati dalla Comunità Europea. Nessun danno alla salute è pertanto ipotizzabile.

GLOSSARIO RADIOATTIVITÁ

  • Decadimento radioattivo: trasformazione di una particella elementare o di un nucleo atomico in uno o più oggetti differenti.
  • Dose: quantità di energia dissipata dalla radiazione per unità di peso della materia da essa investita. Si misura in Gray (Gy) 1 Gy= 1 J/kg.
  • Radioattività: emissione dall’interno del nucleo di particelle o gruppi di particelle nucleari, cioè protoni e neutroni, oppure di elettroni prodotti da una reazione nucleare avvenuta nel nucleo. In molti casi, inoltre, il verificarsi di reazioni nucleari libera energia e pertanto la radiazione che esce dal nucleo non è fatta di particelle, ma costituita da onde elettromagnetiche come quelle della luce.
  • Radionuclide o isotopo: specie nucleare, instabile che decade emettendo energia sottoforma di particelle e/o radiazioni.
  • Tempo di dimezzamento di un nucleo radioattivo: è il tempo che deve trascorrere prima che la quantità di radioattività presente in un certo istante si riduca alla metà del valore iniziale.
  • Becquerel [Bq]: unità di misura del Sistema Internazionale per misurare l’attività di un radionuclide ovvero il numero di decadimenti che avvengono in 1 secondo in un materiale.
  • Sievert [Sv]: unità di misura del Sistema Internazionale per quantificare gli effetti biologici derivanti dalle radiazioni; in particolare 1 Sv è pari ad 1 joule di energia assorbita da 1 kg di massa. Si ottiene moltiplicando l’unità di misura fisica della radioattività per coefficienti che tengono conto della radiotossicità del singolo radionuclide.
  • MAR – Minima attività rivelabile: rappresenta il limite strumentale di rivelazione ovvero la minima quantità di radioattività che la catena di misura è in grado di misurare. Il valore della MAR è legata a diversi fattori tra cui la quantità di eventi radioattivi che si verificano, l’energia di emissione dei vari radionuclidi, l’efficienza dello strumento alle diverse energie, il fondo ambientale, il rumore strumentale ed il tempo utilizzato per effettuare la misura. La MAR è dunque un valore variabile per ogni misura effettuata e per ciascun radionuclide misurato.

PROGETTI

 

Il Centro Regionale di Radioprotezione (CRR) di ARPA Lombardia ha partecipato negli anni a numerose attività di cooperazione stabile e di progetti sia a livello nazionale che internazionale

Progetto di cooperazione europeo (EC twinning project) con la Polonia (2007)
Il CRR ha partecipato ad un progetto europeo in Polonia volto ad implementare le tecniche di controllo radiometrico sulle acque potabili, ai sensi della vigente regolamentazione europea. Il progetto si è articolato su più missioni in cui sono stati organizzati seminari tecnici per trasferire le conoscenze maturate e le procedure analitiche utilizzate presso ARPA Lombardia.

Progetto di cooperazione europeo (EC twinning project) con l’Estonia (2009)
Il CRR ha coordinato ad un progetto europeo nella Repubblica Estone per migliorare il sistema dei controlli sulle reti idriche e per individuare opportuni metodi per la riduzione della radioattività nelle acque potabili, particolarmente elevata in quella regione. I risultati della cooperazione sono stati riassunti in un report finale e descritti in alcuni articoli pubblicati da riviste internazionali specializzate.

Task nazionale - manuale “Trattamento campioni e metodi di analisi” (20013-2014)
Un gruppo di lavoro promosso dall’ISPRA e dal Ministero dell’Ambiente, coordinato dal CRR di ARPA Lombardia e con la partecipazione di altre ARPA, ha prodotto un manuale per le misure radiometriche completo e aggiornato ad uso dei laboratori impegnati nelle misure radiometriche ambientali.

Task nazionale – “Linee guida per la pianificazione delle campagne di misura della radioattività nelle acque potabili” (2013-2014)
Un gruppo di lavoro promosso dall’ISPRA e dal Ministero dell’Ambiente, coordinato dal CRR di ARPA Lombardia e con la partecipazione di altre ARPA, dl Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità , ha prodotto le linee guida di cui sopra, intese come strumento operativo per l’organizzazione dei controlli.

Task nazionale “Livelli di riferimento, esenzione e allontanamento” (2013-2014)
Il CRR di ARPA Lombardia ha partecipato a un gruppo di lavoro promosso dall’ISPRA e dal Ministero dell’Ambiente, con la partecipazione di altre ARPA e dello stesso ISPRA che ha prodotto un documento tecnico utile ad affrontare il problema della gestione di sottoprodotti e rifiuti contaminati.

Task nazionale “Valutazione di impatti radiologici da NORM” (2013-2014)
Il CRR di ARPA Lombardia ha partecipato a un gruppo di lavoro promosso dall’ISPRA e dal Ministero dell’Ambiente, con la partecipazione di altre ARPA e di ISPRA, dell’ Istituto Superiore di Sanità ed ENI che ha prodotto un documento tecnico utile alla valutazione dell’impatto radioprotezionistico e sanitario dei materiali contenenti sostanze radioattive naturali, eventualmente concentrate dai processi produttivi.

Attività di normazione: UNI
Tecnici del CRR di ARPA Lombardia da anni partecipano alle attività dell’Ente di normazione nazionale coordinando o partecipando gruppi di lavoro che hanno prodotto standard su misure radiometriche di laboratorio (spettrometria gamma, attività alfa e beta totale, radon nelle acque) o in campo (controllo dei carichi di rottami metallici.

Attività di normazione: ISO
Il CRR di ARPA Lombardia collabora attivamente con l’ente internazionale di normazione (ISO) in particolare per quanto riguarda le misure radiometriche sulle acque. Diversi metodi (attività alfa/beta totale, concentrazione radon 222 e radio 226 in acqua) elaborati e proposti dal CRR sono stati accettati ed emanati come standard internazionali ed altri sono attualmente in esame.

Attività di cooperazione internazionale: IAEA
ARPA Lombardia fa parte della rete mondiale di allarme ALMERA coordinata dall’ Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA) partecipando regolarmente alle sue attività ed esercitazioni. Inoltre collabora ai gruppi di lavoro dedicati alla elaborazione dei documenti tecnici relativi ai metodi rapidi di analisi.

Attività di cooperazione internazionale: Ring of Five
ARPA Lombardia partecipa alle iniziative del Ring of Five, una rete di laboratori europei che esegue misure di radioattività in aria ad altissima sensibilità. All’interno di questa rete sono diffuse le informazioni sull’avvistamento di tracce di radioattività in aria così piccole da essere irrilevanti dal punto di vista della radioprotezione, ma che è necessario valutare in modo coordinato in quanto sono possibili segnali di immissioni anomale di radioattività in ambiente.

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