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 PRESENTATO OGGI A LECCO IL PROGETTO ARMOGEO

Lecco, 5 dicembre 2016 - È stato presentato oggi nella sede regionale di Lecco, il progetto ARMOGEO attraverso il quale, entro il 2018, ARPA Lombardia includerà nella rete gestita dal proprio Centro di Monitoraggio Geologico 15 ulteriori strumentazioni di controllo delle frane dislocate nel territorio lombardo.

ARMOGEO è il più importante progetto di questo tipo mai avviato finora a livello nazionale e coinvolge 15 Comuni e 8 Comunità montane nelle 6 province di Sondrio, Como, Lecco, Bergamo, Brescia e Pavia, portando entro il 2018 a 42 il numero totale di reti gestite dal Centro di Monitoraggio Geologico regionale dell’Agenzia.

Il progetto ha previsto una prima fase di ricognizione di tutta la strumentazione che, dal 2000 al 2013, era stata gestita direttamente dai Comuni in maniera disomogenea. La ricognizione ha comportato un impegnativo lavoro di ricostruzione dei dati pregressi, non sempre disponibili, e l’individuazione di una trentina di reti su cui effettuare approfondimenti. Rispetto a questo elenco di oltre 30 reti, in base a precisi criteri tecnici, Regione ha selezionato 15 siti su cui intervenire in via prioritaria. Dal 2014, queste reti sono state inserite nel progetto ARMOGEO e acquisite attraverso apposite convenzioni con i Comuni e/o i proprietari privati dei terreni in cui si trovano. Da dicembre 2015 è iniziata la fase di adeguamento e potenziamento tecnologico delle strumentazioni che entreranno via via a far parte a pieno titolo della rete di monitoraggio regionale. Da giugno 2016, sono già attive le reti di Catasco (CO) e Paisco (BS).

Al fine di sviluppare un’unica rete regionale integrata, Regione Lombardia ha stanziato 4.500.000 euro, introducendo - con l’art. 6 comma 9 e 10 della LR5/2013 di modifica alla legge istitutiva della Agenzia - la possibilità per ARPA di acquisire sistemi di monitoraggio geologico già esistenti sul territorio lombardo e gestiti da altri enti.

Il fitto cronoprogramma di ARMOGEO impegnerà i tecnici del CMG, in affiancamento al RTI (raggruppamento temporaneo di imprese) al quale sono stati affidati con i lavori, fino alla fine del 2018.

Tutte le reti di monitoraggio nelle varie aree di dissesto saranno messe in grado di inviare il dato alla sala operativa del CMG tramite almeno due differenti mezzi trasmissivi (GPRS, Satellite, Radio) per garantire la ricezione costante del dato e, grazie ad apposite modellazioni, verranno individuate soglie di pericolosità finalizzate all’allarmistica in un totale di 22 aree su 42.

L’adeguamento tecnologico, inoltre, prevede l’utilizzo strumentazione di alto livello, quali il DMS (già attivo in Val Genasca), ossia una colonna inclinometrica che misura in continuo gli spostamenti e la presenza di acqua nel versante di frana, l’interferometria satellitare, il controllo continuo dei movimenti con l’acquisizione dei dati in near real time e, infine, l’ulteriore efficientamento del sistema informatico dedicato per garantire il processamento h24 e l’archiviazione dei dati in totale sicurezza.

All’incontro di oggi, a cui hanno partecipato fra gli altri rappresentanti delle province di Como, Lecco e Sondrio, delle Comunità montane e dei Comuni interessati, è stata illustrata in particolare la situazione relativa a 9 dissesti, 4 dei quali in territorio Lecchese (Bedolesso e Monte Piazzo - Dorio, Bindo Rossiga - Cortenova, Noceno - Vendrogno, Rialba - Abbadia Lariana), 3 nel Comasco (Catasco – Garzeno, San Nazzaro in Valcavargna) e 2 in provincia di Sondrio (Monte Mater, Val Dagua - Torre Santa Maria).

Categoria: Aggiornamenti Tema ambientale: Nessuno


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