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VERTICE DI COPENHAGEN: UN ALTRO PICCOLO PASSO  PER AFFRONTARE IL PROBLEMA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

C’era anche ARPA Lombardia dal 7 al 18 dicembre scorso a Copenhagen alla UN Climate Change Conference 2009, un evento di portata mondiale che ha radunato migliaia di persone, tra coloro che erano presenti in Danimarca e quanti hanno seguito i lavori grazie ai servizi offerti dal web (www.denmark.dk).

Come descritto da Stefano Caserini, presente per ARPA Lombardia, la conferenza ha messo in evidenza alcuni importanti risultati raggiunti fino ad oggi, ma allo stesso tempo diversi nodi irrisolti.

Tra i principali motivi di soddisfazione emersi vi è senza dubbio il riconoscimento della rilevanza del problema climatico , ormai data per acquisita. Il testo dell’accordo, raggiunto non senza difficoltà a conclusione della conferenza, sottolinea che i cambiamenti climatici sono una delle più grandi sfide del nostro tempo; altri passaggi esprimono chiaramente un senso di urgenza, che a Copenhagen era diffuso ed è stato chiaramente espresso da tutti gli intervenuti.

L’accordo introduce inoltre, per la prima volta formalmente, fra gli obiettivi delle politiche climatiche internazionali, la necessità di evitare un aumento superiore ai 2 gradi delle temperature del pianeta. Inoltre, alla fine del documento si cita, pur se in modo poco organico, la necessità di valutare se non sia più conveniente un limite ancora inferiore (1,5°C).

Come ha sottolineato anche il segretario UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), Ivo de Boer, pur essendo nato l’accordo al di fuori delle negoziazioni UNFCCC, non è poco rilevante che i capi dei più grandi Paesi del mondo si siano incontrati per decidere le politiche climatiche assieme ai cosiddetti Paesi in via di sviluppo (anche a quelli piccoli).

E’ importante inoltre far notare come l’accordo richiami esplicitamente l’articolo 2 della convenzione UNFCCC (evitare l’interferenza antropogenica pericolosa per il clima), nonché i criteri delle responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità. Viene riconosciuta la necessità di aiuto ai Paesi più poveri e in particolare ai Paesi africani, sia per far fronte agli impatti attesi per il futuro, sia per implementare le prime azioni di mitigazione. Le risorse già previste sono la metà di quanto richiesto, ma sono molto più di quanto fino ad ora era stato deciso.

L’accordo di Copenhagen è stato sottoscritto da 55 Paesi, che sono responsabili del 78 % delle emissioni globali. Come previsto dall’accordo, a fine gennaio 2010 questi Paesi hanno comunicato i loro impegni, che sono disponibili sul sito dedicato alla Convenzione (www.unfcc.int). Per i Paesi industrializzati si tratta di impegni di riduzione delle emissioni, ma è da notare che anche 20 Paesi in via di sviluppo, fra cui ad esempio Eritrea ed Indonesia, hanno definito le loro prime azioni per evitare una crescita eccessiva delle emissioni.

Fra i motivi di non completa soddisfazione va evidenziato che gli impegni dell’accordo raggiunto a Copenhagen non sono legalmente vincolanti, non si è quindi riusciti a raggiungere l’obiettivo definito nella “road map” di Bali del 2007, ossia un nuovo accordo vincolante successivo al Protocollo di Kyoto.

Ancora molto resta da fare sul fronte dei controlli, della verifica delle emissioni da attività forestali o per decidere quanto gli obiettivi possano essere raggiunti tramite meccanismi flessibili. Si tratta comunque di un ulteriore passo in avanti nel confronto negoziale sui cambiamenti climatici, al quale è auspicabile seguano impegni ed azioni sempre più efficaci nel prossimo futuro.

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