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Caffaro: i nuovi risultati

Pubblicato il piano integrativo del monitoraggio straordinario eseguito nei dintorni dello stabilimento della Caffaro, ed esteso ad una porzione significativa del territorio comunale, nuove indagini dell’Arpa hanno confermato quanto già indicato in precedenza: il trasporto di sedimenti e dei corsi d’acqua superficiali e la movimentazione dei materiali di risulta (terreni di riporto) rappresentano le vie preferenziali di inquinamento. Su sollecitazione anche del Comitato tecnico scientifico dell’Asl, il dipartimento di Brescia dell’Agenzia ha condotto una campagna di rilevamento presso la porzione di territorio cittadino sottoposta a vincolo dall’ordinanza del sindaco, tripartita in zona agricola, mista e urbanizzata. È stata esclusa dal monitoraggio l’area industriale. L’indagine ha comportato complessivamente il prelevamento di 219 campioni di terreno (164 nelle maglie quadrate e 55 negli “isolati”), 19 di sedimenti di rogge e corsi d’acqua superficiali, 39 di acque superficiali e 6 di acque di scarico dello stabilimento Caffaro. Tutti i punti di campionamento sono stati georeferenziati a cura del Comune che ha partecipato all’intera fase della campagna. In contemporanea l’Arpa, attraverso la conferenza di servizio istituita dall’amministrazione di Brescia, ha seguito sul piano tecnico i primi interventi adottati dalla ditta Caffaro per la bonifica del pozzo “numero 7”, utilizzato a fini di raffreddamento e di fatto primo responsabile della contaminazione con policlorobifenili delle acque di scarico. L’attivazione dell’impianto di trattamento ha consentito di raggiungere l’obbiettivo di ridurre la presenza del Pcb nel refluo a valori inferiori ai limiti di rivelabilita’ analitica (0,01 ug/l ).

Categoria: Aggiornamenti Tema ambientale: Nessuno


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