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Caffaro, bonifica

L’inquinamento da pcb nella zona a sud di via Milano, i risultati delle indagini ambientali, l’inserimento della Caffaro di Brescia fra i siti contaminati di interesse nazionale. Ne hanno parlato sabato 19 ottobre scorso il presidente dell’Arpa della Lombardia, professor Carlo Maria Marino, e il direttore del Dipartimento di Brescia, Luigi Filini, durante un incontro pubblico promosso dal Comune di Brescia per fare il punto su due anni di indagini e presentare il piano di perimetrazione concordato da ministero dell’Ambiente, assessorati alle Risorse Idriche e alla Qualità dell’Ambiente della Regione, Arpa e Asl, che permetterà di finanziare il programma di bonifica e attivare le risorse per la riqualificazione dell’area. Tecnici del Comune di Brescia, dell’Asl e dell’Arpa hanno ricostruito la storia recente del “caso Caffaro” che prende idealmente il via con la pubblicazione del DM 471/99 che stabilisce criteri e procedure per la messa in sicurezza e la bonifica dei siti inquinati. Nel giugno del 2000 la direzione dello stabilimento comunica di voler procedere alla caratterizzazione dell’area, a cui fanno seguito i primi carotaggi effettuati dall’Agenzia su richiesta dell’amministrazione di Brescia. Ma è fra l’agosto e il settembre del 2001, dopo che la Regione ha inserito la zona nell’anagrafe dei siti da riqualificare, che prende il via un piano straordinario di monitoraggio per definire la qualità ambientale dei dintorni della Caffaro in relazione alla possibile contaminazione di suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee. La presenza di Pcb, mercurio e solventi clorurati negli strati superficiali di suolo e sottosuolo chiede ulteriori approfondimenti nel febbraio 2002, che confermano di fatto quanto precedentemente emerso: si tratta di un inquinamento superficiale che non tocca la falda acquifera.

Categoria: Aggiornamenti Tema ambientale: Nessuno


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