ARPA Lombardia

Home  /  Notizie  / Acque radioattive

Acque radioattive

La Commissione europea, con la direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano, inserisce fra le sostanze nocive da sottoporre al controllo, quelle radioattive. Un problema che è stato recepito dalla legislazione nazionale (Dlgs 31/2001) con il controllo di alcuni parametri radiometrici e affrontato dalle Agenzie per l’Ambiente sotto il profilo metodologico- analitico. Fortemente impegnata su questo fronte è l’Arpa della Lombardia che ha promosso la razionalizzazione dei laboratori pubblici del comparto della prevenzione, garantendo un supporto tecnico alle strutture del servizio sanitario regionale per quanto riguarda le acque destinate al consumo umano. Ogni anno in Lombardia si effettuano circa 100.000 analisi, cui vanno aggiunte le indagini sugli approvvigionamenti idrici privati. Il 40 per cento sono di tipo chimico e sono garantite dai dipartimenti dell’Agenzia. «Con il Dlgs 31/2001 - spiega il direttore del settore Agenti Fisici dell’Arpa, Giuseppe Sgorbati - nel controllo analitico dei corpi idrici superficiali, per lo meno per la parte radiometrica, viene meno il concetto di "limite di concentrazione", ossia la quantità massima ammissibile di una sostanza ritenuta nociva all'interno della matrice, e si definisce il valore limite come “valore di parametro”, che, in pratica, pesa il rischio radiologico per le persone derivante dalla presenza di un complesso di sostanze. Solo per il Trizio rimane valido il concetto di concentrazione massima ammissibile (100 Bq/l), mentre per le altre sostanze deve essere valutato il rispetto del valore di dose annuale per le persone del pubblico di 0,10 mSv/anno, che deve essere stimato attraverso dati di consumo e di concentrazione pesata di singoli inquinanti, a causa del diverso comportamento radiobiliogico dei vari ioni radioattivi disciolti. Ciò richiede competenze analitiche molto sofisticate e l'uso esperto di livelli di screenig, così come raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità». Il D.Lgs. 31/01, dal punto di vista più generale, modifica sostanzialmente la disciplina dei controlli in relazione a tipologie e frequenze, ma sopratutto anche rispetto alle responsabilità, che vengono ampliate, ad esempio, al soggetto che gestisce, in un immobile, la distribuzione dal punto di recapito del pubblico acquedotto sino al rubinetto dell'utente finale. Si riduce inoltre il numero dei parametri per le componenti chimiche e microbiologiche, mentre si aggiungono nuovi composti con un limite obbligatorio predeterminato, in relazione alle più recenti esperienze e all'accertamento della presenza di contaminanti di più recente generazione. «Su questi argomenti – conclude Sgorbati - per i quali l’Arpa supporta con le proprie strutture il sistema sanitario regionale (titolare delle competenze nel campo della vigilanza), occorreranno approfondimenti organizzativi e tecnici che verranno affrontati in seno alla struttura tematica sulle acque che l’Agenzia si è data e ai laboratori che svolgono compiti "in service" per referenti esterni».

Categoria: Aggiornamenti Tema ambientale: Nessuno


Notizie consigliate


Notizie piu lette

twitter youtube