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Comunicare il rischio

Che cosa abbiamo imparato a 27 anni dal caso Seveso? Come si comportano i media durante gli incidenti a forte impatto ambientale? Come le istituzioni pubbliche, gli esperti dell’ambiente, la protezione civile gestiscono la comunicazione del rischio tecnologico? Se ne è parlato oggi a Como nel corso di una giornata di studio organizzata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) della Lombardia, aprendo un confronto su una questione di grande attualità in una regione, come la Lombardia, fra le più industrializzate d’Italia. Ne è emerso che «la vera difficoltà sta nella trasmissione di un messaggio capace di creare una relazione interattiva fra chi comunica e chi ascolta, incisivo a tal punto da influire sui comportamenti, le abitudini, le conoscenze». Solo la corretta informazione, depurata dalla sensazionalità e dall’allarmismo, permette di controllare le reazioni a catena che si innescano nel momento in cui un pericolo viene percepito come imminente e ingestibile. L’evoluzione normativa cui gli addetti ai lavori hanno assistito negli ultimi anni con il recepimento della direttiva comunitaria Seveso bis, se da un lato ha regolamentato in modo sempre più capillare le dinamiche legate ai controlli sulle aziende, alla richiesta di autorizzazione, ai processi di messa in sicurezza e ai livelli di rischio cui la popolazione è sottoposta, dall’altro ha espresso l’esigenza di informare con la massima trasparenza, a garanzia che le decisioni prese siano basate sull’applicazione delle migliori tecniche di controllo disponibili.

Categoria: Aggiornamenti Tema ambientale: Nessuno


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