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RISCHIO DI GENERE E SALUTE DI GENERE

Milano, 29 maggio 2014 – Lo scorso martedì a Milano, presso la sede di Eupolis Lombardia, si è svolto il corso di formazione “Rischio di genere e salute di genere”, organizzato dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) di ARPA Lombardia, su indicazione della Direzione generale dell’Agenzia, che considera la cura della salute e l’attenzione alla sicurezza importanti indicatori di benessere organizzativo e lavorativo.

Numerosi studi clinici hanno dimostrato che la differenza di genere, cioè l’appartenenza al sesso femminile o maschile, influisce profondamente sulle modalità con cui una patologia si sviluppa, viene diagnosticata ed è affrontata dal paziente, e che tale diversità condiziona fortemente anche l'efficacia della terapia.

Partendo da questo presupposto, la Presidente della rete CUG Ambiente e CUG ARPA Lombardia, Maria Rosa Caporali, ha voluto proporre una riflessione su due argomenti – il rischio di genere e la salute di genere - che per molti aspetti sono strettamente correlati e intercettano modalità di cura, prevenzione e sicurezza sinergici.

”La salute e la sicurezza non sono cose che si raggiungono come se accadessero per caso, ma sono il risultato di un consenso collettivo e di un pubblico investimento”. Con questa citazione di Nelson Mandela, Maria Antonietta Banchero, dirigente regionale DG Salute, ha sintetizzato il significato del suo intervento in questa giornata di formazione.

La relatrice ha, fra l’altro, affrontato nello specifico le finalità della “medicina di genere”, che studia le differenze e le somiglianze biologiche, psicologiche e sociali tra i sessi e la loro influenza sullo stato di salute e di malattia, ed è stata inserita da Regione Lombardia fra gli obiettivi strategici per la sanità pubblica (D.G.R. X/1185 del 20/12/2013, 3.2.8), al fine di realizzare una medicina fortemente personalizzata, che garantisca una maggiore adeguatezza e appropriatezza di cura ed una maggiore tutela della salute dei cittadini.<

Il rischio di genere è stato, invece, l’argomento trattato da Danila Scala, ARPA Toscana, vicepresidente Rete CUG Ambiente, che ha offerto una panoramica sulla normativa europea e internazionale sul Gender Bias - uno studio sulle differenze di sesso nei problemi di salute principali e specialmente in quelle specifiche di problemi delle donne – con un focus sulla sicurezza e il benessere nei luoghi di lavoro. Ha, inoltre, citato i contenuti principali delle Linee guida sul rischio di genere nel Sistema delle Agenzie Ambientali, pubblicate da ISPRA, di cui è stata co-autrice.

Fra i relatori, è intervenuta anche Teresa Mazza -ARPA Lombardia, esperta di formazione sulla sicurezza - che ha esposto i risultati di una ricerca effettuata sui dispositivi di prevenzione individuale (DPI) “pensati” per il genere femminile. Maggiore ergonomicità, praticità e confort agevolano, infatti, lo svolgimento delle attività e garantiscono un livello più elevato di sicurezza. Lo studio ha permesso di inserire DPI adeguati nelle procedure di acquisto dedicate agli operatori tecnici dell’Agenzia.

L’incontro, che ha visto la partecipazione un numeroso pubblico, è stato seguito in videoconferenza anche da addetti ai lavori, esperti di sicurezza e componenti del CUG di altre dieci Agenzie ambientali nazionali della Rete CUG Ambiente – sistema interagenziale.

Categoria: Aggiornamenti Tema ambientale: Nessuno


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