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UN LABORATORIO A BERGAMO SPECIALIZZATO IN OLFATTOMETRIA

Bergamo, 30 settembre 2009 - Il problema delle emissioni in atmosfera di sostanze odorigene provenienti da attività produttive, che spesso causano malcontento e lamentale da parte della comunità, non può essere trascurato da chi opera a protezione dell’ambiente, se per ambiente si intende l’insieme di beni materiali e immateriali sui quali l’attività dell’uomo va ad incidere, anche semplicemente dal punto di vista della fruibilità, pur non essendoci “presenza di sostanze inquinanti o tossiche” (cfr. Cass. Pen. Sez. III, 3/3/1992 – Forte).

Per la legislazione italiana tuttavia, in assenza di un valore numerico di riferimento, le emissioni odorigene, intese come miscela atta a provocare molestia olfattiva, non sono sottoposte ad alcun valore limite, né sono previsti metodi o parametri idonei a misurarne il disagio.

Attualmente gli odori possono essere quantificati con una metodica di tipo sensoriale, che valuta l’efficacia e la forza della miscela odorosa con l’ausilio del naso umano come sensore.

La determinazione della concentrazione di odore è espressa in Unità Odorimetriche per m3 e ha valore probabilistico, così come tutte le valutazioni in ambito fisiologico e biochimico. Il valore probabilistico è connesso alla risposta di un gruppo di valutazione (panel di rinoanalsti) alla soglia di percezione.

Questa tecnica di misura è espressa nella norma UNI-EN 13725 “Air quality – determination of odour concentration by dynamic olfactometry”. Questa norma individua i criteri e i valori per la misurazione delle emissioni odorigene e le modalità di selezione del panel di rinoanalisti.

L’identificazione e la caratterizzazione delle sostanze responsabili del disagio olfattivo, invece, richiedono l’analisi chimica dei campioni d’aria prelevati e, in particolare, la determinazione qualitativa dei composti organici volatili (COV) presenti, mediante intrappolamento e preconcentrazione dell’aria e analisi per Gas Cromatografia e Spettrometria di massa. Queste analisi, tuttavia, non sempre risultano efficaci, soprattutto in presenza di composti a bassa o bassissima soglia olfattiva, di cui si ha percezione anche in presenza di quantità molto contenute della sostanza, come nel caso di molecole quali i mercaptani, i solfuri, i composti eterociclici, amminici e fenolici.

Dal 2005 in ARPA Lombardia è attivo, presso il Dipartimento Provinciale di Bergamo, un laboratorio di olfattometria che risponde ai requisiti della sopraccitata norma tecnica UNI EN 13725. Il Laboratorio di Bergamo partecipa, a cadenza biennale, al test internazionale di comparazione tra laboratori (“Test in olfattometria per la determinazione delle concentrazioni di odori”) al quale partecipano quarantasette laboratori di tutto il mondo: Australia, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, Norvegia, Svizzera, Singapore, Spagna, Stati Uniti e l’Italia con nove suoi rappresentanti. Tutti i test finora effettuati hanno avuto riscontri molto positivi, compreso l’ultimo, risalente al giugno scorso, in base al quale il laboratorio di Bergamo risulta pienamente allineato con gli altri omologhi europei.

Al fine di poter offrire risposte più articolate e complete, la struttura dell’ARPA dedicata all’olfattometria sta al momento implementando il ricorso a tecniche di indagine alternative e complementari, che prevedono l’utilizzo di sensori olfattivi artificiali (SOA) o naso elettronico e, parallelamente, si sta adoperando per affinare le proprie capacità d’indagine chimico analitica, soprattutto con riferimento a quelle sostanze a bassissima soglia olfattiva.

ARPA Lombardia partecipa ai Gruppi di Lavoro della Regione Lombardia, impegnati nella definizione di Linee Guida di prossima emanazione, su emissioni odorigene provenienti da impianti industriali ad alto impatto odorigeno, come le emissioni provenienti da attività di rendering , trattamento di rifiuti e depurazione delle acque reflue sia civili che industriali.

Categoria: Aggiornamenti Tema ambientale: Nessuno


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