Data pubblicazione: 5 NOVEMBRE 2014

Introduzione

La necessità di proteggere l’ambiente dall’inquinamento è da sempre una questione di grande rilevanza. Per la Lombardia il tema dei controlli ambientali relativi al tessuto produttivo è al centro delle politiche regionali di prevenzione ambientale a causa della rilevanza degli impatti sul territorio e sull’ecosistema, in relazione alla diffusa presenza degli insediamenti produttivi. Le attività di controllo comprendono:

 Controllo tecnico e amministrativo: con promozione della conformità degli impianti alle prescrizioni ambientali pertinenti stabilite dalla normativa e dagli atti autorizzativi in essere;

 Monitoraggio sulla conformità dei processi e delle emissioni derivanti dall’esercizio degli impianti rispetto a limiti numerici specificati in leggi e regolamenti, autorizzazioni, ordini o ingiunzioni o alle MTD (migliori tecniche disponibili);

 Valutazione dell’attività di monitoraggio dell’impatto degli impianti controllati sull’ambiente al fine di valutare la necessità di effettuare un controllo complementare o specifico;

L’attività ispettiva di ARPA si pone come obiettivo la verifica degli standard stabiliti dalla normativa e dagli atti autorizzativi rilasciati alle diverse attività produttive e la promozione della protezione dell’ambiente mediante l’autocontrollo effettuato dalle stesse; tale attività di ARPA viene svolta mediante il monitoraggio delle varie matrici ambientali verificando i dati aziendali ed effettuando campionamenti e/o misure presso gli impianti e mediante verifiche in loco.

Le ispezioni ambientali possono essere suddivise in :

 Attività ordinarie ovvero effettuate come parte di un programma di ispezioni.

 Attività straordinarie ovvero effettuate a seguito di reclami, in occasione di rilascio, rinnovo, modifica di un’autorizzazione o nell’ambito di indagini relativi ad incidenti gravi, inconvenienti e inadempienze, o a seguito degli esiti del monitoraggio ambientale.



Introduzione

A seguito del gravissimo incidente avvenuto a Seveso (MB) nel 1976 è iniziato, prima a livello europeo e poi a livello nazionale, il processo di regolamentazione degli aspetti legati alla prevenzione dei rischi di incidente rilevante.
Uno stabilimento è a Rischio di Incidente Rilevante (stabilimento RIR) e rientra nel campo di applicazione della “normativa Seveso” - il d.lgs. 334/1999 e s.m.i. - se detiene sostanze e/o preparati pericolosi in quantitativi superiori alle soglie previste dall’Allegato I del decreto stesso. La presenza può essere reale o prevista e le sostanze e/o preparati pericolosi possono essere presenti come materia prima, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente.
L’allegato I è suddiviso in due sezioni distinte: nella parte 1 è riportato un elenco di sostanze nominali mentre nella parte 2 sono riportate le sostanze per categorie di pericolo ovvero tossiche, molto tossiche, comburenti, esplosive, infiammabili e pericolose per l’ambiente. In entrambi i casi sono individuate due valori soglia (colonna 2 e colonna 3) che identificano per i Gestori adempimenti diversi in base alla classificazione dell’azienda ovvero:
1. Stabilimenti in articolo 5 comma 2 i cosiddetti “sotto soglia” in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità inferiori a quelle indicate nell'Allegato I del d.lgs. 334/1999 s.m.i. e contemporaneamente la cui attività produttiva rientra tra quelle elencate all'Allegato A del decreto stesso.
2. Stabilimenti in articolo 6 in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità superiori a quelle indicate nell’Allegato I colonna 2 (valore soglia più basso) ma inferiori a colonna 3.
3. Stabilimenti in articolo 8 in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità superiori a quelle indicate nell’Allegato I colonna 3 (valore soglia più alto).
Il rischio industriale infatti, a differenza di quello connesso ad eventi naturali, è associato alla presenza sul territorio di impianti produttivi che per la natura delle sostanze che utilizzano o detengono possono costituire fonte di pericolo per l’uomo o l’ambiente.
Per poter valutare l’entità del rischio è fondamentale identificare e individuare tutti i possibili eventi anomali di un’attività, stimare la frequenza e la probabilità di accadimento di un determinato incidente, determinare l’estensione e la gravità delle conseguenze.
Una volta individuato, è possibile diminuire il “rischio” tramite misure di prevenzione e/o di protezione intervenendo direttamente sui fattori che lo determinano - ad esempio rendendo più efficaci le misure di prevenzione di tipo tecnico, impiantistico, procedurale e organizzativo – e/o cercando di ridurre le conseguenze negative in caso di incidente – ad esempio con bacini di contenimento, sistemi antincendio più funzionali e pianificazione delle emergenze ed è a questo che sono finalizzati i controlli.

In particolare, negli stabilimenti RIR le attività di controllo possono essere schematizzate nel seguente modo:
1. Verifiche ispettive sul Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)
L’articolo 25 del d.lgs. 334/99 prevede che vengano svolte delle verifiche ispettive al fine di accertare l’adeguatezza della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti posta in atto dal gestore e dei relativi sistemi di gestione della sicurezza.
Le verifiche consistono in un esame pianificato e sistematico dei sistemi organizzativi, gestionali e tecnici applicati nello stabilimento per garantire che il gestore possa comprovare di aver adottato misure adeguate, tenuto conto dell’attività svolta, per prevenire qualsiasi incidente rilevante, di disporre dei mezzi sufficienti a limitarne le conseguenze all’interno e all’esterno del sito e di non aver modificato la situazione dello stabilimento rispetto ai dati e alle informazioni contenute nell’ultimo rapporto di sicurezza presentato.
Negli stabilimenti in articolo 8 le verifiche ispettive sono predisposte dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) tramite la nomina di commissioni costituite da funzionari del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, Arpa, Ispra e Inail (ex Ispesl) seguendo le linee guida contenute nel provvedimento della Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale del MATTM, il DSA- DEC - 2009 0000232 del 25/03/2009.
Per gli stabilimenti in articolo 6 le ispezioni sono invece predisposte dalla Regione - sulla base un programma annuale di controllo predisposto dalla competente Direzione Generale della Giunta regionale d’intesa con l’Arpa - tramite commissioni composte da funzionari del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco territorialmente competenti e Arpa e seguendo quanto riportato nella Delibera Giunta Regionale 3 febbraio 2010 n. 11182.
2. Istruttorie tecniche sui Rapporti di Sicurezza (RdS)
L’articolo 21 del d.lgs. 334/99 e s.m.i. prevede - per gli stabilimenti in articolo 8 - lo svolgimento di istruttorie tecniche per la valutazione e l’esame del Rapporto di Sicurezza.
I controlli periodici sono finalizzati ad accertare la correttezza della valutazione del rischio e l’adeguatezza delle misure preventive e protettive messe in atto dal gestore per la limitazione del rischio ed in particolare l’istruttoria tecnica del RdS ha lo scopo di:
§ valutare l’idoneità e l’efficacia dell’analisi del rischio;
§ verificare, anche mediante sopralluoghi presso lo stabilimento, la corrispondenza delle informazioni contenute nel RdS a quanto effettivamente attuato da parte del gestore;
§ rilevare le situazioni di carattere impiantistico e gestionale sulle quali è opportuno intervenire per prevenire il rischio di incidente rilevante, migliorando le condizioni di sicurezza interne ed esterne allo stabilimento (sicurezza della popolazione, protezione ambientale, sicurezza dei lavoratori, sicurezza dei processi);
§ verificare la conformità della documentazione alle disposizioni di legge.
L’autorità competente per lo svolgimento delle istruttorie tecniche dei Rapporti di Sicurezza è il Comitato Tecnico Regionale (CTR), presieduto dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
E’ un organo inter-istituzionale costituito - oltre che dai VVF - da Regione, Arpa, Inail (ex Ispesl), comune e provincia territorialmente competenti.
L’istruttoria tecnica si conclude con un atto che contiene le valutazioni tecniche finali, le eventuali prescrizioni integrative e, qualora le misure adottate dal gestore per la prevenzione e la riduzione di incidenti rilevanti siano nettamente insufficienti, viene prevista la limitazione o il divieto di esercizio.
Le istruttorie comprendono sopralluoghi tesi a garantire che i dati e le informazioni contenute nel RdS descrivano fedelmente la situazione dello stabilimento.

3. Controlli presso aziende cosiddette “sottosoglia”
ARPA Lombardia svolge attività di controllo finalizzata alla verifica di assoggettabilità al D. Lgs 334/99 s.m.i. in attività produttive del proprio territorio di competenza che non risultano essere formalmente già notificate in art. 6 o in art. 8.
Ad esempio tale verifiche possono essere svolte come approfondimento a seguito di segnalazione successiva ad altre attività di controllo su altre tematiche (IPPC, rifiuti ecc.), a seguito di segnalazioni da parte di enti territoriali, o a seguito di eventi incidentali.

Normativa


NORMATIVA NAZIONALE E REGIONALE:

§ Normativa generale Seveso:
- D.M. Ambiente 9 Agosto 2000 – Individuazione delle modifiche di impianti e di depositi, di processi industriali, della natura o dei quantitativi di sostanze pericolose che potrebbero costituire aggravio di rischio;
- D.lgs. 334 del 17 agosto 1999 come modificato e integrato dal d.lgs. 238 del 21 Settembre 2005 – attuazione delle direttive 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidente rilevante connessi con determinate sostanze pericolose. Testo coordinato ed aggiornato dal d.lgs. 238/2005 di attuazione della direttiva 2003/105/CE;

§ Normativa specifica sulle verifiche sui Sistemi di Gestione delle Sicurezza (SGS):
- DSA- DEC - 2009 0000232 del 25/03/2009:
- D.M. Ambiente 9 agosto 2000 - Linee guida per l’attuazione del sistema di gestione della sicurezza;
- Delibera Giunta Regionale 3 febbraio 2010 n. 11182 – modalità per lo svolgimento delle verifiche ispettive ai sensi dell’art. 25 d.lgs. 334/99 e s.m.i. per accertare l’adeguatezza della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e dei relativi sistemi di gestione della sicurezza, adottati presso gli stabilimenti soggetti agli artt. 6 e 7 del d.lgs. 334/99;
- Decreto dirigente unità organizzativa 30 giugno 2010 n. 6555 – D.g.r. 3 febbraio 2010 n. 11182 – approvazione della modulistica tecnica per le verifiche ispettive presso gli stabilimenti soggetti agli artt. 6 e 7 del d.lgs. 334/99;

§ Normativa specifica sulle istruttorie dei Rapporti di Sicurezza (RdS):
- D.M. 20 ottobre 1998 – Criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di liquidi infiammabili e/o tossici;
- D.M. 15 maggio 1996 – Criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di gas e petrolio liquefatto (GPL);
- D.P.C.M. 31 marzo 1989 e s.m.i. – Applicazione dell’art. 12 del D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175, concernente i rischi rilevanti connessi a determinate attività industriali;

Attivita' di ARPA

ARPA Lombardia svolge attività di supporto tecnico scientifico agli organi preposti alla valutazione e alla prevenzione del rischio di incidente rilevante. In particolare per quanto riguarda i controlli RIR, i compiti sono i seguenti:
§ Valuta i rapporti di sicurezza degli stabilimenti in articolo 8 del d.lgs. 334/99 e s.m.i. su mandato del CTR
§ Verifica i sistemi di gestione della sicurezza per gli stabilimenti sia in articolo 6 che in articolo 8 del d.lgs. 334/99 e s.m.i. rispettivamente su mandato di Regione Lombardia e del MATTM.
§ Effettua controlli sulle aziende “sottosoglia”.
§ Su richiesta delle Autorità competenti vigila sul mantenimento delle misure di sicurezza e verifica dell’attuazione delle prescrizioni e raccomandazioni fatte alle Ditte nel corso delle attività istruttoria e di verifica ispettiva.


I compiti di Arpa sui rischi di incidente rilevante non si esauriscono però solo con i controlli presso le aziende e, per completezza, di seguito si riportano le altre attività:
§ fa parte del Comitato Tecnico Regionale (CTR) e partecipa alle sedute periodiche nel corso delle quali vengono analizzate le risultanze del gruppo di lavoro sulle istruttorie, vengono presentati gli esiti delle verifiche ispettive, vengono valutati i NOF e viene espresso il parere di compatibilità territoriale nel caso di nuovi insediamenti RIR in assenza dello specifico elaborato tecnico sui rischi di incidente rilevante (ERIR);
§ su richiesta delle Autorità competenti vengono svolte attività di indagine post incidentale;
§ svolge attività di supporto in fase emergenziale e post emergenziale alla Autorità competenti per la verifica della messa in sicurezza per quanto attiene agli aspetti ambientali;
§ supporta le prefetture nella redazione dei piani di emergenza esterni (PEE);
§ partecipa a tavoli regionali e nazionali per la redazione di linee guide e/o istruzioni operative inerenti i rischi di incidente rilevante;
§ effettua corsi di educazione e formazione agli Enti Locali sulla tematica RIR.

Analisi dell'anno

La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di stabilimenti a rischio di incidente rilevante e da sola raggiunge circa il 25,2% del totale seguita dal Veneto con il 9,8% e dal Piemonte con il 9%.



Nel complesso sono presenti 288 aziende RIR di cui 133 sono in articolo 6 mentre le restanti 155 in articolo 8. La loro distribuzione non è “uniforme” sul territorio regionale ma si concentrano nella parte alta della pianura padana tra le province di Milano (24,3%), Bergamo (16,7%), Brescia (15,6%) e Varese (9,7%). La provincia con meno aziende RIR, come prevedibile, è Sondrio dove sono presenti solo 3 aziende in articolo 6.

Le aziende a rischio di incidente rilevante appartengono a comporti produttivi e merceologici diversi, i principali sono: attività galvaniche per il 21%, ausiliarie per la chimica con il 16%, gas di petrolio liquefatto con il 12% e farmaceutiche per l’8%.

Nel 2012 ARPA Lombardia ha effettuato 30 verifiche ispettive sui sistemi della gestione della sicurezza – 26 su aziende in articolo 6 e 4 su aziende in articoli 8 – 9 istruttorie sui rapporti di Sicurezza e 81 controlli sottosoglia.

Tipologia
Indicatore



Link


TermineBreve Descrizione
Acque reflue domestiche Acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
Acque reflue industriali Qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento, intendendosi per tali anche quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento;
Acque reflue urbane Il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali, e/o di quelle meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate,
AE Abitante equivalente: il carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno;
AIA Autorizzazione Integrata Ambientale: autorizzazione rilasciata ai sensi dell’art.29 sexies della Parte Seconda Titolo IIbis del D.lgs 152/06 smi
BAT Best Available Technique: è il termine inglese per indicare le Migliori Tecniche Disponibili.
BOD Biochemical oxigen demand - domanda biochimica d’ossigeno. Quantità d’ossigeno richiesta dai microrganismi aerobi, per poter procedere all’assimilazione e alla degradazione delle sostanze organiche presenti nei liquami. Tale valore è tanto più elevato quanto maggiore è la sostanza organica presente nei liquami. La misura dell’ossigeno presente nelle celle di misura effettuata dopo cinque giorni d’incubazione fornisce il BOD5 mentre dopo venti giorni il BOD20;
COD Chemical oxigen demand - Domanda chimica d’ossigeno. E’ un indice che serve a misurare la quantità d’ossigeno richiesta per ossidare chimicamente le sostanze ossidabili presenti nei liquami;
CTR Il Comitato Tecnico Regionale è un organo regionale presieduto dai Vigili del Fuoco ed è costituito dal comandante provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio, due rappresentanti dell’ARPA, due rappresentanti dell’Inail (ex ISPESL - dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro), un rappresentante della Regione, un rappresentante della Provincia e del Comune territorialmente competente. Il CTR ha il compito di: effettuare l’istruttoria e valutazione finale dei rapporti di sicurezza per gli stabilimenti in articolo 8 esistenti, nuovi e per modifiche con aggravio del rischio (NOF); trasmettere gli esiti al Ministro dell’Ambiente e delle Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), al prefetto, alla regione, al sindaco e al Comando dei VV.F; diffidare il gestore in caso di mancati adempimenti al D.Lgs. 334/1999; sospendere l’attività e ordinare la chiusura dello stabilimento o impianto; individuare le aree ad elevata concentrazione di aziende RIR; coordinare i gestori nell’elaborazione del piano sicurezza integrato; rilasciare i pareri di compatibilità territoriale.
Gestore La persona fisica o giuridica che gestisce o detiene lo stabilimento.
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