Data pubblicazione: 19 NOVEMBRE 2014

Introduzione

L'idrografia (dalle parole di origine greca idro, prefisso indicante l'acqua, e grafia, scrivere) è la scienza che studia le acque marine e terrestri, in particolare la distribuzione delle acque sulla Terra o in una data regione, compresa la relativa descrizione e rappresentazione cartografica. L'idrografia è una parte dell’idrologia, la scienza che studia il ciclo idrologico, ovvero la distribuzione, il movimento, la biologia e la chimica delle masse d'acqua del pianeta.
L’approccio all’analisi della risorsa idrica attraverso la valutazione delle componenti del ciclo idrologico è utilizzato in numerosi contesti, sia nazionali che internazionali [1] e costituisce il metodo più sintetico per analizzare il ciclo secondo lo schema DPSIR su un determinato territorio.
In Lombardia la raccolta sistematica, la validazione, l’archiviazione e la diffusione dei dati idrografici relativi alle acque presenti sul territorio alla scala regionale è affidata ad ARPA, l’ufficio che effettua le attività all’interno dell’Agenzia è l'U.O.C. Servizio Idrografico. Lo stesso ufficio fornisce servizi e svolge attività tecnico-scientifiche legate ai temi dell’idrologia, delle piene fluviali e degli usi delle acque.Per costruire gli indicatori del ciclo idrologico è stato necessario aggregare nello spazio e nel tempo i dati di monitoraggio rilevati puntualmente sulla regione mediante stazioni al suolo e rilievi satellitari.
L'utilizzo dei dati di monitoraggio idronivometeorologico di ARPA Lombardia, dei rilievi in campo e delle mappe del satellite Modis permette di calcolare alcuni indicatori di stato e di impatto delle componenti stesse sull’ambiente:
• per la precipitazione sono stati analizzati la precipitazione totale annua, il volume medio annuo degli accumuli nei laghi regolati e il volume medio annuo di accumulo nivale (indicatori di STATO);
• per l’evapotraspirazione è stato analizzato il bilancio idroclimatico, nel quale l’evapotraspirazione è sottratta alla precipitazione per valutare il fabbisogno irriguo potenziale delle colture (indicatore di IMPATTO);
• per il deflusso è stata analizzata la portata media annuale dei corsi d’acqua, ovvero la quantità di acqua che attraversa un determinato punto nel tempo (indicatore di STATO).
Per valutare gli indicatori nello schema DPSIR si sono utilizzati i criteri suggeriti dalla letteratura [2], ovvero li si è confrontati con se stessi calcolati negli anni precedenti, oppure con dei valori soglia di riferimento, che rappresentano le necessità degli utenti sulle quali lo stato della risorsa ha impatto.

Normativa

Con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e dopo ulteriori passaggi legislativi, culminati nel DPCM 24/07/2002, gli uffici compartimentali del Servizio Idrografico e Mareografico e le relative competenze sono confluite nelle Regioni/Provincie autonome di competenza. Tale passaggio in alcune regioni è proseguito verso ARPA, in particolare in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Liguria.
Il trasferimento di funzioni è stato accompagnato dal trasferimento delle reti di monitoraggio e delle banche dati. Nello stesso contesto è nato l'attuale Sistema di Allertamento di Protezione Civile per rischi naturali (Direttiva del 27 febbraio 2004 “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile”) in una struttura organizzativa complessa nella quale concorrono sia il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale sia le Regioni e le Province autonome attraverso la Rete dei Centri Funzionali (uno per Regione, ed uno centrale presso il Dipartimento Nazionale). Ogni Centro Funzionale ha il compito di raccogliere i dati delle reti osservative e di elaborare la previsione sia in termini di evoluzione dei fenomeni attesi che di livelli di criticità sul territorio. Le reti di monitoraggio in telemisura trasferite pertanto dal Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale ad ARPA sono il nucleo iniziale del sistema di monitoraggio idrometeorologico con funzioni di presidio sul territorio per la difesa dai rischi naturali.
In Regione Lombardia il Centro Funzionale Regionale è stato attivato nel 2005: la Regione Lombardia è infatti autonoma in materia di allertamento ai sensi della DGR 8/8753 del 22/12/2008. Le strutture di Arpa Lombardia che fanno parte del Centro Funzionale sono il Servizio Meteorologico Regionale, il Servizio Idrografico, il Centro di Monitoraggio Geologico, il Centro Nivo-Meteorologico. Con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e dopo ulteriori passaggi legislativi, culminati nel DPCM 24/07/2002, gli uffici compartimentali del Servizio Idrografico e Mareografico e le relative competenze sono confluite nelle Regioni/Provincie autonome di competenza. Tale passaggio in alcune regioni è proseguito verso ARPA, in particolare in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Liguria.
Il trasferimento di funzioni è stato accompagnato dal trasferimento delle reti di monitoraggio e delle banche dati. Nello stesso contesto è nato l'attuale Sistema di Allertamento di Protezione Civile per rischi naturali (Direttiva del 27 febbraio 2004 “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile”) in una struttura organizzativa complessa nella quale concorrono sia il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale sia le Regioni e le Province autonome attraverso la Rete dei Centri Funzionali (uno per Regione, ed uno centrale presso il Dipartimento Nazionale). Ogni Centro Funzionale ha il compito di raccogliere i dati delle reti osservative e di elaborare la previsione sia in termini di evoluzione dei fenomeni attesi che di livelli di criticità sul territorio. Le reti di monitoraggio in telemisura trasferite pertanto dal Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale ad ARPA sono il nucleo iniziale del sistema di monitoraggio idrometeorologico con funzioni di presidio sul territorio per la difesa dai rischi naturali.
In Regione Lombardia il Centro Funzionale Regionale è staot attivato nel 2005: la Regione Lombardia è infatti autonoma in materia di allertamento ai sensi della DGR 8/8753 del 22/12/2008. Le strutture di Arpa Lombardia che fanno parte del Centro Funzionale sono il Servizio Meteorologico Regionale, il Servizio Idrografico, il Centro di Monitoraggio Geologico, il Centro Nivo-Meteorologico.

Attivita' di ARPA

In Lombardia la raccolta sistematica, la validazione, l’archiviazione e la diffusione dei dati idrografici relativi alle acque presenti sul territorio alla scala regionale è affidata ad ARPA, l’ufficio che effettua le attività all’interno dell’Agenzia è l'U.O.C. Servizio Idrografico. Lo stesso ufficio fornisce servizi e svolge attività tecnico-scientifiche legate ai temi dell’idrologia, delle piene fluviali e degli usi delle acque.
ARPA rileva sistematicamente i dati idrologici di base dei corpi idrici lombardi mediante la propria rete idrometeorologica in telemisura, costituita da 61 stazioni idrometriche dislocate su tutto il territorio regionale ì, si appoggia ai dati raccolti da circa 200 stazioni meteorologiche e dal 2012 consta anche di 4 nuove stazioni per la misura diretta della portata in alveo in alcune sezioni cruciali ai fini della misura delle portate transitanti nella regione. I dati rilevati sono pubblicati sul web e possono essere visualizzati, sia nel tempo reale che nel tempo differito, mediante un portale cartografico. Il download si effettua mediante accesso al portale cartografico e alla pagina di richiesta.
I dati elaborati sono utilizzati per la redazione di report idrologici e di aggregazioni statistiche, anche su base cartografica:
- bollettini idrologici: descrivono l’andamento delle componenti del ciclo idrologico su orizzonte settimanale e mensile e, settimanalmente, lo stato delle riserve idriche lombarde;
- colmi di piena e portate di piena di fissato tempo di ritorno;
- linee segnalatrici di possibilità pluviometrica (Intensity Duration Curve).
Sul portale idrologico sono pubblicati anche alcuni dati cartografici di interesse per elaborazioni idrologiche (bacini imbriferi montani, Curve Number, ecc.).
In seguito al trasferimento delle funzioni di cui al D. Lgs. 112/1998 ARPA ha acquisito non soltanto le stazioni di rilevamento in telemisura, ma anche le stazioni storiche del Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale situate sul territorio lombardo, nonché tutti i dati storici afferenti al Dipartimento di Milano. Il rilevamento dati delle stazioni storiche è affidato agli osservatori idrografici, che ancora oggi inviano i dati in formato cartaceo su carta diagrammata. ARPA ha ordinato, catalogato e inventariato tutti i dati idrologici storici acquisiti con il passaggio di competenze, e prosegue l’archiviazione ordinata. L’archivio storico idrologico nel 2012 ha ricevuto l’approvazione da parte della Sovrintendenza dei Beni Archivistici della Lombardia. E’ possibile consultare il contenuto dell’archivio direttamente online. Maggiori informazioni alla pagina dedicata all’archivio storico idrologico sul portale idrologico.
Arpa ha lavorato per ristrutturare e valorizzare il servizio idrografico raccogliendo e valorizzando anche l’eredità ricevuta dal SIMN, in particolare:
- nel 2005 ha riordinato e censito l’archivio cartaceo, che continua ad essere alimentato e che ha ottenuto nel 2012 l’approvazione della Sovrintendenza Archivistica come bene storico archivistico;
- nel 2007 ha integrato diversi archivi dati digitali in un’unica banca dati idrologica;
- dal 2007 ha internalizzato le misure di portata e l’elaborazione delle scale di deflusso;
- nel 2009 ha pubblicato un web-gis idrologico dal quale è possibile accedere gratuitamente in tempo reale a tutti i dati prodotti dall’ufficio;
- nel 2011 ha pubblicato l'aggiornamento relativo al periodo 1971-2010 della pubblicazione 17 su dati caratteristici dei corsi d'acqua lombardi (livelli, portate, colmi,...);
- nel 2012 ha pubblicato l'aggiornamento delle linee segnalatrici di possibilità pluviometrica;
- nel 2012 ha portato a compimento un progetto di ristrutturazione della rete idrometeorologica in telemisura, per adeguare la raccolta dati allo stesso standard qualitativo, nel quale si sono dismesse le stazioni divenute non necessarie e installate nuove stazioni, anche con tecnologie di rilievo innovative, divenute importanti a seguito dell’evoluzione del territorio.
- nel 2013 ha partecipato al Progetto "Nodo Idraulico Milanese" - Progetto di adeguamento della rete di monitoraggio remota e di sviluppo di un sistema di supporto alle decisioni riguardante il rischio idraulico sull'area metropolitana milanese - installando nuove stazioni idrometriche in punti strategici del nodo idraulico e effettuando 29 misure di portata mirate alla definizione delle scale di deflusso.
- nel 2013 ha partecipato al Progetto "SIDROMET" - Piano di Sviluppo Idrometeo 2013-2015 - effettuando 89 misure di portata sulle stazioni idrometriche della rete regionale e aggiornandone le relative scale di portata. - nel 2013 ha portato a termine l'aggiornamento degli zeri idrometrici ribattendo le quote di tutte le aste presenti nella rete di monitoraggio idrologico regionale. Per accedere al portale digitare http://idro.arpalombardia.it.

Analisi dell'anno 2013

Il 2013 si attesta come anno leggermente superiore alla media rispetto ai 5 precedenti. I mesi più piovosi risultano aprile, maggio ed ottobre mentre i meno piovosi gennaio e febbraio. L’accumulo nivale è risultato quantitativamente il più abbondante rispetto agli ultimi 7 anni. La riserva idrica invasata nei grandi laghi lombardi appare in linea con quella del periodo 2008-2012. Diversamente dagli ultimi 3 anni nei quali era stato registrato un trend negativo nel 2013 le riserve invasate nei laghi hanno registrato un incremento. Le portate idriche nelle sezioni monitorate lungo l'asta del Po hanno registrato un aumento rispetto all'ultimo biennio interrompendo il trend decrescente e attestandosi sui quantitativi del periodo 2008-2010. Il bilancio idroclimatico del 2013 è stato caratterizzato da deficit nel bilancio idrico per i comprensori della pianura orientale e occidentale, mentre nei restanti comprensori si è registro un bilancio da nullo a positivo spostandosi dalla zona centrale all'alta pianura. La causa di tale andamento è da imputare alla diversa distribuzione spaziale delle precipitazioni.Il 2013 si attesta come anno leggermente superiore alla media rispetto ai 5 precedenti. I mesi più piovosi risultano aprile, maggio ed ottobre mentre i meno piovosi gennaio e febbraio. L’accumulo nivale è risultato quantitativamente il più abbondante rispetto agli ultimi 7 anni. La riserva idrica invasata nei grandi laghi lombardi appare in linea con quella del periodo 2008-2012. Diversamente dagli ultimi 3 anni nei quali era stato registrato un trend negativo nel 2013 le riserve invasate nei laghi hanno registrato un incremento. Le portate idriche nelle sezioni monitorate lungo l'asta del Po hanno registrato un aumento rispetto all'ultimo biennio interrompendo il trend decrescente e attestandosi sui quantitativi del periodo 2008-2010. Il bilancio idroclimatico del 2013 è stato caratterizzato da deficit nel bilancio idrico per i comprensori della pianura orientale e occidentale, mentre nei restanti comprensori si è registro un bilancio da nullo a positivo spostandosi dalla zona centrale all'alta pianura. La causa di tale andamento è da imputare alla diversa distribuzione spaziale delle precipitazioni.

Bibliografia

[1] M. Nagy et al., Data Collection Manual for the OECD/Eurostat. Joint Questionnaire on Inland Waters – Tables 1-7
[2] http://www.istat.it/it/archivio/19455

Tipologia
Indicatore



Riassunto Meteorologico annuale 2013


Gennaio è stato caratterizzato da correnti dai quadranti occidentali o nord occidentali: più stabili nella prima parte del mese, più perturbate nella seconda parte. I primi giorni del mese hanno visto il passaggio di una veloce perturbazione sul Nord-Italia (nella giornata del 2) a cui ha fatto seguito una rimonta anticiclonica che ha garantito buone condizioni meteorologiche fino ad almeno il 12 . A partire da domenica 13 l’approfondirsi di una depressione fredda dal Nord Europa ha gradualmente portato ad un peggioramento delle condizioni meteorologiche. Precipitazioni più diffuse ed intense sui settori orientali dal 13 e, con interruzioni nelle giornate del 18 e del 22, fino a mercoledì 23. Stante la presenza di aria fredda a tutte le quote tra il 15 ed il 20, localmente, si sono registrate precipitazioni nevose fino alla Pianura. Dal 24 nuovamente condizioni meteorologiche più stabili per la presenza di correnti occidentali o nordoccidentali interrotte solo da un veloce impulso perturbato che ha attraversato le regioni settentrionali lunedì 28 con nevicate anche in pianura. Nel complesso temperature non particolarmente rigide per tutto il mese e precipitazioni concentrate nella parte centrale del mese.
Febbraio non ha visto gli estremi termici che si erano registrati nello stesso mese del 2012 ed è stato caratterizzato da un’alternanza tra il flusso settentrionale, quello nordoccidentale e quello nordorientale. I primi 10 giorni del mese hanno visto il prevalere di correnti occidentali o nordoccidentali; all’interno di questo flusso si sono inseriti due rapidi passaggi perturbati, uno sabato 2 , l’altro martedì 5. Nei primi giorni del mese in diverse aree si sono però registrate anche le temperature più miti di febbraio con massime, sulla pianura, fino a 12°/13°C. Tra mercoledì 6 e domenica 10 correnti via via più fredde hanno preparato la strada all’arrivo di una perturbazione foriera di neve, sostanzialmente a tutte le quote, tra le ultime ore di domenica 10 e la mattina di martedì 12. Nella fase centrale del mese seppur in un contesto di bassa pressione, correnti settentrionali in quota hanno favorito giornate stabili, ma fredde. Tra il 10 ed il 14 si sono generalmente raggiunti i valori più contenuti del mese con minime fino a -7°/-8°C . A partire da mercoledì 20, il progressivo avvicinamento dall'Europa nord orientale di una nuova struttura depressionaria fredda ha portato per le giornate successive tempo a tratti perturbato, con neve a bassa quota fino a lunedì 25. Dalle ultime ore del 25 fino a giovedì 28 tempo variabile e con scarse precipitazioni e nel complesso più mite.
Marzo ha mostrato una notevole variabilità nel corso della sua durata e non sono mancati periodi molto freddi con caratteri invernali. Dopo alcune giornate complessivamente discrete nei primi 5 giorni, freddo e locali nevicate, fino a quote collinari, hanno interessato il Nord-Italia tra il 6 e l’8 marzo. Tempo instabile tra il 10 ed il 16, prima dell’ultimo episodio invernale della stagione fredda 2012/2013 tra il 17 e 18 marzo. In questi giorni sulla Lombardia occidentale e centrale, nevicate fino in Pianura. Dopo il 20 di marzo le precipitazioni nevose si sono presentate solo a quote collinari o di bassa montagna ma le temperature sono state fresche o fredde fino all’inizio di aprile. Le precipitazioni totali mensili sono state nel complesso superiori alle medie e quasi ovunque, anche in pianura, superiori ai 100 mm mensili. Solo su Valtellina e, localmente, Alta Valcamonica i valori registrati sono stati inferiori alla media ed al più tra i 50 e i 70 mm. Le “punte” più significative si sono registrate tra le province di Milano e Bergamo (203 mm a Trezzo d’Adda-MI).
Aprile è risultato, come era avvenuto anche ad aprile 2012, un mese complessivamente fresco ed instabile. Le temperature massime medie, nel complesso, sono state leggermente inferiori alle medie di riferimento recenti, mentre le minime sono risultate leggermente superiori. Nello specifico le maggiori anomalie nelle temperature massime si sono avute nei primi 10 giorni del mese, quando localmente si sono registrate massime giornaliere sotto i 10°C; in particolare l’1, il 5 e l’8. La circolazione sul Nord-Italia è stata caratterizzata sia nella prima parte, fino al 13, e poi nella parte finale, dal 19, da un vivace flusso occidentale in cui si sono inseriti, a distanza di pochi giorni, impulsi perturbati più o meno intensi. Dopo alcuni passaggi perturbati, in particolare tra il 4 ed il 12, successivamente, a partire dal giorno 13 si è aperte la sola fase meteorologica stabile, soleggiata e calda del mese. Questa fase di stabilità è durata 5/6 giorni ed è stata accompagnata, tra il 17 e il 19, da temperature massime localmente fino a 26°/28°C (27.5°C a Motta Visconti-MI il 18, 27.1°C a Palidano di Gonzaga-MN il 19). Dalle ultime ore del 19 si è aperta la fase più instabile del mese che si è protratta fino al 22. Dopo una breve pausa nelle precipitazioni, tra il 23 ed il 25, nuovo aumento della nuvolosità e fenomeni dal 26 - e fino alla fine del mese - con quantitativi in genere più significativi su Lombardia occidentale. Nel complesso le piogge mensili sono state ovunque superiori alle attese e le fresche temperature della prima decade hanno permesso la comparsa della neve fin verso i 1000 metri di quota nelle giornate dell’8 e del 9.
Anche per il mese di Maggio le precipitazioni sono state superiori alle medie attese, spesso anche il doppio rispetto alle medie recenti. Le piogge di maggio hanno raggiunto valori fino a 220/230 mm sulla Pianura centrale Lombarda e valori leggermente superiori si sono registrati sulle Prealpi centrali. Anche nel corso del mese analizzato, come già successo ad aprile, le precipitazioni sono state favorite da un flusso occidentale assai attivo. Alle correnti occidentali si associavano spesso irruzioni di aria fredda da nord in grado di instabilizzare ulteriormente l’atmosfera, aumentando la frequenza di rovesci o temporali anche intensi. Le fasi più instabili o perturbate del mese si sono avute: tra il 5 ed il 7 maggio, tra il 10 e l’11 maggio, tra il 16 ed il 19 maggio e tra il 23 ed il 25 maggio. Da ricordare inoltre l’elevato numero di giorni di pioggia del mese; solo localmente i giorni di pioggia sono stati inferiori ai 13/14 giorni ed in generale sono stati compresi tra 16 e 18. Le condizioni meteorologiche sopradescritte hanno influenzato anche le temperature, che, nel complesso, sono state inferiori alla media recente di circa 2/3° C. Da segnalare che tra il 23 ed il 25 la discesa di aria fredda dalle latitudini settentrionali, ha portato anche ad un sensibile calo delle temperature con nevicate a quote insolitamente basse per la stagione (localmente fino a 700/900 metri).


Le precipitazioni primaverili (1° marzo-31 maggio) a confronto con la media recente

Giugno ha visto il passaggio da un regime circolatorio primaverile, con qualche precipitazione e temperature fresche, ad uno più tipicamente estivo, con tempo stabile e caldo, prima di una nuova fase più fresca negli ultimi giorni del mese. In questo contesto le precipitazioni sono state assai più scarse rispetto ad aprile e maggio, e nella norma solo sui rilievi e, localmente, sull’alta Pianura (203.2 mm a Valbondione-BG, 66 mm a Trezzo d’Adda-MI, 18.4 mm a Castello d’Agogna-PV). La prima decade del mese è risultata la più fresca, e la più piovosa, sebbene basse temperature minime si siano registrate anche negli ultimi giorni: 8.9°C ad Arconate-MI sabato 29, 10.8°C a Vigevano-PV venerdì 28, 6.9°C a Cortenova-LC giovedì 27). Nel corso del mese di giugno si è presentata, però, anche la prima “ondata di caldo” dell’estate 2013 con punte localmente fino a 36°/37°C tra martedì 18 e giovedì 20 (37.6°C a Persico Dosimo-CR il 18, 37.4°C a Pavia il 18, 37.1°C a Mantova il 20, 32.4°C a Clusone-BG il 18, 30.1°C a Cavargna-CO sempre il 18).
Luglio ha mostrato caratteri meteorologici favorevoli per lo sviluppo vegetativo delle piante spontanee e di quelle coltivate. Questo poiché nel corso del mese le temperature sono state in generale in linea con le attese e le precipitazioni sono state nel complesso esigue. I caratteri sopradescritti vanno ricondotti al fatto che nel corso del mese le correnti hanno al più avuto provenienza occidentale o nord-occidentale. Solo nell’ultima decade, per la rimonta di un promontorio anticiclonico subtropicale, si sono registrate temperature anomale e meno favorevoli per lo sviluppo vegetativo. Citiamo ad esempio alcune temperature massime del 28 luglio: 37.8°C a Bigarello-MN, 37°C a Varzi-PV, 34.7°C a Clusone-BG . Come detto le precipitazioni di luglio sono state nel complesso minori rispetto alle attese sulla Pianura, più in linea con le medie sui rilievi. I fenomeni sono comunque stati concentrati in pochi episodi, sottoforma di temporali e rovesci, al più tra il 10 e il 18 e poi il 29. Tra i valori più rilevanti del mese ricordiamo: 163 mm a Cortenova-LC, 118.2 mm a Erba-CO, 9 mm a Crema-CR.
Nel corso del mese di agosto le precipitazioni sono state complessivamente modeste sui settori di pianura occidentali, nella media o superiori alla media, sui settori centrali ed orientali di pianura oltre che sui rilievi Prelpini. In queste ultime aree, localmente, si sono registrati anche più di 100/140 mm di pioggia mensili (145,6 mm a Castione della Presolana-BG, 124 mm a Bigarello-MN, 115 mm a Landriano-PV). Nel corso del mese si può annotare solo una fase di caldo definibile come “anomalo” per l’estate. Questo episodio si è registrato tra il 2 ed il 7 con temperature su tutta la Pianura fino a 36°/38°C (38.8°C a Palidano di Gonzaga-MN il 5, 37.3°C a Motta Visconti-MI il 6). Come per gli altri due episodi di caldo “anomalo” dell’estate 2013 anche per i primi giorni di agosto il protagonista della scena meteorologica è stato un anticiclone Mediterraneo di matrice africana. Dal 7/8 le temperature sono rientrate nella norma, a partire dai settori occidentali, anche grazie ad alcuni temporali che hanno raggiunto buona parte della Pianura per la presenza di un flusso occidentale in quota. Nel flusso sopraccennato si sono inserite alcune “discese” di aria più fredda in grado di generare instabilità diffusa (in particolare tra il 7 e l’8, il 14, tra il 19 ed il 20, tra il 24 ed il 27) oltre che favorire il mantenimento di temperature nella norma o leggermente sotto la stessa. Le temperature più contenute, sia nelle massime che nelle minime, si sono registrate al più nell’ultima decade del mese quando, localmente, si sono registrate massime sotto i 25°/26°C (24.9°C a Motta Visconti-MI il 26) e minime sotto i 12°/14°C (12.2°C a Bigarello-MN il 21, 7.9°C a Bormio-SO sempre il 21).
Settembre è stato nel complesso un mese estivo con modeste precipitazioni in pianura (17.4 mm a Castiglione delle Stiviere-MN, 19 mm a Vigevano-PV, 30.2 mm a Crema-CR, ) e valori più vicini alle medie sui rilievi (84 mm a Cuveglio-VA, 73 mm a Bema-SO, 72.6 mm a Clusone-BG); ovunque più caldo della norma. I primissimi giorni del mese sono stati caratterizzati da un flusso nord-occidentale a cui è seguito la formazione di un promontorio anticiclonico caldo, di matrice africana, sull’Europa occidentale. Per tale ragione le temperature più elevate del mese sono in genere state raggiunte in questi giorni, ovvero tra il 3 e il 7 settembre, quando si sono superati, sulla pianura, i 30°C: 32.4°C a Palidano di Gonzaga-MN il 7, 31.6°C a Motta Visconti-MI il 3, 31.3°C a Castello d’Agogna-PV il 4. Tra l’8 e il 12 del mese correnti occidentali debolmente perturbate con cielo più nuvoloso e qualche locale precipitazioni, ma temperature ancora miti prima dell’unico “vero passaggio perturbato del mese” il giorno 15. Domenica 15 precipitazioni diffuse e calo deciso delle temperature massime (in Pianura sostanzialmente tra 17° e 22°C) a cui fa seguito anche il calo nelle minime nei giorni successivi: 4.9°C a Caiolo-SO, 7.5°C a Castello d’Agogna-PV, 7.6°C a Bigarello-MN, tutti e 3 registrati il 18. Dal 17 flusso nordoccidentale fresco precede una nuova rimonta anticiclonica stabilizzante che, a fasi alterne, garantisce buone condizioni meteorologiche fino a domenica 29. Il 29 avvicinamento ed ingresso di una perturbazione atlantica con calo delle temperature massime - più sensibile lunedì 30 - e qualche precipitazione, più organizzata sui settori occidentali.
Nel corso del mese di Ottobre non è rilevabile un protagonista principale della scena meteorologica, sebbene frequentemente le regioni settentrionali si siano trovate sotto l’influenza di un flusso mediamente occidentale. Ad esso si alternavano promontori anticiclonici, generalmente miti, a cui si intervallavano formazioni di strutture depressionarie sul Mediterraneo. Nel complesso, comunque, la seconda parte del mese è stata leggermente più stabile della prima. Con l’andamento appena descritto le precipitazioni, non hanno avuto una evoluzione regolare e vi sono aree della regione con precipitazioni leggermente sotto la media (70 mm a Rodano-MI, 76 mm a Manerbio-BS), ed aree con precipitazioni molto abbondanti (316 mm a Castione della Presolana-BG, 266 mm a Laveno-VA, 180 mm a Sondrio). Altro aspetto da sottolineare è l’andamento anomalo delle temperature che nel corso del mese non hanno mostrato il tipico graduale calo della parte centrale dell’autunno. Per la situazione appena descritta sia le temperature massime mensili che quelle minime sono state superiori alle media di riferimento per il periodo. I valori di temperatura più elevati, nelle massime, sono stati registrati l’1, il 16 e poi localmente tra il 26 ed il 29 (23.4°C a Mantova l’1, 22.5°C a Landriano-PV il 26). Le temperature minime sono invece state raggiunte l’11, il 13 ed isolatamente il 18 (4.1°C a Castello d’Agogna-PV l’11, 5.4°C a Bigarello-MN il 13, 5.8°C ad Arconate-MI il 18). In nessun caso ci si è avvicinati a temperature prossime o inferiori agli 0°C sulla pianura, scongiurando ancora una volta la possibilità di avere gelate precoci.
Novembre è stato mite nelle prime due decadi, fresco o freddo nell’ultima. Responsabile della situazione sopradescritta è stato l’alternarsi, fino al 18/19 del mese, di un flusso occidentale e di debole rimonte anticicloniche miti, per la loro “natura” Mediterranea o Atlantica. Tra il 18 ed il 20 novembre la rotazione delle correnti dai quadranti settentrionali ha permesso la discesa di aria fredda dalle latitudini del Nord Europa. La discesa di aria fredda ha poi favorito la formazione di una profonda depressione sul Mediterraneo, che ha influenzato le condizioni meteorologiche per più giorni. Proprio l’ultimo giorno del mese, il 30, a causa delle basse temperature presenti, si sono registrate deboli precipitazioni nevose fino in pianura sulle province occidentali della regione. Nel complesso le precipitazioni sono state più uniformi rispetto al mese precedente, ed al più in media con le attese, e con differenze più contenute tra i rilievi e la pianura (80 mm a S.Angelo Lodigiano-LO, 91.6 mm a Sondrio, 99 mm a Somma Lombardo-VA, 115 mm a Darfo-BS). Le temperature più elevate del mese, con massime localmente fino a 20°/21°, si sono registrate nei primi 6/7 giorni del mese (21.2°C a Vigevano-PV il 6, 17.4°C a Edolo-BS il 7, 16.3°C a Castione della Presolana-BG il 6); anche dopo tale data, ed almeno fino al 14, le temperature hanno continuata ad essere miti. Solo dal 15 si sono registrate temporaneamente massime inferiori ai 10°C anche al piano. Anche le minime sono state superiori alla norma tanto che le prime gelate diffuse sulla pianura si sono registrate il 25. Le minime più rigide di tutto il mese si sono generalmente raggiunte tra il 26 ed il 29 (-8.7°C a Caiolo-SO il 27, -6.7°C a Bigarello-MN il 26, -6.3°C ad Arconate-MI il 29).
Dicembre ha mostrato caratteri più autunnali che invernali e la fase più fresca del mese si è “vissuta” nella prima parte di dicembre piuttosto che nella seconda. Complice di questo andamento peculiare del mese è stato il perdurare, intervallato al più da brevi “pause”, di una struttura anticiclonica stabile e mite sull’Europa Occidentale fino al 18/19 del mese. Grazie alla situazione appena descritta nella prima parte del mese le precipitazioni, sul Nord-Italia, sono state assai esigue e in buona parte delle aree di pianura non si sono registrate precipitazioni fino al 19/20. Il flusso occidentale appena descritto ha poi favorito una distribuzione delle precipitazioni sulla Pianura Padana molto disomogenea tanto che in alcune province occidentali (Milano, Pavia) le precipitazioni sono state in genere superiori alle medie attese per dicembre e localmente hanno raggiunto o superato i 150 mm/mensili (142.8 mm ad Arconate-MI e Vigevano-PV). Nelle province orientali (Mantova, Cremona) le piogge mensili sono risultate inferiori alle attese ed in genere inferiori ai 30/40 mm, con zone ove sono risultate quasi nulle (16.2 mm a Mantova, 33 mm a Cremona). Sui rilievi le precipitazioni, nel complesso, sono state più abbondanti e localmente superiori (in pioggia o equivalente in neve) ai 250 mm (271.4 mm a Moggio-LC, 267 mm a Varese). Nel corso di tutto il mese sulla Pianura non si sono registrare nevicate. Solo tra il 19 ed il 20, localmente, la neve ha fatto la sua comparsa fino a quote collinari sui settori occidentali. Le temperature, complice l’andamento meteorologico sopradescritto, hanno avuto un trend altalenante, legato alla maggiore o minore presenza di nuvolosità. Le temperature medie più alte si sono registrate nell’ultima decade del mese che, come detto, è stata quella più direttamente interessata da un flusso mite sudoccidentale e da nuvolosità. Le giornate interessate dalle temperature minime più rigide si sono avute tra il 3 e il 5, e tra il 18 e il 19, quando la diminuzione notturna delle temperature è stata favorita dal buon irraggiamento legato alla maggiore stabilità atmosferica (-8.4°C a Caiolo-SO il 18, -5.7°C a Castello d’Agogna-PV il 4, -5.4°C a Bigarello-MN il 18). Le temperature massime più elevate si sono avute tra il 6 e il 7 (16.7°C a Capo di Ponte-BS il 6, 15°C a Lomello-PV il 6, 13.5°C a Motta Visconti-MI il 6) e tra il 26 ed il 27, in concomitanza della maggiore “spinta” del flusso mite sudoccidentale dei giorni di Natale, sui settori orientali (14.4°C a Mantova).

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