Data pubblicazione: 20 NOVEMBRE 2014

Introduzione

I rifiuti classificati in base all'origine si dividono in rifiuti urbani e rifiuti speciali. Questa sezione dedicata ai rifiuti speciali, si riferisce nello specifico a quei rifiuti decadenti da attività industriali, artigianali, commerciali, di servizio, attività di costruzione-demolizione, agricole e agro-industriali, di recupero e smaltimento rifiuti, attività sanitarie. In base alle loro caratteristiche di pericolosità, gli stessi si classificano in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi. Sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di pericolo indicate nell'Allegato I della Parte IV del TUA e che sono indicati nell'Elenco dei rifiuti (CER) di cui all'Allegato D con asterisco (rifiuti pertanto classificati come pericolosi fin dall’origine). Vi sono alcune tipologie di rifiuti con "Codice Specchio" per i quali occorre definire la pericolosità o meno degli stessi: se le sostanze pericolose in essi presenti raggiungono determinate concentrazione, tali da conferire ai rifiuti una o più delle proprietà di cui al sopra citato Allegato I, gli stessi sono classificati rifiuti pericolosi, diversamente mantengono la classificazione di rifiuti non pericolosi. La verifica non può prescindere dalla conoscenza dettagliata del ciclo produttivo che li ha generati, dalle materie prime utilizzate nonchè da specifici accertamenti analitici.
Tutti i rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, se non correttamente gestiti, sono in grado di creare impatti anche considerevoli sull'ambiente con implicazioni sociali ed economiche. Pertanto gli stessi devono essere adeguatamente gestiti sia dalle attività da cui decadono e sopra elencate, sia negli impianti di recupero e/o smaltimento finale ai quali sono destinati. In questa ottica gli iter di autorizzazioni di questi impianti nonchè le attività di controllo da parte degli Enti competenti consentono di prevenire e monitorale gli eventuali impatti legati alla gestione dei rifiuti (quali emissioni in atmosfera, emissioni idriche, ecc). Al fine della tracciabilità dei rifiuti prodotti, recuperati e/o smaltiti, sistemi ormai consolidati e normati quali: i registri di carico e scarico (dove ogni produttore/detentore/recuperatore/smaltitore/trasportatore registra i quantitativi ed i codici CER dei rifiuti gestiti), i formulari di trasporto rifiuti (FIR, con i quali i rifiuti sono "accompagnati" dal luogo di produzione al sito di destino), le analisi chimico-fisiche di caratterizzazione e classificazione e, da ottobre 2013, il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) applicato con le modalità indicate dalla normativa.

Normativa

In materia di rifiuti la corposa legislazione Comunitaria, Nazionale e Regionale, norma sia la tematica in generale, sia aspetti specifici, riferiti a particolari tipologie di rifiuti o diverse fasi della loro gestione o specifiche tipologie di impianti. In attuazione delle direttive comunitarie ed in particolare della direttiva 2008/98/CE, la normativa nazionale di riferimento è la Parte IV del D.LGS. 152/2006 e s.m.i. (TUA), modificato più volte nel corso degli anni. Prioritarie sono le misure volte a proteggere l'ambiente e la salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione della gestione dei rifiuti, riducendo così gli impatti complessivi dell'uso delle risorse e migliorandone l'efficacia. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse. Il riutilizzo ed il riciclaggio dei rifiuti devono essere massimizzati mediante l'utilizzo di strumenti adeguati, tecniche innovative e BAT (Best Available Technologies) che permettono di raggiungere, anche nei cicli produttivi più critici, l'obiettivo di riduzione della produzione di rifiuti e con caratteristiche a minor impatto.
In accordo alle definizioni di cui all'art. 183 del D. Lgs. 152/06 e s.m.i., per "recupero di rifiuti" si intendono le operazioni finalizzate ad ottenere materiali utilizzabili in sostituzione di materie prime o preparare i rifiuti ad assolvere tale funzione sostitutiva (l'Allego C alla Parte IV del TUA riporta un elenco delle operazioni di recupero seppur non esaustivo); per "smaltimento di rifiuti" si intendono le operazioni diverse dal recupero elencate nell'Allegato B alla Parte IV del TUA (es. D1: deposito sul o nel suolo .- discarica; D8: trattamento biologico e D9: trattamento fisico-chimico).
I rifiuti speciali (art. 184 comma 3) sono "classificati" quali rifiuti pericolosi e/o rifiuti non pericolosi sulla base di quanto indicato all'Allegato D della Parte IV (composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze).
A seconda della classificazione di un rifiuto, diverse sono le possibili tipologie di trattamento, così come diversi sono gli obblighi e gli adempimenti per i soggetti che effettuano la gestione dei rifiuti stessi, dal produttore fino all'impianto di destino finale, di recupero e/o smaltimento. Il produttore è tenuto a caratterizzare i propri rifiuti speciali e successivamente "affidarli" per il trasporto e destino finale (recupero e/o smaltimento) a soggetti autorizzati alla gestione dei rifiuti "ricevuti" per i diversi aspetti di competenza. L'art. articolo 177 del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i. stabilisce che la "gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse" e chiarisce che la Parte IV del TUA disciplina "la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie, in particolare della direttiva 2008/98/CE, prevedendo misure volte a proteggere l'ambiente e la salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell'uso delle risorse e migliorandone l'efficacia". I rifiuti devono essere pertanto "gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e in particolare: a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; b) senza causare inconvenienti da rumori o odori; c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente".
Ogni fase di gestione dei rifiuti infatti siano essi Speciali o Urbani, dalla raccolta al trasporto, dallo stoccaggio al trattamento, è regolamentata anche da specifiche norme tecniche di settore ed amministrative ed autorizzate in conformità ai dettami di cui alla Parte IV del D.Lgs 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i.. Il D.Lgs 3 dicembre 2010, n. 205, atto di recepimento della direttiva 2008/98/Ce, è il disposto che ha dettato modifiche significative della suddetta Parte IV ed introduce il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) applicato allo stato attuale con le modalità indicate dalla normativa.

Attivita' di ARPA

Sulla base della legge istitutiva dell'Agenzia (L.R. n. 16/1999) le attività svolte da Arpa ed in particolare il supporto tecnico-scientifico ai livelli istituzionali competenti (art. 4) e le attività di controllo ambientale (art. 5) riguardano anche la tematica dei rifiuti.
La normativa nazionale (D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.) individua all'art. 197 le Provincie quale Autorità Competente in materia di autorizzazione e controllo sugli impianti di gestione rifiuti soggetti ad autorizzazione e/o comunicazione (riferimenti art. 208 e art. 214). Per le attività di gestione rifuti che ricadono in ambito di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA/IPPC), l'Autorità Competente al rilascio dell'autorizzazione sono il Ministero dell'Ambiente per le AIA nazionali, le Amministrazioni Provinciali o le Regioni per gli altri impianti e sulla base delle specifiche deleghe regionali; la normativa individua quale Autorità Competente al controllo le Agenzie Regionali (ARPA). Sulla base delle competenze normative in materia di rifiuti, in ambito di procedimenti istruttori finalizzati al rilascio delle autorizzazioni ordinarie, ARPA Lombardia esprime parere ambientale di competenza per le diverse matrici ambientali, mentre per gli impianti IPPC, si esprime in merito al Piano di Monitoraggio. In ambito di controllo su impianti di rifiuti non IPPC l'attività di Arpa viene effettuata mediante convenzione con la competente autorità; la verifica inoltre delle modalità di gestione dei rifiuti presso le diverse realtà produttive viene effettuata da Arpa nell'ambito di programmati controlli ambientali di competenza.

Analisi dell'anno 2013

Nel 2012 sono state presentate 66.510 dichiarazioni MUD (+1,34% rispetto al 2011) secondo le nuove modulistiche e modalità approvate con DPCM 20/12/2012 che ha sostituito i precedenti modelli. In particolare è stata unificata la sezione anagrafica (prima erano presenti due distinte dichiarazioni e quindi due anagrafiche) e ha introdotto la sezione relativa alla “Comunicazione rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche” (RAEE), che si affianca quindi alla “Comunicazione Rifiuti Speciali” (SP) e alla “Comunicazione Veicoli Fuori Uso” (VFU). Queste sono le tre sezioni dalle quali vengono elaborati i dati di produzione e gestione dei rifiuti speciali, secondo le indicazioni fornite dalla Sezione Nazionale del Catasto rifiuti presso ISPRA.

L’analisi dei dati relativi alla produzione dei rifiuti speciali risulta molto più complessa rispetto a quella della produzione dei rifiuti urbani, sia per le diverse modalità di raccolta dei dati che per la estrema variabilità delle fonti da cui si originano tali rifiuti (cioè dove e come si producono i rifiuti). Inoltre, al fine di ottenere dati confrontabili tra le diverse regioni, secondo le indicazioni fornite da ISPRA è prevista l’esclusione di tutti i rifiuti non pericolosi provenienti da attività di costruzione e demolizione (CER della famiglia 17), che pur non rientrando tra i rifiuti da dichiarare, spesso sono invece inclusi nelle Dichiarazioni MUD.
La produzione totale di rifiuti speciali nel 2012 in Regione Lombardia risulta essere pari a 11.783.373 tonnellate, di cui 9.973.814 tonnellate riguardano i rifiuti speciali non pericolosi e 1.809.557 tonnellate i rifiuti speciali pericolosi.
Le province che contribuiscono maggiornamente alla produzione totale di rifiuti speciali sono Brescia (23,9%), Milano (14%), Bergamo (12,4%) e Pavia (9,9%).

Un altro dato interessante è quello relativo alla gestione dei rifiuti effettuata dagli impianti di trattamento presenti sul territorio regionale, che evidenzia un trend decrescente del ricorso alle operazioni di smaltimento dei rifiuti a favore di un continuo aumento dei quantitativi che invece vengono avviati a operazioni di recupero (di materia o di energia principalmente).
Gli impianti di trattamento ritirano e gestiscono sia rifiuti urbani che rifiuti speciali, provenienti sia dalla Regione Lombardia che da altre regioni italiane. Per questo motivo i quantitativi relativi alla gestione dei rifiuti riportati nella sezione "indicatori" risultano nettamente superiori a quelli della produzione di rifiuti speciali e urbani in Regione.

Tipologia
Indicatore



TermineBreve Descrizione
D.d.s. 2578 del 19 marzo 2013 Modifica contenuti allegato A alla D.g.r. 2513 del 16 novembre 2011: “Modalità, contenuti e tempistiche per la compilazione dell’applicativo O.R.SO. (osservatorio rifiuti sovraregionale) relativo alla raccolta dei dati di produzione e gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti gestiti dagli impianti in Regione Lombardia – Nuove disposizioni” (BURL n. 13, serie ordinaria del 27 marzo 2013) apporta lievi modifiche all’allegato A alla D.g.r. 2513 del 16 novembre 2011 che definisce le modalità, i contenuti e le tempistiche di compilazione dell’applicativo O.R.SO., come previsto dall’art. 18 della L.R. 26/2003. Inoltre riporta i criteri di calcolo dei principali indicatori utilizzati nelle elaborazioni e pubblicazioni dei dati.
D.G.R. 2513 del 16 novembre 2011 “Modalità, contenuti e tempistiche per la compilazione dell’applicativo O.R.SO. (osservatorio rifiuti sovraregionale) relativo alla raccolta dei dati di produzione e gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti gestiti dagli impianti in Regione Lombardia – Nuove disposizioni” (BURL n. 47, serie ordinaria del 21 novembre 2011) definisce le modalità, i contenuti e le tempistiche di compilazione dell’applicativo O.R.SO., come previsto dall’art. 18 della L.R. 26/2003. Inoltre riporta i criteri di calcolo dei principali indicatori utilizzati nelle elaborazioni e pubblicazioni dei dati.
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2004, “Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2005 - cap. 1 sezione veicoli a fine vita o fuori uso” (G.U. n. 305 del 30 dicembre 2004)
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 dicembre 2002 “Approvazione del nuovo modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2003” (G.U. n. 3 del 4 gennaio 2003)
Decreto Legislativo 209 del 24 giugno 2003 " “Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso” (GU 182 del 7 agosto 2003 - SO n. 128) costituisce la normativa di riferimento per la gestione dei veicoli fuori uso e per la riduzione del loro impatto sull’ambiente. In particolare vengono determinati i presupposti e le condizioni che consentono lo sviluppo di un sistema che assicuri un funzionamento efficiente, razionale ed economicamente sostenibile della filiera di raccolta, recupero e riciclaggio dei materiali dei veicoli.
Dlgs 152 03/04/2006 “Norme in materia ambientale” (G.U. n. 88 del 3 aprile 2006, S.O. n. 96). è stato emanato in attuazione delle Legge Delega 308 del 15 dicembre 2004 ed ha riunito e coordinato in un unico corpus la disciplina normativa dei differenti settori del diritto ambientale, introducendo sostanziali modifiche alla legislazione preesistente; la parte quarta disciplina la gestione dei rifiuti e le bonifiche
Legge 70 del 25 gennaio 1994 “Norme per la semplificazione degli adempimenti in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza pubblica, nonché per l'attuazione del sistema di ecogestione e di audit ambientale” (GU n. 24 del 31 gennaio 1994) introduce il MUD, Modello Unico di Dichiarazione ambientale, con lo scopo di semplificare e razionalizzare gli obblighi delle imprese e dei soggetti coinvolti e di superare l'estrema frammentazione che esisteva in materia di competenze tra i vari organi/enti deputati alla raccolta dei dati ambientali. Con successivi DPCM sono stati periodicamente approvati i modelli con cui presentare le dichiarazioni inerenti ai rifiuti
Legge Regionale 26 del 12 dicembre 2003 “Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche." (BURL n. 51, SO del 16 dicembre 2003) rappresenta la “legge quadro ambientale” di Regione Lombardia, che ha abrogato le precedenti norme in materia di rifiuti (in particolare la L.R 21/93 e la L.R. 94/80). Il titolo II è quello dedicato ai rifiuti, e in particolare, l’articolo 18 è quello dedicato all’Osservatorio Regionale Rifiuti

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