Data pubblicazione: 06 OTTOBRE 2015

Introduzione

L’acqua rappresenta una delle risorse più importanti della Lombardia ed il suo impiego riguarda gli usi potabili, industriali, agricoli, idroelettrici e ricreativi.
La Lombardia è la regione italiana più ricca di laghi (circa 50), sia in termini di superficie che di volume (40% e 63% rispettivamente del totale nazionale). La lunghezza complessiva dei corsi d’acqua naturali raggiunge circa 6.000 km. A questi si va ad aggiungere un’estesissima rete di canali irrigui e di bonifica (circa 200.000 km censiti) che consente di mantenere viva ed efficiente l’attività agricola nonostante l’intensa urbanizzazione del territorio.
Anche le acque sotterranee e sorgentizie rappresentano un’importante risorsa che storicamente soddisfa l’ampio fabbisogno potabile, industriale, irriguo e, più di recente, l’uso per raffrescamento.
A causa dell’ampia urbanizzazione del territorio, dell’industrializzazione e della diffusione delle attività agro-zootecniche, le risorse idriche in Lombardia necessitano di costante monitoraggio e interventi di tutela.
I corpi idrici superficiali costituiscono il recapito finale di scarichi domestici e industriali e sono talvolta oggetto di eventi di contaminazione accidentali o dolosi.
I corpi idrici sotterranei possono essere soggetti a impoverimento quantitativo, nei casi di prelievi eccessivi e a degrado qualitativo derivante dalla presenza di siti contaminati o da sorgenti diffuse di contaminazione.

Normativa

La normativa sulla tutela delle acque superficiali e sotterranee trova il suo principale riferimento nella Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque.
Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 norme in materia ambientale, con le sue successive modifiche ed integrazioni, recepisce formalmente la Direttiva 2000/60/CE, abrogando il previgente decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152. A seguito dell’approvazione del Dlgs 152/06, sono stati emanati alcuni decreti attuativi riguardanti la tipizzazione e l’individuazione dei corpi idrici, l’analisi delle pressioni, i criteri per il monitoraggio e per la classificazione (D.M. 131/2008, D.M. 260/2010).
La Direttiva 2000/60/CE rafforza inoltre la consapevolezza che le acque sotterranee sono una riserva strategica difficilmente rinnovabile e risanabile. In tale contesto, la Direttiva 2006/118/CE “Protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento”, recepita a livello nazionale con il decreto legislativo 16 marzo 2009, n. 30, esplica e definisce gli elementi per la definizione del buono stato chimico e quantitativo delle acque sotterranee.
La Regione Lombardia, con l'approvazione della Legge regionale 12 dicembre 2003, n. 26, ha indicato il Piano di gestione del bacino idrografico come strumento per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici, attraverso un approccio che integra gli aspetti qualitativi e quantitativi, ambientali e socio-economici. Il Piano di gestione, che prevede come riferimento normativo nazionale ancora il Dlgs 152/99, è costituito dall’Atto di indirizzi per la politica di uso e tutela delle acque e dal Programma di tutela e uso delle acque (PTUA).
Più recentemente, in attuazione della Direttiva 2000/60/CE, L’Autorità di Bacino del fiume Po ha adottato il Piano di Gestione per il Distretto idrografico del fiume Poche rappresenta lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono programmate le misure finalizzate a garantire la corretta utilizzazione delle acque e il perseguimento degli scopi e degli obiettivi ambientali stabiliti dalla Direttiva 2000/60/CE.
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 febbraio 2013 è l’atto formale che completa l’iter di adozione del Piano di Gestione del Distretto idrografico Padano.

Attivita' di ARPA



ARPA Lombardia effettua il monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee in maniera sistematica sull’intero territorio regionale dal 2001, secondo la normativa vigente. A partire dal 2009 il monitoraggio è stato gradualmente adeguato ai criteri stabiliti a seguito del recepimento della Direttiva 2000/60/CE.
L’Agenzia inoltre effettua il controllo delle pressioni gravanti sulle risorse idriche, in particolare degli scarichi delle acque reflue urbane e industriali.

ARPA, in particolare, svolge le seguenti azioni inerenti le acque superficiali e sotterranee:
• programmazione e gestione del monitoraggio quali-quantitativo dei corpi idrici;
• effettuazione di sopralluoghi, campionamenti, misure di portata dei corsi d’acqua e misure di livello della falda;
• esecuzione di analisi degli elementi chimico-fisici e chimici e degli elementi biologici;
• elaborazione dei dati derivanti dal monitoraggio e relativa classificazione;
• supporto tecnico-scientifico a Regione Lombardia per le attività di pianificazione e programmazione;
• partecipazione a tavoli tecnico-scientifici su tematiche di settore istituiti dalla Commissione Europea, dal Ministero dell’Ambiente, dall’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), dalla Regione Lombardia e dagli Enti Locali;
• gestione e realizzazione di monitoraggi e progetti relativi a problematiche o specificità territoriali;
• verifiche ed espressione di pareri nei seguenti ambiti:
- Grandi Opere (osservazioni ai Progetti di Monitoraggio Ambientale, verifiche del monitoraggio, pareri sulle relazioni)
- VIA e VAS (pareri)
- Sperimentazioni relative al Deflusso Minimo Vitale (partecipazione ai tavoli tecnici, verifiche del monitoraggio, pareri sulle relazioni)
- Svasi Dighe (verifiche del monitoraggio, pareri sulle relazioni);
• gestione delle emergenze e degli esposti relativi a eventi di contaminazione delle acque.


La rete di monitoraggio acque superficiali

Il processo di tipizzazione dei corsi d’acqua e dei laghi in Lombardia ha portato all’individuazione di 39 tipi fluviali e di 8 tipi lacustri. All’interno di ciascun tratto o bacino tipizzato sono stati individuati 669 corpi idrici fluviali (520 naturali e 149 artificiali) e 56 corpi idrici lacustri (32 naturali e 24 invasi).
La rete di monitoraggio regionale per le acque superficiali è composta da:
- 355 stazioni collocate su altrettanti corpi idrici fluviali;
- 44 stazioni collocate su 37 corpi idrici lacustri.
Il primo ciclo triennale di monitoraggio operativo è stato avviato da ARPA Lombardia nel 2009 e si è concluso nel 2011. Il secondo ciclo triennale è iniziato nel 2012 ed è terminato nel 2014, anno in cui si è concluso il primo ciclo sessennale del monitoraggio di sorveglianza, in tempo utile per la revisione del Piano di Gestione del distretto idrografico Padano.
Lo stato ecologico dei corpi idrici è definito dalla qualità della struttura e del funzionamento degli ecosistemi acquatici, stabilita attraverso il monitoraggio degli elementi biologici (macrofite e fitobentos, fitoplancton, macroinvertebrati bentonici e fauna ittica), degli elementi fisico-chimici (nutrienti, ossigeno disciolto e trasparenza) e chimici (inquinanti specifici) a sostegno e degli elementi idromorfologici a sostegno. Gli elementi di qualità differiscono tra fiumi e laghi, in funzione delle rispettive peculiarità.
Lo stato chimico dei corpi idrici è definito dalla presenza delle sostanze appartenenti all’elenco di priorità (pericolose prioritarie, prioritarie e altre sostanze), per ciascuna delle quali sono stabiliti standard di qualità ambientale.
Considerando il periodo di monitoraggio 2009-2014, previsto dal Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po, su 551 corpi idrici fluviali, lo stato ecologico, espresso sulla base degli elementi biologici, idromorfologici e chimici, è per il 33% elevato e buono e per il 46% sufficiente. Il 19% dei corpi idrici che attraversano le zone più antropizzate della regione presenta uno stato ecologico scarso e solo il 2% pessimo.
Lo stato chimico (determinato dalla presenza di sostanze prioritarie, quali ad esempio metalli, pesticidi) risulta buono per il 68% dei corpi idrici fluviali.
Dei 56 laghi lombardi, sempre considerando i sei anni di monitoraggio, il 53% presenta uno stato ecologico elevato e buono, mentre lo stato chimico è buono per il 63%.


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Rete di monitoraggio qualitativa delle acque superficiali (Fonte: ARPA Lombardia)


La rete di monitoraggio acque sotterranee

La rete regionale di monitoraggio delle acque sotterranee (anno 2014) comprende 521 punti per il monitoraggio qualitativo e 447 punti per il monitoraggio quantitativo; su alcuni punti vengono effettuate entrambe le tipologie di monitoraggio.

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Rete di monitoraggio qualitativa delle acque sotterranee (Fonte: ARPA Lombardia)

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Rete di monitoraggio quantitativa delle acque sotterranee (Fonte: ARPA Lombardia)


La definizione dello Stato Chimico delle Acque Sotterranee (SC) è basata sul monitoraggio delle seguenti tipologie di sostanze: metalli, inquinanti inorganici, policiclici aromatici, alifatici clorurati cancerogeni, alifatici clorurati non cancerogeni, alifatici alogenati cancerogeni, nitrobenzeni, clorobenzeni, pesticidi, diossine e furani, composti organici aromatici. Sui punti appartenenti ai vari corpi idrici sotterranei è prevista la determinazione dei parametri delle categorie sopra-descritte attraverso due campionamenti all’anno (una campagna primaverile e una campagna autunnale). I profili analitici, per ciascun punto (o gruppi di punti) della rete, sono definiti sulla base delle pressioni gravanti sul territorio, della struttura idrogeologica, delle proprietà chimico-fisiche dei contaminanti e dei risultati dei monitoraggi relativi agli anni precedenti.
Il monitoraggio quantitativo avviene attraverso la misura mensile (falda superficiale) o trimestrale (falda profonda) della soggiacenza della falda (profondità della superficie della falda rispetto al piano campagna).

Analisi dell'anno

Acque Superficiali
Per le Acque Superficiali (corsi d'acqua e laghi/invasi), sulla base di quanto previsto dalla normativa di settore (D.Lgs.152/99, sostituito dal 2009 dal D.Lgs.152/2006 e relativi Decreti Attuativi ) vengono monitorati, secondo le frequenze di legge:
1. una serie di parametri chimico-fisici, tra cui i cosiddetti “parametri di base” (pH, solidi sospesi, temperatura, trasparenza, conducibilità, durezza, azoto ammoniacale, azoto nitrico, ossigeno disciolto, BOD5, COD, azoto totale, orto fosfato, cloruri, solfati, fosforo totale, Escherichia Coli); parte di questi concorrono alla determinazione degli indici LIMeco (per i corsi d'acqua) e LTLeco (per i laghi).
2. una serie di altri inquinanti chimici costituiti in prevalenza da metalli, pesticidi, solventi e IPA;
3. gli elementi di qualità biologica che riguardano: macroinvertebrati, macrofite, diatomee, fitoplancton e fauna ittica.
Nell’anno 2014, in particolare, il monitoraggio dei fiumi ha riguardato 117 stazioni per gli elementi biologici e 346 stazioni per lo stato chimico. L’indicatore LIMeco, calcolato per 350 stazioni di monitoraggio, è risultato in stato elevato o buono in 212 stazioni, in stato sufficiente in 70 stazioni e in stato scarso o cattivo in 68 stazioni; tali valori confermano sostanzialmente la distribuzione di classe di stato per gli elementi chimico–fisici a supporto dello stato ecologico del 2013.
Sui laghi i punti di monitoraggio biologico (fitoplancton) sono stati 32 e quelli di monitoraggio chimico sono stati 39. L’indice LTLeco è stato determinato su 37 laghi, per un totale di 40 stazioni. La maggior parte delle stazioni (27) presenta uno stato sufficiente, mentre 13 risultano in stato buono, a sostanziale conferma di quanto fatto registrare negli anni precedenti.

Acque Sotterranee
Per le Acque Sotterranee sulla base di quanto previsto dalla normativa di settore (D.Lgs.152/99, sostituito dal 2009 dal D.Lgs.152/2006 e dal D.Lgs.30/2009) vengono monitorati con frequenza semestrale le seguenti tipologie di sostanze: metalli, inquinanti inorganici, policiclici aromatici, alifatici clorurati cancerogeni, alifatici clorurati non cancerogeni, alifatici alogenati cancerogeni, nitrobenzeni, clorobenzeni, pesticidi, diossine e furani, composti organici aromatici. Nell'anno 2014, in particolare, il monitoraggio ha riguardato 521 punti di monitoraggio per i quali è stato definito lo Stato Chimico (SC). L'indicatore calcolato è risultato per il 55% dei punti di monitoraggio in stato NON BUONO e per il restante 45% in stato BUONO. Le province che presentano un maggior numero di criticità risultano essere Lecco, Monza Brianza, Milano e Mantova che presentano rispettivamente il 67%, il 75%, il 78% e il 69% dei punti in stato qualitativo NON BUONO. Si conferma quindi il trend qualitativo dell'anno 2013 rilevando un miglioramento pari al 20% della percentuale dei punti di monitoraggio in stato BUONO per la Provincia di Monza e Brianza e, un aumento pari al 17% della percentuale dei punti di monitoraggio in stato NON BUONO per la provincia di Lecco a fronte di un numero maggiore di punti di monitoraggio pari al 33% investigati nell'anno 2014. E' da tenere in considerazione come per lo S.C. i superamenti dovuti alle sostanze di "presunta origine naturale" ricercate, siano considerati alla stregua dei superamenti delle altre sostanze. Queste valutazioni potranno essere integrate al termine dell'attività relativa alla valutazione delle sostanze di probabile origine naturale.

Tipologia
Indicatore




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