Data pubblicazione: MAGGIO 2017

Introduzione

Numerose sono le definizioni di biodiversità riportate nella letteratura scientifica. Tra queste ricordiamo la prima, che venne espressa durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992; la diversità biologica, a livello genetico, specifico ed ecosistemico, venne definita come la variabilità degli organismi viventi e degli ecosistemi che essi costituiscono.
Le cause principali che determinano la perdita di biodiversità sono inquinamento, diffusione di specie aliene, perdita e frammentazione degli habitat e cambiamenti climatici.

Nel corso del 2010, dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Anno Internazionale della Biodiversità”, è stata avviata, a livello internazionale ed europeo, una strategia finalizzata ad arrestare la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici che da essa derivano nel decennio 2011-2020, a sua volta dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Decennio delle Nazioni Unite per la biodiversità”.
La strategia dell’UE prevede sei obiettivi prioritari da raggiungere entro il 2020:
• favorire l’attuazione della normativa in materia ambientale
• ripristinare gli ecosistemi, ad esempio utilizzando infrastrutture verdi
• incentivare Agricoltura e Forestazione Sostenibili
• incentivare la Pesca Sostenibile
• combattere le Specie Aliene Invasive
• contribuire a bloccare la perdita di Biodiversità a livello globale.
In tale contesto l’Italia si è dotata di una propria Strategia Nazionale per la Biodiversità, adottata nell’ottobre 2010 dalla Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome, al fine di integrare gli obiettivi di sviluppo del Paese e la tutela del suo prezioso patrimonio di biodiversità.
l'Italia infatti è caratterizzata da un significativo patrimonio di specie sia per il numero totale, sia per l’alto tasso di endemismo. La fauna è stimata in oltre 58.000 specie, di cui circa 55.000 di Invertebrati (95%), 1812 di Protozoi (3%) e 1265 di Vertebrati (2%), con un’incidenza complessiva di specie endemiche pari a circa il 30%. La flora è costituita da oltre 6.700 specie di piante vascolari (di cui il 15% endemiche), 851 di Muschi e 279 Epatiche. Per quanto riguarda i Funghi, sono conosciute circa 20.000 specie di Macromiceti e Mixomiceti (funghi visibili a occhio nudo). (http://www.minambiente.it/pagina/biodiversita).
A livello regionale, circa un quarto del territorio è sottoposto a tutela: il "Sistema delle Aree Protette Lombarde", istituito con la legge regionale 30 novembre 1983 n. 86, comprende 24 Parchi Regionali, 66 Riserve Naturali Regionali, 32 Monumenti Naturali e oltre 90 Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, ai quali si aggiungono un’ampia porzione del Parco Nazionale dello Stelvio e 3 Riserve Naturali Statali.
I Parchi Regionali rappresentano la struttura principale delle aree protette lombarde: in base alle loro peculiarità ambientali e territoriali si suddividono in parchi fluviali, parchi montani, parchi agricoli, parchi forestali e parchi di cintura metropolitana. Le finalità dei parchi regionali sono quelle di salvaguardare la biodiversità, l’ambiente, le attività agricole, silvicole e pastorali, ma anche di promuovere l’uso culturale e ricreativo per i cittadini.
Elementi caratteristici del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi fluviali, individuati lungo i principali affluenti del Po: Ticino, Adda, Oglio, Mincio e Lambro. In questi ambiti i boschi di ripa rappresentano gli ultimi lembi dell’originaria foresta planiziale di latifoglie decidue, contornati da zone agricole e territori fortemente antropizzati. Secondo elemento caratteristico del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi montani, che preservano quelle porzioni del territorio confinato soprattutto sulle pendici montuose come il massiccio dell'Adamello, le Orobie, le montagne dell'alto Garda, il massiccio del Campo dei Fiori e il Monte Barro. I boschi rappresentano, per estensione e ricchezza, uno degli aspetti più pregiati dei parchi montani e ospitano fauna alpina di grande interesse naturalistico.
Un terzo elemento caratteristico del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi agricoli e di cintura metropolitana, che nascono come risposta alla necessità di creare opportune aree verdi con funzione di contenimento e di compensazione della crescita antropica. Ne sono esempio il Parco delle Groane, il Parco Nord Milano, il Parco Agricolo Sud Milano, il Parco della Spina Verde di Como, il Parco dei Colli di Bergamo.
Le Riserve Naturali invece sono aree protette, destinate alla conservazione della natura, che includono laghi, boschi, garzaie e valli e sono caratterizzate da un’estensione territoriale sensibilmente più ridotta rispetto a quella dei parchi. Sono classificate in integrali, orientate e parziali a seconda delle tipologie di attività che si possono svolgere al loro interno.
Grazie al particolare pregio naturalistico e scientifico sono tutelati anche i Monumenti Naturali, rappresentati da singoli elementi o piccole superfici dell’ambiente naturale come sorgenti e cascate o massi erratici, ed elementi botanici rari o imponenti.
La più recente forma di tutela è quella denominata “Parco Locale di Interesse Sovracomunale”. I PLIS sono stati istituiti a partire dagli anni novanta, con un forte aumento negli anni 2000. Tali aree, comprendenti strutture naturali ed eventualmente aree verdi periurbane, hanno un’utile funzione di connessione tra le aree protette regionali e di potenziamento della RER (Rete Ecologica regionale).
Infine la rete Natura 2000, principale strumento dell’UE per la conservazione della biodiversità, in Lombardia occupa una superficie equivalente a quasi il 16% del territorio regionale e comprende 193 SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e 67 ZPS (Zone di Protezione Speciale); come spesso succede nell’intera rete europea, in alcuni casi le aree designate a SIC e ZPS si sovrappongono parzialmente.
I SIC sono destinati alla tutela degli habitat e delle specie significative; le ZPS sono destinate alla protezione delle specie di uccelli, migratori e non, individuate come di interesse comunitario e minacciate.
A completamento dell’istituzione delle aree protette e dell’attuazione in Lombardia del Programma Rete Natura 2000, Regione Lombardia ha istituito la Rete Ecologica Regionale (RER) riconosciuta dal Piano Territoriale Regionale del 2010 come infrastruttura prioritaria e strumento regionale per la difesa della biodiversità mediante la connessione ecologica delle aree protette al fine di evitare l’isolamento degli habitat e delle popolazioni di pregio naturalistico.


Normativa

La protezione della natura ha ricevuto grandissima attenzione soprattutto dall’Unione Europea, il cui primo strumento normativo è rappresentato dalla Direttiva “Uccelli” a tutela delle aree in cui vivono le specie ornitiche minacciate, in particolar modo gli uccelli migratori: tali aree sono definite Zone a Protezione Speciale (ZPS). Ma la pietra miliare europea è rappresentata dalla Direttiva “Habitat”, che definisce un quadro comune per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, e per la tutela di specie della fauna e della flora selvatica “di interesse comunitario”. Le aree che contengono tali elementi vengono inizialmente designati come siti di importanza comunitaria (SIC), evolvendo successivamente in zone speciali di conservazione a seguito della designazione da parte dello Stato Membro; per queste aree vengono stabiliti piani di gestione atti a coniugare la conservazione a lungo termine delle risorse naturali con le attività economiche e sociali, al fine di realizzare una strategia di sviluppo sostenibile. Il territorio europeo è stato suddiviso in 9 regioni biogeografiche - ambiti territoriali con caratteristiche ecologiche omogenee – e l’insieme di SIC e ZPS forma la “rete Natura 2000”.
A livello nazionale, la Lombardia è stata la prima regione a dotarsi di un sistema organico di aree protette diffuso su tutto il territorio.
Già nel 1973, con la legge regionale n. 58, abrogata dalla successiva L.R. n. 86 del 1983, vennero dettate le prime norme per l’istituzione di parchi e riserve naturali, e sulla base di questa legge furono istituiti negli anni settanta i primi parchi regionali (Parco del Ticino, Parco delle Groane e Parco dei Colli di Bergamo).
Con la legge regionale del 30 novembre 1983, n. 86 “ Piano regionale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale” è stato poi creato un sistema completo di aree naturali distribuite su tutto il territorio regionale.
Le aree così individuate sono state classificate, a seconda delle loro caratteristiche dimensionali, in parchi, riserve o monumenti naturali e sottoposte ad un regime di tutela per garantirne la conservazione, dettando nel contempo le regole per una corretta gestione. A queste prime tre categorie se ne è aggiunta una quarta, quella dei Parchi Locali d’Interesse Sovracomunale (PLIS), per la quale la legge si limita ad un riconoscimento formale a seguito di richiesta da parte degli enti locali proponenti.
La legge regionale 86/1983 ha quindi anticipato di 8 anni i contenuti della normativa nazionale (Legge 394/1991), che detta i principi fondamentali per garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale tramite l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette, nazionali e regionali.
Grazie alle norme regionali, nazionali e comunitarie, nel corso degli anni si è potuto quindi instaurare sul territorio lombardo un complesso consistente di aree di pregio naturalistico sottoposte a diverse forme di tutela; il sistema delle aree protette tuttavia, pur essendo uno strumento indispensabile per la conservazione della natura, da solo non è sufficiente a garantire totalmente la salvaguardia del patrimonio naturale e della biodiversità.
Ai fattori di minaccia per la natura e la biodiversità di livello globale, si sommano infatti a livello locale quei fattori che esercitano sui sistemi naturali pressioni più dirette. Nel territorio lombardo, in particolare, la realizzazione di numerose infrastrutture strategiche richiede di sorvegliare con stringente attenzione le pressioni che si generano sulle componenti naturali situate al di fuori delle aree protette.
In relazione a ciò la normativa vigente richiede che venga attuato un monitoraggio ambientale in grado di sorvegliare nel tempo le ricadute sulle componenti naturalistiche della costruzione di una nuova opera e del suo successivo funzionamento, e di mitigare o compensare gli effetti negativi.

Attivita' di Arpa

Con l’emanazione dalla “legge obiettivo” 443/2001 "Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive" è stato avviato a livello nazionale il percorso normativo per la realizzazione di numerose opere considerate di rilevanza strategica nei settori stradale, ferroviario, idrico, energetico ed edile. Tutti i progetti inseriti nella “legge obiettivo” vengono autorizzati nel rispetto della disciplina individuata dal D.Lgs. 163/2006 e s.m.i. e sono sottoposti a procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) ai sensi della vigente normativa (D.Lgs. 152/2006, D.Lgs. 04/2008, D.M. 308/2015) con la quale lo Stato italiano ha recepito le Direttive Europee 1985/337/CEE, 1997/11/CE e 2011/92/UE.
Nelle varie fasi di costruzione ed esercizio delle nuove infrastrutture il controllo delle ricadute ambientali costituisce un’attività di particolare importanza: a tal fine sono previste la predisposizione e la messa in atto di un piano di monitoraggio ambientale (PMA) a carico del soggetto che realizza l’opera. ARPA Lombardia fornisce il supporto tecnico esperto agli Osservatori Ambientali, ai quali spetta il compito fondamentale di garantire la puntuale sorveglianza e la costante informazione della popolazione in merito alla tutela dell’ambiente, dall’avvio del cantiere al primo esercizio dell’infrastruttura. ARPA Lombardia interviene pertanto nella verifica della corretta predisposizione ed esecuzione dei Piani di Monitoraggio Ambientale, nella gestione di eventuali criticità ambientali che dovessero presentarsi durante la realizzazione dell’opera e nella valutazione dei risultati del monitoraggio resi poi disponibili al pubblico.
Una delle matrici considerate nel monitoraggio ambientale è quella delle componenti naturalistiche. Gli operatori di Arpa affiancano il Committente, mediante attività di audit, nelle fasi di monitoraggio ante operam, corso d’opera e post operam. La valutazione si basa sull'analisi di comunità e gruppi, indicatori e indici che possono segnalare eventuali situazioni di degrado; essa consente quindi di segnalare, nel corso dell’attività istruttoria, opportuni interventi correttivi in un momento in cui gli effetti del danno sono ancora reversibili. Oltre a tale valutazione, l'attività di rilievo realizzata dagli esperti botanici e faunisti consente di delineare un quadro della distribuzione delle componenti naturalistiche anche al di fuori delle aree protette. I risultati delle indagini, relativi a fauna e vegetazione, raccolti dai Committenti nel corso dell’attività di monitoraggio, vengono periodicamente inviati ad Arpa per la fase istruttoria. Tali dati vengono inseriti dagli operatori di Arpa in un database dedicato, che risulta un utile strumento per la valutazione dell’evoluzione delle comunità animali e vegetali. Nella sezione “dati” sono consultabili quelli relativi alle specie prioritarie di avifauna diurna ed alle specie di flora spontanea protetta o con raccolta regolamentata (2009-2015).
Nel 2011 ARPA Lombardia ha dato avvio ad un Progetto di censimento delle specie aliene acquatiche con l’intento di acquisire un quadro conoscitivo relativo alla presenza e alla diffusione di alcune di tali specie all’interno del reticolo idrografico regionale. Tale attività, che si configura come sistema di sorveglianza del fenomeno a scala regionale, si pone sulla linea della strategia di azione europea, che evidenzia il ruolo primario della prevenzione nella lotta alle specie aliene. Il rilevamento precoce, a cui fare seguire la rapidità di azione, costituisce infatti lo strumento più economico ed efficace nell’individuare nuovi nuclei di specie aliene e contrastare le bioinvasioni.
Il censimento propriamente detto ha preso avvio nel 2012 nell’ambito del monitoraggio istituzionale delle acque correnti superficiali. Sono state prese in considerazione 19 specie alloctone acquatiche, di cui 10 animali e 9 vegetali, selezionate sulla base di criteri di priorità condivisi dagli esperti. Le specie sono riconducibili a tre componenti biotiche del monitoraggio istituzionale, i Macroinvertebrati bentonici, le Diatomee e le Macrofite.
Il rilevamento viene effettuato in parallelo alle consuete attività di monitoraggio biologico delle acque correnti nelle stazioni della rete di monitoraggio regionale. L’attivazione della campagna annuale varia in funzione della tipologia di monitoraggio della stazione di rilievo, mentre la frequenza del campionamento durante l’anno varia in funzione della componente. Tali modalità portano a disporre di differenti combinazioni di rilievi, in quanto in ogni stazione varia il numero di anni di rilievo disponibile per ogni componente biologica. Il censimento permette quindi di avere un quadro della presenza e della distribuzione delle diverse specie alloctone nel reticolo idrografico regionale in un arco di tempo pluriennale.
I dati raccolti sono stati inseriti in un database, georeferenziati elaborati e in continuo aggiornamento. I primi quattro anni di rilevazione hanno restituito un quadro delle bioinvasioni che, seppur frammentario, fa emergere spunti di riflessione interessanti (Figure 1, 2 e 3)


Figura 1: Specie Alloctone di macro invertebrati 2012-2015


Figura 2: Specie Alloctone di Diatomee


Figura 3: Specie Alloctone di Macrofite 2012-2015

La presenza di specie aliene interessa vari bacini idrografici, soprattutto quelli del Po, del Lambro – Olona meridionale, del Ticino, dell’Oglio e dell’Adda. Nel reticolo idrografico sono state rinvenute tutte le specie aliene di Diatomee e di Macrofite e quasi tutte quelle di Macroinvertebrati. Tra questi ultimi risulta significativamente presente e diffusa Corbicula fluminea (Muller, 1774), nota anche come vongola asiatica. Si tratta di un bivalve dulciacquicolo del sud-est asiatico, molto competitivo nei riguardi delle specie native e, come tale, in grado di alterare profondamente l’equilibrio ecosistemico. Corbicula fluminea può procurare anche ingenti danni economici derivanti dall’ostruzione delle prese d’acqua (per usi industriali e civili) e dei canali di irrigazione o di drenaggio. E’ degno di nota osservare che la specie, inclusa nell’elenco DAISIE delle 100 peggiori specie invasive d’Europa, e significativamente presente nel reticolo idrografico lombardo, non è ad oggi inserita nella Lista nera regionale. Si rimanda al box 1 per un approfondimento sull'argomento.

Tipologia
Indicatore



SPECIE ALIENE

Una delle principali minacce alla perdita di biodiversità è rappresentata dall’introduzione negli ecosistemi di specie aliene, cioè organismi viventi originari di altre aree geografiche. Una specie aliena è considerata naturalizzata quando vive libera nell’ambiente con popolazioni capaci di autosostenersi, mentre diventa invasiva quando la sua diffusione, in competizione con le specie native, mette a rischio la biodiversità locale.
Gli organismi alieni costituiscono un’importante minaccia ambientale, sociale, economica e sanitaria. In particolare: 1) riducono la biodiversità a causa della competizione con le specie autoctone e provocano cambiamenti strutturali agli ecosistemi; 2) riducono la produttività e ostacolano lo sviluppo di attività umane quali raccolti agricoli, pesca professionale, utilizzo del suolo, turismo; 3) incrementano i rischi sanitari provocando allergie, intossicazioni, diffusione di virus e batteri.
Gli scenari basati sulle informazioni attuali del fenomeno prospettano un trend di rapido e costante aumento delle invasioni biologiche. Al fine di contrastare la diffusione delle specie aliene sono stati emanati vari provvedimenti normativi, soprattutto di ambito comunitario. Il divieto di introdurre specie aliene è contenuto sia nella Direttiva Uccelli (09/147/CE) che nella Direttiva Habitat (92/43/CE). La Direttiva sulla Salute delle Piante (2000/29/CE) contrasta l’introduzione e la diffusione di organismi dannosi. Il Regolamento CE 338/97 protegge flora e fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio. Il Regolamento CE 708/2007 regola l’impiego in acquacoltura di specie esotiche. Di recente il Regolamento (UE) n. 1143/2014 emette disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. Il Regolamento di Esecuzione (UE) 2016/1141 adotta un elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Tale elenco sarà aggiornato gradualmente, dando preminenza alle specie i cui effetti negativi possono essere oggetto di azioni di prevenzione, riduzione e mitigazione efficaci ed efficienti in termini economici.
In ambito nazionale l’interesse è stato finora confinato alla fauna selvatica omeoterma di interesse venatorio, mentre a livello regionale lombardo la DGR 7736/2008 individua Liste nere di specie alloctone animali e vegetali per le quali è previsto il monitoraggio, il contenimento e l’eradicazione. La L.R. 31/2008 vieta inoltre la reintroduzione in acqua delle specie ittiche alloctone dannose eventualmente pescate.
In Lombardia in anni recenti è stato registrato il più alto numero a livello nazionale di specie vegetali alloctone e di specie vegetali invasive (545 alloctone e 84 invasive su 3220 specie spontanee). Il fenomeno è da attribuire alle dimensioni e all’eterogeneità del territorio, nonché alle attività antropiche come l’agricoltura intensiva, l’urbanizzazione, l’industrializzazione, il traffico delle merci e i flussi di persone. Anche le comunità animali sono interessate dall’ingresso delle specie aliene: negli ultimi cinquant’anni nelle acque lombarde sono comparse due specie ittiche esotiche ogni decennio, e in anni relativamente recenti sono state registrate 19 specie esotiche, corrispondenti al 36,5% delle specie presenti. Il territorio regionale subisce in continuazione l’invasione di animali vertebrati e invertebrati: alcuni esempi tra i più noti riguardano il gambero rosso della Louisiana, lo scoiattolo grigio nordamericano, la nutria, la tartaruga americana, il tarlo asiatico e la diabrotica.
Le acque dolci superficiali sono particolarmente sensibili all’introduzione di specie aliene sia per la facilità di diffusione degli organismi attraverso il reticolo idrografico che collega laghi, fiumi e canali, sia per il degrado in cui versano molti ecosistemi acquatici. Le acque dolci superficiali sono da sempre intensamente sfruttate dall’uomo per numerosi usi, molti dei quali costituiscono vettori potenziali di introduzione di specie aliene.

BIBLIOGRAFIA

Regolamento 1997/338/CE. Regolamento del Consiglio del 9 dicembre 1996 relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio (G.U. L61 del 3 marzo1997).
Direttiva 2000/29/CE Direttiva del Consiglio, dell'8 maggio 2000, concernente le misure di protezione contro l'introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità (G.U. L169 del 10/07/2000).
D. G. R. VIII/7736/2008. Determinazione in ordine agli elenchi di cui all’art. 1 comma 3 della legge regionale 31 marzo 2008 n. 10 Disposizioni per la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea – (Prosecuzione del procedimento per decorrenza termini per l’espressione del parere da parte della competente Commissione Consiliare, ai sensi dell’art. 1, commi 25 e 26 della L.R. n. 3/01).
L.R. 31/2008. Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale (BURL n. 50, 1° S.O. del 10 dicembre 2008).
Direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici (G.U.U.E L20 del 26 gennaio 2010).
Regolamento 2011/304/UE. Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011 recante modifica del regolamento (CE) n. 708/2007 del Consiglio relativo all’impiego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti.
Regolamento 2014/1143/UE. Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive (G.U.U.E. L317/35 del 4 novembre 2014). Regolamento di esecuzione 2016/1141/UE. Regolamento della Commissione del 13 luglio 2016 che adotta un elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale in applicazione del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (G.U.U.E. L189/4 del 14 luglio 2016).

PERCORSI METODOLOGICI PER LA VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI SULLE COMPONENTI NATURALISTICHE NEL MONITORAGGIO AMBIENTALE

Il territorio lombardo è attualmente interessato dalla realizzazione di varie infrastrutture identificate come opere strategiche di rilevante interesse nazionale (L. n. 443/2001). La normativa prevede l’attuazione da parte del committente di un Piano di Monitoraggio Ambientale al fine di verificare le ricadute dell’opera sulle matrici ambientali, nonchè di segnalare precocemente eventuali criticità su cui intervenire per tempo. ARPA Lombardia svolge un ruolo di supporto tecnico alle autorità pubbliche, verificando la corretta predisposizione ed esecuzione del Piano di Monitoraggio Ambientale e valutando i risultati del monitoraggio.
Mentre per la maggior parte delle matrici ambientali la valutazione delle ricadute dell’opera si basa su dettati normativi, per le componenti naturalistiche degli ambienti terrestri non è stato definito a tutt’oggi alcun riferimento. Data questa premessa, nell’ambito del monitoraggio ambientale delle Grandi Opere infrastrutturali lombarde, ARPA ha voluto avviare nel 2012 un percorso di ricerca e di sperimentazione di strumenti finalizzati a valutare la significatività delle variazioni delle componenti naturalistiche.
Lo sforzo compiuto da ARPA in questa direzione ha avuto finora i seguenti risvolti applicativi:
1) ha messo in evidenza elementi chiave ed aspetti critici del monitoraggio naturalistico in essere; 2) ha fornito indicazioni utili per migliorare l’impostazione dei nuovi Piani di Monitoraggio;
3) ha portato allo sviluppo di proposte metodologiche per la valutazione degli esiti delle indagini svolte. Si delineano brevemente tali punti.
1. Elementi chiave e aspetti critici – Per disporre di dati rappresentativi, peraltro necessari per valutazioni affidabili, è essenziale che il Piano di Monitoraggio sia basato su un disegno sperimentale di campionamento adeguato. Le prime esperienze hanno evidenziato difficoltà di utilizzo dei dati naturalistici dovute ad una non sufficiente frequenza dei rilievi a fronte di un panorama molto ricco di indicatori.
2. Indicazioni per i contenuti dei Piani di Monitoraggio - Il Piano di Monitoraggio dovrebbe prevedere stazioni di controllo, stazioni per la valutazione della fase corso d’opera (relative all’eventuale impatto delle lavorazioni) e stazioni per la valutazione della fase post operam (relative all’eventuale impatto dell’esercizio dell’opera). Rispetto agli indicatori, le esperienze effettuate evidenziano l’importanza di privilegiare l’intensità di rilievo di pochi indicatori significativi nel contesto ambientale in esame. Gli indicatori più efficaci, in un ambito agro-forestale, antropizzato di pianura, risultano essere l’avifauna per le ricadute nelle fasi corso d’opera e post operam e la vegetazione per la fase corso d’opera.
3. Proposte metodologiche per la valutazione dei dati del monitoraggio - L’obiettivo del monitoraggio, cioè il quesito fondamentale a cui dare risposta, è se le eventuali differenze riscontrate negli indicatori rispetto alla fase ante operam siano attribuibili alla naturale casuale variabilità delle misure naturalistiche nel tempo, oppure siano veramente imputabili al fattore causale specifico dell’infrastruttura e delle lavorazioni connesse. Dopo una lunga ricerca applicativa sono state individuate due linee metodologiche per la valutazione dei dati dei rilievi naturalistici, linee lungo le quali le prime sperimentazioni hanno restituito esiti promettenti.
La prima linea metodologica riguarda la componente vegetazione, per la quale sono state individuate due metriche utili a valutare il dinamismo e la significatività delle variazioni riscontrate. Si tratta delle metriche rinnovazione delle specie legnose autoctone e inquinamento floristico.
La metrica rinnovazione delle specie legnose autoctone consente di valutare le potenzialità di perpetuazione di un popolamento vegetale, quindi tende ad assumere i valori maggiori negli ambiti meno disturbati.
Le specie autoctone sono quelle individuate nell’Allegato C del R.R. 5/2007 integrate da quelle arboree e arbustive negli Allegati C1 e C2 della D.G.R. 11102/2010. La metrica considera le specie autoctone presenti negli strati erbaceo e basso arbustivo e, tramite un sistema ponderato relativo all’abbondanza di ogni specie e ad un apposito algoritmo, attribuisce ad ogni stazione il valore della rinnovazione naturale.
La metrica inquinamento floristico esprime la banalizzazione della vegetazione attraverso la valutazione della presenza nello strato erbaceo e in quello basso arbustivo di specie alloctone non arboree. Tali specie sono definite in Lombardia dall’Allegato E della L.R. 10/2008 (Lista nera delle specie alloctone) e dal manuale “La flora esotica lombarda” (2010). Come nel caso precedente, tramite un sistema ponderato relativo all’abbondanza di ogni specie e ad un apposito algoritmo, ad ogni stazione viene attribuito il valore dell’inquinamento floristico.
Le differenze dei punteggi delle due metriche rispetto alla fase ante operam vengono successivamente combinate in una tabella a doppia entrata. Il sistema permette l’individuazione sincrona di variazioni la cui entità è tale da deporre per una situazione di non casualità, quindi di significatività degli scostamenti.
La seconda linea metodologica riguarda la componente fauna. In particolare, tra i vari indicatori, quello risultato più idoneo per la valutazione delle eventuali ricadute delle opere è l’avifauna diurna. Si tratta di una componente sensibile al disturbo, rappresentata da un numero consistente di specie, e che svolge un ruolo importante nel trasferimento dell’energia dell’ecosistema attraverso la catena alimentare.
La valutazione della significatività delle differenze rispetto alla fase ante operam viene effettuata con il supporto di metodologie statistiche inferenziali. Allo scopo sono stati individuati metodi statistici non parametrici, rappresentati dal test Chi quadrato per il confronto di due serie di dati, e dal test ANOSIM (Analysis of Similarities) per il confronto di più di due serie di dati.
I risultati dell’applicazione dei test vengono poi contestualizzati tenendo conto delle caratteristiche delle stazioni di monitoraggio, della biologia delle specie e di eventuali fattori esterni di disturbo.
I percorsi metodologici individuati sono tuttora oggetto di ricerca e sperimentazione sulla base dell’aggiornamento della base di dati relativa al monitoraggio delle Grandi Opere lombarde.

BIBLIOGRAFIA

Banfi E., Galasso G. - 2010. La flora esotica Lombarda. Regione Lombardia e Museo di Storia Naturale di Milano.
Brichetti P. & Massa B. - 1998. Checklist degli Uccelli italiani aggiornata al dicembre 1997. Rivista Italiana di Ornitologia, 68 (1998): 129-152.
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Montanari M. – Dispense di statistica ambientale. http://www.sissad.eu/dispense-statistica-ambientale/
Regione Lombardia, 2008 - Legge Regionale 10/2008: Disposizioni per la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea.
Regione Lombardia, 2010 – D.g.r. 27 gennaio 2010 n.8/11102: Approvazione elenco specie di flora spontanea protetta in modo rigoroso e specie di flora spontanea con raccolta regolamentata – Sostituzione allegato C alla D.g.r. 7736/2008 (art.1, comma 3, l.r. 10/2008).


TermineBreve Descrizione
Biosfera Insieme di tutti gli ambienti fisici del pianeta e di tutti gli organismi viventi che in essi vivono. Gli ambienti fisici sono la litosfera (sottosuolo e superficie terrestre) l’idrosfera (acque marine, lacustri e fluviali) e i primi strati dell’atmosfera (fino a circa 10 km dalla superficie terrestre).
Ecosistema Parte di biosfera, compresa in uno spazio delimitato, in cui gli organismi viventi (biocenosi) e l’ambiente fisico in cui vivono (biotopo) interagiscono con scambio di energia e materia. Il termine "ecosistema" si deve all'ecologo inglese Arthur Tansley che lo creò nel 1935.
Indicatore Strumento in grado di fornire un’informazione sintetizzando alcune caratteristiche del fenomeno oggetto di studio/indagine. Per ogni tematica ambientale viene generalmente scelto un “set” di indicatori, secondo criteri di selezione definiti a priori. A livello nazionale, per la biodiversità, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) propone, per la biosfera, 15 indicatori suddivisi in 4 temi: Biodiversità: tendenze e cambiamenti (6) Zone protette (3) Zone umide(2) Foreste (4).
Servizi ecosistemici Gli ecosistemi della terra forniscono all’uomo una serie di benefici, che vengono definiti servizi ecosistemici. Secondo il Millennium Ecosystem Assessment (2005) tali servizi possono essere distinti in quattro categorie. •I servizi di fornitura o approvvigionamento: forniscono i beni veri e propri, quali cibo, acqua, legname, fibre, combustibile e altre materie prime, ma anche materiali genetici e specie ornamentali. •I servizi di regolazione: regolano il clima, la qualità dell’aria e le acque, la formazione del suolo, l’impollinazione, l’assimilazione dei rifiuti, e mitigano i rischi naturali quali erosione, infestanti ecc. •I servizi culturali: includono benefici non materiali quali l’eredità e l’identità culturale, l’arricchimento spirituale e intellettuale e i valori estetici e ricreativi. •Infine, i servizi di supporto: comprendono la creazione di habitat e la conservazione della biodiversità genetica.
Specie alloctone/aliene Per specie aliena/alloctona/esotica/non-indigena/non-nativa si intende una specie introdotta intenzionalmente o accidentalmente dall’uomo al di fuori dell’area di origine naturale. La specie aliena può diventare invasiva quando si diffonde dal punto di introduzione e diventa abbondante, o quando diventa agente di cambiamento e minaccia la diversità biologica e diventa causa di danni economici o ecologici o di danni alla salute umana.
Specie endemiche Specie presenti solo in un determinato territorio, più o meno limitato. In Italia le piante endemiche sono più di 1300, circa il 19% della flora spontanea della Penisola e delle Isole. Alcune sono rarissime e minacciate di estinzione, altre sono confinate in ambienti peculiari. Le specie animali endemiche dell'Italia censite fino ad ora sono rappresentate, per quanto riguarda il regno animale (quindi protozoi esclusi), da quasi 5.000 specie e si stima che rappresentino circa il 10% di quelle presenti in Italia.
Specie protette Specie rara o vulnerabile protetta da normativa regionale, nazionale, internazionale che ne vieta la cattura o la caccia (fauna) o la raccolta (flora).

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