Data pubblicazione: OTTOBRE 2017

Introduzione

La radioattività è un fenomeno naturale dovuto all’instabilità dei nuclei di alcuni atomi che, rompendosi, emettono radiazioni. Alcuni di questi atomi sono da sempre presenti in natura e sono nati con l’universo (come ad esempio l’uranio), mentre altri sono continuamente prodotti nell’alta atmosfera per azione della radiazione cosmica (come ad esempio il trizio e il carbonio 14).
A partire dagli anni ’40, con l’avvento della tecnologia nucleare, l’uomo ha imparato a produrre sostanze radioattive non esistenti in natura e così è nata la radioattività artificiale (ad esempio il cesio 137, lo iodio 131, il plutonio). In seguito prima ai test nucleari ed alle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, e poi all’uso pacifico dell’energia nucleare ed agli incidenti ad esso correlati (ad esempio quello di Chernobyl), anche la radioattività artificiale si è diffusa in ambiente.
In condizioni normali la radioattività naturale è il principale contribuente all’esposizione dell’uomo alle radiazioni, in particolare attraverso il radon che è un gas radioattivo naturale incolore ed inodore, inquinante indoor, noto come agente cancerogeno per il tumore al polmone. Suolo, rocce, materiali da costruzione, falde acquifere ne sono le sorgenti. Il radon fuoriesce da tali matrici, si disperde e si diluisce all’aperto, mentre in ambienti chiusi può accumularsi, raggiungendo a volte concentrazioni rilevanti. La problematica del radon indoor è da anni ampiamente studiata e discussa a livello mondiale.
Anche la radioattività artificiale contribuisce all’esposizione della popolazione e, poiché è generata dall’uomo, si ritiene che possa essere evitata o minimizzata ed a questo scopo è oggetto di un sistema di controlli estremamente stringente.
Tutti i tipi di radioattività, sia naturale che artificiale, sono un fattore di rischio sia per l’ambiente che per l’uomo ed è per questo che le attività di controllo del grado di radioattività dell’ambiente sono tra i compiti fondamentali previsti già dal Trattato Euratom del 1957 e successivamente ripresi da normative sia Comunitarie che Nazionali. Per tale motivo in tutto il mondo, ed anche in Italia, sono attive da anni reti di monitoraggio della radioattività che, soprattutto dopo l’incidente di Chernobyl del 1986, tengono sotto costante controllo i livelli di radioattività in ambiente, anche allo scopo di individuare precocemente eventuali incidenti.
Il monitoraggio dello stato di contaminazione radioattiva del particolato atmosferico (PTS) e delle ricadute umide e secche (fall-out) riveste particolare importanza, in quanto è il primo segnale della dispersione nell’ambiente di radionuclidi artificiali in caso di eventi incidentali di una certa rilevanza presso centrali nucleari.

Normativa

La norma “quadro” attualmente vigente è il D.Lgs. 230/95 “Attuazione delle direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466,89/618, 90/64, 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti” che rappresenta l'attuazione di diverse direttive EURATOM e che dà disposizioni a tutela della salute della popolazione, dell'ambiente e dei lavoratori dai rischi dovuti alle sostanze radioattive.
Esistono inoltre norme specifiche che si occupano di altre problematiche comunque connesse con l'uso delle sostanze radioattive, come ad esempio la tutela delle persone sottoposte a trattamenti medici con radiofarmaci, oppure il controllo della sicurezza dovuto all'impiego di grandi sorgenti radioattive a scopo industriale.
Una serie di documenti europei definisce standard di riferimento su argomenti specifici quali il radon, la contaminazione di alimenti e mangimi animali, il monitoraggio delle acque potabili, la gestione di futuri incidenti, il trasporto di rifiuti e sostanze radioattive e il controllo di sorgenti radioattive.
In particolare, per quanto riguarda le acque potabili, nel febbraio 2016 è stato emanato un Decreto (D. Lgs. 28/2016), attuazione della Direttiva europa 51/2013, che ne impone la valutazione radiometrica comprendente la misura della dose totale e della concentrazione di radon 222.

Attivita' di Arpa

Arpa Lombardia ha un ruolo primario nel monitoraggio della radioattività ambientale, sia di origine naturale che artificiale.
In questo contesto gestisce la rete regionale di monitoraggio della radioattività ambientale artificiale, che opera dal 1988 ed è gestita per la parte analitica e di definizione dei piani di monitoraggio dal CRR (Centro Regionale Radioprotezione) di ARPA. In collaborazione con i Dipartimenti ARPA locali e le ASL vengono ogni anno prelevati oltre 1000 campioni di matrici ambientali ed alimentari sull’intero territorio regionale. Queste vengono successivamente trattate ed analizzate nei laboratori ARPA di Milano e Bergamo.
La rete di monitoraggio regionale risponde pienamente ai requisiti richiesti dalla rete nazionale (RESORAD) ed europea (REM), sia da un punto di vista delle matrici analizzate e parametri misurati che dal punto di vista della sensibilità analitica.
Viene inoltre monitorata quotidianamente l’aria con una tecnica ad altissima sensibilità che consente di individuare rapidamente anche piccole anomalie dovute ad eventuali incidenti che coinvolgono emissioni di radioattività.
Anche la radioattività naturale è oggetto di attenzione specifica; vengono ad esempio monitorate periodicamente le acque potabili lombarde (che contengono normalmente radionuclidi naturali – uranio e radio), secondo le indicazioni della legislazione nazionale ed europea. ARPA si occupa anche del monitoraggio del radon indoor, che è uno dei principali inquinanti degli ambienti chiusi e tra le principali cause di tumore polmonare. In particolare è stata realizzata una campagna regionale sul radon indoor, la Lombardia è una delle regioni italiane con le più elevate concentrazioni di questo gas radioattivo.
ARPA esercita poi una azione continua di monitoraggio e vigilanza sui siti industriali che nel passato sono stati coinvolti in incidenti con materie radioattive, a tutela dell’ambiente circostante e della popolazione.
ARPA, inoltre, ha contribuito a promuovere l’applicazione a livello regionale di un sistema di controlli automatici presso le aziende cui possono essere conferite indebitamente sorgenti radioattive, che potrebbero essere una fonte di rischio notevole per i lavoratori e la popolazione (fonderie, acciaierie, inceneritori, etc). Inoltre interviene direttamente in caso di segnalazioni ed allarmi, partecipando alla gestione degli eventi più gravi e con possibili ricadute sull’ambiente esterno all’azienda.
ARPA Lombardia interviene inoltre nei processi autorizzativi che implicano la detenzione e l’uso di sorgenti radioattive.
In caso di incidenti su vasta scala (come ad esempio incidenti transfrontalieri a centrali nucleari) ARPA Lombardia mette in atto il piano di emergenza predisposto ad hoc che descrive nel dettaglio le azioni da intraprendere e consente di ottimizzare la gestione degli eventi incidentali.

Analisi dell'anno

Il radon 222 è un radionuclide di origine naturale normalmente presente nelle acque potabili; il suo contenuto nei campioni sinora analizzati non supera mai il valore stabilito dalla legge, il D.L.vo 28/2016, che è pari a 100 Bq/kg. La concentrazione di cesio 137 nelle ricadute umide e secche si mantiene su livelli costanti da diversi anni, con solo piccole fluttuazioni periodiche; la presenza di cesio 137 nelle ricadute è ancora dovuta alle conseguenze dell'incidente di Chernobyl e dei test nucleari in atmosfera degli anni '60; non vi è alcuna evidenza di nuove situazioni di contaminazione radioattiva dell'ambiente. Anche il contributo alla dose dovuto al consumo di alimenti si mantiene ben al di sotto dei valori stabiliti dalla normativa e comunque inferiore al valore di 10 microSv/anno corrispondente alla cosiddetta "non rilevanza radiologica", cioè una quantità così piccola da essere ininfluente sulla salute umana.


Tipologia
Indicatore




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