Data pubblicazione: OTTOBRE 2017

Introduzione

L’attività di bonifica dei siti contaminati riveste un ruolo strategico nella pianificazione territoriale locale in quanto consente di recuperare aree compromesse da fenomeni di contaminazione, afferenti alle diverse matrici ambientali, per restituirle al loro uso pregresso o, in altri casi, per destinarle ad un utilizzo differente, eventualmente introducendo dei vincoli e delle limitazioni d’uso sull’area.
La fattibilità economica delle bonifiche si lega pertanto in maniera stretta alla reale possibilità di riuso di queste aree e alla loro successiva prospettiva di valorizzazione, operazione questa che vede coinvolti soggetti pubblici (enti) e soggetti privati (proprietari delle aree).
Un esempio è la bonifica dell'area della ex raffineria gip Petroli di Rho (Milano) in cui gli interventi di riqualificazione urbanistica realizzati hanno permesso il riutlizzo dell'area come sede del polo esterno della Fiera di Milano.
L'impegno della pubblica amministrazione è rivolto a una più attenta attività di indagine, controllo e monitoraggio delle aree coinvolte incentivando la ricerca e lo sviluppo di tecnologie di bonifica più efficaci a costi sopportabili.
Nell'ambito delle attività di bonifica riveste particolare importanza la contaminazione delle acque sotterranee che può essere originata da fonti di inquinamento puntuali e/o diffuse. Tali contaminazioni hanno carattere persistente e possono comportare problemi di carattere sanitario e ambientale, inibendo gli usi ai quali le acque sono destinate e condizionandone la qualità. La Regione Lombardia ha predisposto a questo proposito dei programmi di intervento miranti ad individuare le sorgenti di contaminazione delle acque sotterranee mediante studi specifici. Molte sono ad esempio le realtà territoriali in cui attualmente sono in funzione dei sistemi di barriere idrauliche della falda finalizzate ad impedire la propagazione a valle di una contaminazione (“pump and treat” – prelievo e trattamento delle acque e sotterranee), costantemente monitorati.
L’iter dei procedimenti di bonifica si sviluppa in molti casi nell’arco di parecchio tempo e gli interventi di bonifica si protraggono spesso anche per diversi anni rispetto all’avvio del procedimento prima di arrivare alla loro conclusione. Questa situazione è ascrivibile a diversi fattori, quali la natura degli inquinanti, le caratteristiche della matrice ambientale contaminata, nonchè l’iter del procedimento di bonifica stabilito dalla norma, particolarmente articolato, che prevede il coinvolgimento di vari Enti.

Normativa

La normativa relativa al tema della bonifica dei siti contaminati è piuttosto recente per il nostro Paese: il primo riferimento legislativo introdotto a livello nazionale che ha affrontato in maniera sistematica questo tema, fornendo agli operatori indicazioni e strumenti tecnici articolati, è rappresentato dal D.M. 471/1999, regolamento attuativo che stabiliva criteri e procedure per le modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 22/1997. Il D.M. 471/1999 definiva "sito inquinato" il sito nel quale anche uno solo dei valori di concentrazione delle sostanze inquinanti nel suolo o nel sottosuolo o nelle acque sotterranee o nelle acque superficiali risulta superiore ai valori di concentrazione limite accettabili stabiliti dal decreto stesso per una serie di inquinanti (circa 100). A seguito dell'entrata in vigore, nel mese di maggio del 2006, del D. Lgs. 152/2006 l'approccio tecnico per la individuazione e gestione dei siti contaminati è stato variato e si è passati da un approccio "tabellare" ad un approccio basato sull'analisi di rischio sito specifica.



In base a questo criterio i valori tabellari riportati nel decreto (CSC = concentrazione soglia di contaminazione) vengono considerati quali screening iniziale, per stabilire la neccessità o meno di avviare le procedure di bonifica. I successivi obiettivi di bonifica (CSR = concentrazione soglia di rischio) vengono stabiliti secondo un criterio sito specifico, attraverso l’applicazione della procedura di analisi di rischio, che tiene conto oltre che delle peculiarità chimico-fisiche e tossicologiche dei contaminanti riscontrati sul sito anche della specificità del sito stesso, valutandone aspetti quali ad esempio la geologia, l’idrogeologia, l’esposizione ai venti, l’utilizzo dell’area, il tipo di recettori presenti ecc. ecc. Nel caso un operatore sia interessato a eseguire gli interventi di bonifica del suolo con riduzione della contaminazione ad un livello uguale o inferiore alle CSC è possibile accedere a una procedura semplificata.
Fatta eccezione per i procedimenti relativi ai siti di interesse nazionale (SIN) che sono attribuiti al Ministero dell'Ambiente del Territorio e del Mare, la norma nazionale attribuisce alle Regioni le funzioni amministrative in materia di bonifica dei siti contaminati. I Siti di Interesse Nazionale (SIN) sono individuati in base alle caratteristiche del sito, alla qualità e pericolosità degli inquinanti, all'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonchè di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. Le procedure di bonifica dei SIN sono attribuite alle competenze del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sentito il Ministero delle Attività Produttive. In Regione Lombardia le norme regionali hanno stabilito che i procedimenti relativi alle contaminazioni che interessano due o più comuni restano in capo alla Regione (siti di interesse regionale), quelli che interessano un solo comune sono attribuiti ai Comuni (siti di interesse comunale).

Attivita' di Arpa

ARPA Lombardia, secondo quanto previsto dalla propria legge regionale istitutiva, esercita azioni di supporto tecnico scientifico ai diversi livelli istituzionali competenti in materia ambientale, inoltre realizza il controllo ambientale e segnala le violazioni in materia ambientale alle autorità competenti.
Nell’ambito delle bonifiche dei siti contaminati, ARPA effettua attività di supporto tecnico-scientifico alle Autorità competenti nelle diverse fasi di istruttoria di un procedimento di bonifica e svolge attività di controllo durante tutte le fasi dello stesso. L'attività di supporto in fase istruttoria è esplicitata attraverso la partecipazione alle Conferenze dei Servizi convocate dall'Autorità competente ed esprimendo il parere ambientale di competenza relativamente all’approvazione dei piani e progetti che caratterizzano i diversi step di una procedura di bonifica: Piano di Caratterizzazione, Analisi di Rischio Sito Specifica, Messa in sicurezza; Progetto di Bonifica, Monitoraggio.
Le attività di controllo vengono svolte in campo mediante sopralluoghi e campionamenti durante l'esecuzione delle indagini, al fine di verificare che queste vengano condotte conformemente ai protocolli operativi ed alle prescrizioni contenute negli atti autorizzativi; nella fase conclusiva di collaudo finale di una bonifica ARPA effettua sopralluoghi specifici e campionamenti delle diverse matrici ambientali e predispone la Relazione Tecnica finale secondo gli indirizzi regionali. Per l'espletamento di quanto sopra ARPA effettua degli accertamenti analitici presso i propri laboratori su una percentuale rappresentativa di campioni prelevati in sito durante le diverse fasi operative.

Analisi dell'anno

Il numero totale di siti censiti nell'Anagrafe Regionale come "contaminati" ai sensi della normativa vigente (D. Lgs. 152/06 e s.m.i., Parte IV, Titolo V) sono circa 800 (dato giugno 2017), la cui contaminazione è nella maggior parte dei casi riconducibile ad aree industriali dismesse o ancora in attività ed alla presenza sul sito di impianti di stoccaggio/adduzione carburanti.
La presenza di siti contaminati più consistente si evidenzia nella Provincia di Milano (circa 45%) e in misura minore nella Provincia di Brescia, Bergamo e Varese (circa 11%, 9% e 8% rispettivamente), ovvero in quelle realtà territoriali che hanno visto storicamente lo sviluppo di insediamenti industriali e di numerose attività artigianali. In questo conteggio sono stati esclusi i siti di interesse nazionale (SIN): Sesto San Giovanni (area ex Falck), Pioltello Rodano Polo Chimico, Broni (area ex Fibronit), Brescia Caffaro, Mantova Polo Chimico e laghi di Mantova.
A fronte degli oltre 800 siti contaminati, si registrano allo stato attuale oltre 2000 siti bonificati (dato giugno 2017), cioè siti in cui si è definitamente concluso il procedimento di bonifica ed è stato emesso il certificato di avvenuta bonifica da parte della Provincia competente per territorio.



La contaminazione del territorio lombardo deriva soprattutto da attività industriali dismesse (circa 30%), in misura minore da attività industriali attive e da impianti di stoccaggio/adduzione carburanti.
La contaminazione è ascrivibile prevalentemente ad idrocarburi e metalli. Per quanto riguarda le tecnologie di bonifica, dai dati disponibili si evince che vengono prevalentemente adottati interventi off-site e precisamente per la matrice suolo la rimozione e lo smaltimento dei terreni contaminati, per la matrice acque sotterranee il Pump and Treat. A questo riguardo si evidenzia che il Piano Regionale di Bonifica delle Aree Inquinate (approvato con DGR 1990 del 20/06/2014) sotto il profilo della maggiore compatibilità ambientale degli interventi di bonifica promuove, anche avvalendosi di specifiche previsioni regolamentari e di indirizzo, l'utilizzo di sistemi di bonifica in situ, promuovendo la diffusione delle esperienze maturate nel settore.

Tipologia
Indicatore




TermineBreve Descrizione
Analisi di rischio L'analisi di rischio sanitario-ambientale è uno strumento di supporto per la gestione della bonifica dei siti contaminati. L'analisi permette di valutare, in via quantitativa, i rischi per la salute umana connessi alla presenza di inquinanti nelle matrici ambientali. Il punto di partenza per l’applicazione dell’analisi di rischio è lo sviluppo del Modello Concettuale del Sito, basato sull’individuazione e parametrizzazione dei 3 elementi principali: la sorgente di contaminazione; i percorsi di migrazione degli inquinanti attraverso le matrici ambientali e i bersagli o recettori della contaminazione nel sito o nel suo intorno. L’analisi di rischio può essere applicata in modalità diretta (forward): il rischio stimato viene confrontato con i criteri di accettabilità definiti dalla normativa per sostanze cancerogene e non cancerogene; oppure in modalità inversa (backward): a partire dai criteri di accettabilità del rischio si determinano i livelli di contaminazione accettabili per quel sito specifico e gli obiettivi di bonifica qualora le concentrazioni in sito risultino superiori alle CSR calcolate.
Conferenza di servizi Istituto della legislazione italiana di semplificazione amministrativa il cui scopo è quello di facilitare l'acquisizione, da parte della pubblica amministrazione, di autorizzazioni, atti, licenze, permessi e nulla-osta o di altri elementi comunque denominati, mediante convocazione di apposite riunioni collegiali (c.d. conferenza) anche finalizzati all'emissione di un provvedimento amministrativo.
CSC Concentrazioni soglia di contaminazione: livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica. Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati.
CSR Concentrazioni soglia di rischio: livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso con l'applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica secondo i principi illustrati nell'Allegato 1 alla parte IV Titolo V del D. Lgs. 152 del 2006 e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così definiti costituiscono i livelli di accettabilità per il sito.
Indagine Ambientale Preliminare Interventi di campionamenti ed accertamenti analitici finalizzati a verificare che le azioni di messa in sicurezza di emergenza (MISE) effettuate per contrastare un pericolo concreto di contaminazione od una contaminazione accertata, siano state risolutive stessa delle matrici ambientali così da concludere la procedura di bonifica avviata con la comunicazione (è il caso in cui le concentrazioni in sito dei contaminanti ricercati dopo la MISE risultano inferiori alle Concentrazioni Soglia di Contaminazione, CSC, previste dalla normativa per la specifica destinazione d’uso del sito).
Inquinamento diffuso La contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine.
Messa in sicurezza d'emergenza Intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente.
Misure di prevenzione Iniziative per contrastare un evento, un atto o un'omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o l'ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia.
Misure di riparazione Azione o combinazione di azioni, tra cui misure di attenuazione o provvisorie dirette a riparare, risanare o sostituire risorse naturali e/o servizi naturali danneggiati, oppure a fornire un'alternativa equivalente a tali risorse o servizi.
Obiettivi di bonifica Valori di concentrazione accettabili delle matrici ambientali calcolati sulla base di scenari e parametri di esposizione sito-specifici o le CSC per la specifica destinazione d'uso del sito qualora sia stato deciso di non effettuare l'analisi di rischio sito specifica.
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