Data pubblicazione: NOVEMBRE 2017

Introduzione

Numerose sono le definizioni di biodiversità riportate nella letteratura scientifica. Tra queste ricordiamo la prima, che venne espressa durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992; la diversità biologica, a livello genetico, specifico ed ecosistemico, venne definita come la variabilità degli organismi viventi e degli ecosistemi che essi costituiscono.
Le cause principali che determinano la perdita di biodiversità sono inquinamento, diffusione di specie aliene, perdita e frammentazione degli habitat e cambiamenti climatici.

Nel corso del 2010, dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Anno Internazionale della Biodiversità”, è stata avviata, a livello internazionale ed europeo, una strategia finalizzata ad arrestare la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici che da essa derivano nel decennio 2011-2020, a sua volta dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Decennio delle Nazioni Unite per la biodiversità”.
La strategia dell’UE prevede sei obiettivi prioritari da raggiungere entro il 2020:
• favorire l’attuazione della normativa in materia ambientale
• ripristinare gli ecosistemi, ad esempio utilizzando infrastrutture verdi
• incentivare Agricoltura e Forestazione Sostenibili
• incentivare la Pesca Sostenibile
• combattere le Specie Aliene Invasive
• contribuire a bloccare la perdita di Biodiversità a livello globale.
In tale contesto l’Italia si è dotata di una propria Strategia Nazionale per la Biodiversità, adottata nell’ottobre 2010 dalla Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome, al fine di integrare gli obiettivi di sviluppo del Paese e la tutela del suo prezioso patrimonio di biodiversità.
l'Italia infatti è caratterizzata da un significativo patrimonio di specie sia per il numero totale, sia per l’alto tasso di endemismo. La fauna è stimata in oltre 58.000 specie, di cui circa 55.000 di Invertebrati (95%), 1812 di Protozoi (3%) e 1265 di Vertebrati (2%), con un’incidenza complessiva di specie endemiche pari a circa il 30%. La flora è costituita da oltre 6.700 specie di piante vascolari (di cui il 15% endemiche), 851 di Muschi e 279 Epatiche. Per quanto riguarda i Funghi, sono conosciute circa 20.000 specie di Macromiceti e Mixomiceti (funghi visibili a occhio nudo). (http://www.minambiente.it/pagina/biodiversita).
A livello regionale, circa un quarto del territorio è sottoposto a tutela: il "Sistema delle Aree Protette Lombarde", istituito con la legge regionale 30 novembre 1983 n. 86, comprende 24 Parchi Regionali, 66 Riserve Naturali Regionali, 32 Monumenti Naturali e oltre 90 Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, ai quali si aggiungono un’ampia porzione del Parco Nazionale dello Stelvio e 3 Riserve Naturali Statali.
I Parchi Regionali rappresentano la struttura principale delle aree protette lombarde: in base alle loro peculiarità ambientali e territoriali si suddividono in parchi fluviali, parchi montani, parchi agricoli, parchi forestali e parchi di cintura metropolitana. Le finalità dei parchi regionali sono quelle di salvaguardare la biodiversità, l’ambiente, le attività agricole, silvicole e pastorali, ma anche di promuovere l’uso culturale e ricreativo per i cittadini.
Elementi caratteristici del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi fluviali, individuati lungo i principali affluenti del Po: Ticino, Adda, Oglio, Mincio e Lambro. In questi ambiti i boschi di ripa rappresentano gli ultimi lembi dell’originaria foresta planiziale di latifoglie decidue, contornati da zone agricole e territori fortemente antropizzati. Secondo elemento caratteristico del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi montani, che preservano quelle porzioni del territorio confinato soprattutto sulle pendici montuose come il massiccio dell'Adamello, le Orobie, le montagne dell'alto Garda, il massiccio del Campo dei Fiori e il Monte Barro. I boschi rappresentano, per estensione e ricchezza, uno degli aspetti più pregiati dei parchi montani e ospitano fauna alpina di grande interesse naturalistico.
Un terzo elemento caratteristico del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi agricoli e di cintura metropolitana, che nascono come risposta alla necessità di creare opportune aree verdi con funzione di contenimento e di compensazione della crescita antropica. Ne sono esempio il Parco delle Groane, il Parco Nord Milano, il Parco Agricolo Sud Milano, il Parco della Spina Verde di Como, il Parco dei Colli di Bergamo.
Le Riserve Naturali invece sono aree protette, destinate alla conservazione della natura, che includono laghi, boschi, garzaie e valli e sono caratterizzate da un’estensione territoriale sensibilmente più ridotta rispetto a quella dei parchi. Sono classificate in integrali, orientate e parziali a seconda delle tipologie di attività che si possono svolgere al loro interno.
Grazie al particolare pregio naturalistico e scientifico sono tutelati anche i Monumenti Naturali, rappresentati da singoli elementi o piccole superfici dell’ambiente naturale come sorgenti e cascate o massi erratici, ed elementi botanici rari o imponenti.
La più recente forma di tutela è quella denominata “Parco Locale di Interesse Sovracomunale”. I PLIS sono stati istituiti a partire dagli anni novanta, con un forte aumento negli anni 2000. Tali aree, comprendenti strutture naturali ed eventualmente aree verdi periurbane, hanno un’utile funzione di connessione tra le aree protette regionali e di potenziamento della RER (Rete Ecologica regionale).
Infine la rete Natura 2000, principale strumento dell’UE per la conservazione della biodiversità, in Lombardia occupa una superficie equivalente a quasi il 16% del territorio regionale e comprende 193 SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e 67 ZPS (Zone di Protezione Speciale); come spesso succede nell’intera rete europea, in alcuni casi le aree designate a SIC e ZPS si sovrappongono parzialmente.
I SIC sono destinati alla tutela degli habitat e delle specie significative; le ZPS sono destinate alla protezione delle specie di uccelli, migratori e non, individuate come di interesse comunitario e minacciate.
A completamento dell’istituzione delle aree protette e dell’attuazione in Lombardia del Programma Rete Natura 2000, Regione Lombardia ha istituito la Rete Ecologica Regionale (RER) riconosciuta dal Piano Territoriale Regionale del 2010 come infrastruttura prioritaria e strumento regionale per la difesa della biodiversità mediante la connessione ecologica delle aree protette al fine di evitare l’isolamento degli habitat e delle popolazioni di pregio naturalistico.


Normativa

La protezione della natura ha ricevuto grandissima attenzione soprattutto dall’Unione Europea, il cui primo strumento normativo è rappresentato dalla Direttiva “Uccelli” a tutela delle aree in cui vivono le specie ornitiche minacciate, in particolar modo gli uccelli migratori: tali aree sono definite Zone a Protezione Speciale (ZPS). Ma la pietra miliare europea è rappresentata dalla Direttiva “Habitat”, che definisce un quadro comune per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, e per la tutela di specie della fauna e della flora selvatica “di interesse comunitario”. Le aree che contengono tali elementi vengono inizialmente designati come siti di importanza comunitaria (SIC), evolvendo successivamente in zone speciali di conservazione a seguito della designazione da parte dello Stato Membro; per queste aree vengono stabiliti piani di gestione atti a coniugare la conservazione a lungo termine delle risorse naturali con le attività economiche e sociali, al fine di realizzare una strategia di sviluppo sostenibile. Il territorio europeo è stato suddiviso in 9 regioni biogeografiche - ambiti territoriali con caratteristiche ecologiche omogenee – e l’insieme di SIC e ZPS forma la “rete Natura 2000”.
A livello nazionale, la Lombardia è stata la prima regione a dotarsi di un sistema organico di aree protette diffuso su tutto il territorio.
Già nel 1973, con la legge regionale n. 58, abrogata dalla successiva L.R. n. 86 del 1983, vennero dettate le prime norme per l’istituzione di parchi e riserve naturali, e sulla base di questa legge furono istituiti negli anni settanta i primi parchi regionali (Parco del Ticino, Parco delle Groane e Parco dei Colli di Bergamo).
Con la legge regionale del 30 novembre 1983, n. 86 “ Piano regionale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale” è stato poi creato un sistema completo di aree naturali distribuite su tutto il territorio regionale.
Le aree così individuate sono state classificate, a seconda delle loro caratteristiche dimensionali, in parchi, riserve o monumenti naturali e sottoposte ad un regime di tutela per garantirne la conservazione, dettando nel contempo le regole per una corretta gestione. A queste prime tre categorie se ne è aggiunta una quarta, quella dei Parchi Locali d’Interesse Sovracomunale (PLIS), per la quale la legge si limita ad un riconoscimento formale a seguito di richiesta da parte degli enti locali proponenti.
La legge regionale 86/1983 ha quindi anticipato di 8 anni i contenuti della normativa nazionale (Legge 394/1991), che detta i principi fondamentali per garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale tramite l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette, nazionali e regionali.
Grazie alle norme regionali, nazionali e comunitarie, nel corso degli anni si è potuto quindi instaurare sul territorio lombardo un complesso consistente di aree di pregio naturalistico sottoposte a diverse forme di tutela; il sistema delle aree protette tuttavia, pur essendo uno strumento indispensabile per la conservazione della natura, da solo non è sufficiente a garantire totalmente la salvaguardia del patrimonio naturale e della biodiversità.
Ai fattori di minaccia per la natura e la biodiversità di livello globale, si sommano infatti a livello locale quei fattori che esercitano sui sistemi naturali pressioni più dirette. Nel territorio lombardo, in particolare, la realizzazione di numerose infrastrutture strategiche richiede di sorvegliare con stringente attenzione le pressioni che si generano sulle componenti naturali situate al di fuori delle aree protette.
In relazione a ciò la normativa vigente richiede che venga attuato un monitoraggio ambientale in grado di sorvegliare nel tempo le ricadute sulle componenti naturalistiche della costruzione di una nuova opera e del suo successivo funzionamento, e di mitigare o compensare gli effetti negativi.

Attivita' di Arpa

Con l’emanazione dalla “legge obiettivo” 443/2001 "Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive" è stato avviato a livello nazionale il percorso normativo per la realizzazione di numerose opere considerate di rilevanza strategica nei settori stradale, ferroviario, idrico, energetico ed edile. Tutti i progetti inseriti nella “legge obiettivo” vengono autorizzati nel rispetto della disciplina individuata dal D.Lgs. 163/2006 e s.m.i. e sono sottoposti a procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) ai sensi della vigente normativa (D.Lgs. 152/2006, D.Lgs. 04/2008, D.M. 308/2015) con la quale lo Stato italiano ha recepito le Direttive Europee 1985/337/CEE, 1997/11/CE e 2011/92/UE.
Nelle varie fasi di costruzione ed esercizio delle nuove infrastrutture il controllo delle ricadute ambientali costituisce un’attività di particolare importanza: a tal fine sono previste la predisposizione e la messa in atto di un piano di monitoraggio ambientale (PMA) a carico del soggetto che realizza l’opera. ARPA Lombardia fornisce il supporto tecnico esperto agli Osservatori Ambientali, ai quali spetta il compito fondamentale di garantire la puntuale sorveglianza e la costante informazione della popolazione in merito alla tutela dell’ambiente, dall’avvio del cantiere al primo esercizio dell’infrastruttura. ARPA Lombardia interviene pertanto nella verifica della corretta predisposizione ed esecuzione dei Piani di Monitoraggio Ambientale, nella gestione di eventuali criticità ambientali che dovessero presentarsi durante la realizzazione dell’opera e nella valutazione dei risultati del monitoraggio resi poi disponibili al pubblico.
Una delle matrici considerate nel monitoraggio ambientale è quella delle componenti naturalistiche. Gli operatori di Arpa affiancano il Committente, mediante attività di audit, nelle fasi di monitoraggio ante operam, corso d’opera e post operam. La valutazione si basa sull'analisi di comunità e gruppi, indicatori e indici che possono segnalare eventuali situazioni di degrado; essa consente quindi di segnalare, nel corso dell’attività istruttoria, opportuni interventi correttivi in un momento in cui gli effetti del danno sono ancora reversibili. Oltre a tale valutazione, l'attività di rilievo realizzata dagli esperti botanici e faunisti consente di delineare un quadro della distribuzione delle componenti naturalistiche anche al di fuori delle aree protette. I risultati delle indagini, relativi a fauna e vegetazione, raccolti dai Committenti nel corso dell’attività di monitoraggio, vengono periodicamente inviati ad Arpa per la fase istruttoria. Tali dati vengono inseriti dagli operatori di Arpa in un database dedicato, che risulta un utile strumento per la valutazione dell’evoluzione delle comunità animali e vegetali. Nella sezione “dati” sono consultabili quelli relativi alle specie prioritarie di avifauna diurna ed alle specie di flora spontanea protetta o con raccolta regolamentata (2009-2015).
Nel 2011 ARPA Lombardia ha dato avvio ad un Progetto di censimento delle specie aliene acquatiche con l’intento di acquisire un quadro conoscitivo relativo alla presenza e alla diffusione di alcune di tali specie all’interno del reticolo idrografico regionale. Tale attività, che si configura come sistema di sorveglianza del fenomeno a scala regionale, si pone sulla linea della strategia di azione europea, che evidenzia il ruolo primario della prevenzione nella lotta alle specie aliene. Il rilevamento precoce, a cui fare seguire la rapidità di azione, costituisce infatti lo strumento più economico ed efficace nell’individuare nuovi nuclei di specie aliene e contrastare le bioinvasioni.
Il censimento propriamente detto ha preso avvio nel 2012 nell’ambito del monitoraggio istituzionale delle acque correnti superficiali. Sono state prese in considerazione 19 specie alloctone acquatiche, di cui 10 animali e 9 vegetali, selezionate sulla base di criteri di priorità condivisi dagli esperti. Le specie sono riconducibili a tre componenti biotiche del monitoraggio istituzionale, i Macroinvertebrati bentonici, le Diatomee e le Macrofite.
Il rilevamento viene effettuato in parallelo alle consuete attività di monitoraggio biologico delle acque correnti nelle stazioni della rete di monitoraggio regionale. L’attivazione della campagna annuale varia in funzione della tipologia di monitoraggio della stazione di rilievo, mentre la frequenza del campionamento durante l’anno varia in funzione della componente. Tali modalità portano a disporre di differenti combinazioni di rilievi, in quanto in ogni stazione varia il numero di anni di rilievo disponibile per ogni componente biologica. Il censimento permette quindi di avere un quadro della presenza e della distribuzione delle diverse specie alloctone nel reticolo idrografico regionale in un arco di tempo pluriennale.
I dati raccolti sono stati inseriti in un database, georeferenziati elaborati e in continuo aggiornamento. I primi quattro anni di rilevazione hanno restituito un quadro delle bioinvasioni che, seppur frammentario, fa emergere spunti di riflessione interessanti (Figure 1, 2 , 3 e 4)


Figura 1: Specie Alloctone di macro invertebrati 2012-2016


Figura 2: Specie Alloctone di Diatomee 2012-2016


Figura 3: Specie Alloctone di Macrofite 2012-2016


Figura 4: Specie Alloctone di Fauna Ittica 2012-2016

La presenza di specie aliene interessa vari bacini idrografici, soprattutto quelli del Po, del Lambro – Olona meridionale, del Ticino, dell’Oglio e dell’Adda. Nel reticolo idrografico sono state rinvenute tutte le specie aliene di Diatomee e di Macrofite e quasi tutte quelle di Macroinvertebrati. Tra questi ultimi risulta significativamente presente e diffusa Corbicula fluminea (Muller, 1774), nota anche come vongola asiatica. Si tratta di un bivalve dulciacquicolo del sud-est asiatico, molto competitivo nei riguardi delle specie native e, come tale, in grado di alterare profondamente l’equilibrio ecosistemico. Corbicula fluminea può procurare anche ingenti danni economici derivanti dall’ostruzione delle prese d’acqua (per usi industriali e civili) e dei canali di irrigazione o di drenaggio. E’ degno di nota osservare che la specie, inclusa nell’elenco DAISIE delle 100 peggiori specie invasive d’Europa, e significativamente presente nel reticolo idrografico lombardo, non è ad oggi inserita nella Lista nera regionale. Si rimanda al box 1 per un approfondimento sull'argomento.

Analisi dell'anno

Analisi dell’anno 2016
Il censimento delle specie alloctone in Regione Lombardia è iniziato nel 2012 ed è tutt’oggi in continuo aggiornamento. I dati raccolti vengono rappresentati mediante mappe che permettono l’immediata visualizzazione della distribuzione delle specie, il cui sito di ritrovamento è stato georeferenziato. Complessivamente sono state considerate 35 specie tra le quali 10 di macroinvertebrati, 5 di diatomee, 4 di macrofite e 16 specie ittiche.
La campagna istituzionale di monitoraggio nel territorio regionale, intercorsa nell’anno 2016, ha censito 22 delle 35 specie alloctone oggetto di osservazione.
La specie rilevata con maggiore frequenza tra i macroinvertebrati risulta essere Corbicula fluminea fluminalis, nota con il nome volgare di vongola asiatica; questo bivalve di origine esotica è stato introdotto in vari paesi europei a scopo alimentare o più spesso in maniera accidentale attraverso rilasci ittici o ripopolamenti e conseguentemente anche per autonoma dispersione naturale. Sempre tra i macroinvertebrati non sono invece state individuate Ametropus fragilis, Anodonta woodiana e Ferrissia wautieri.
Corbicula fluminea fluminalis è ampiamente diffusa e in corso di espansione nel bacino del Ticino e nella zona di pianura di tutti i bacini Lombardi. In particolare è emerso un movimento direzionale della specie discendente dal lago Maggiore e in risalita dal fiume Po, con nuclei consolidati sul fiume Lambro, nel Lodigiano e sul fiume Oglio nella pianura Mantovana.
La seconda specie alloctona per diffusione tra i macroinvertebrati è Haitia acuta, distribuita soprattutto nei bacini del Ticino, del Lambro-Olona e del Mincio.
Considerando le specie appartenenti alle macrofite, emerge la presenza stabile di Elodea densa e Elodea nuttallii nella fascia superiore del fiume Ticino.
Per quanto riguarda le diatomee si evidenzia una distribuzione ampiamente diffusa e crescente di Reimeria uniseriata, mentre risulta più circoscritta la presenza di Eolimna comperei, rilevata prevalentemente sull’asta del Po e nel bacino dell’Oglio.
Le specie ittiche più diffuse sono il Barbo europeo – Barbus barbus, il Cavedano europeo - Squalius cephalus e il Siluro – Silurus glanis.
Si riportano, nelle figg.1,2,3 e 4 le mappe in cui vengono visualizzate le specie più diffuse osservate nel 2016.
Considerando che nessuna politica di prevenzione può arginare completamente le introduzioni di specie alloctone, lo sviluppo di un sistema di rapida identificazione di nuovi nuclei di colonizzazione può supportare la definizione di piani mirati quantomeno a promuovere azioni di contenimento, cercando di coinvolgere quanto più possibile ogni settore della società.


Fig.1 Macroinvertebrati Specie più diffuse osservate nel 2016


Fig.2 Diatomee Specie più diffuse osservate nel 2016


Fig.3 Macrofite Specie più diffuse osservate nel 2016


Fig.4 Fauna Ittica Specie più diffuse osservate nel 2016

Tipologia
Indicatore




TermineBreve Descrizione
Biosfera Insieme di tutti gli ambienti fisici del pianeta e di tutti gli organismi viventi che in essi vivono. Gli ambienti fisici sono la litosfera (sottosuolo e superficie terrestre) l’idrosfera (acque marine, lacustri e fluviali) e i primi strati dell’atmosfera (fino a circa 10 km dalla superficie terrestre).
Ecosistema Parte di biosfera, compresa in uno spazio delimitato, in cui gli organismi viventi (biocenosi) e l’ambiente fisico in cui vivono (biotopo) interagiscono con scambio di energia e materia. Il termine "ecosistema" si deve all'ecologo inglese Arthur Tansley che lo creò nel 1935.
Indicatore Strumento in grado di fornire un’informazione sintetizzando alcune caratteristiche del fenomeno oggetto di studio/indagine. Per ogni tematica ambientale viene generalmente scelto un “set” di indicatori, secondo criteri di selezione definiti a priori. A livello nazionale, per la biodiversità, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) propone, per la biosfera, 15 indicatori suddivisi in 4 temi: Biodiversità: tendenze e cambiamenti (6) Zone protette (3) Zone umide(2) Foreste (4).
Servizi ecosistemici Gli ecosistemi della terra forniscono all’uomo una serie di benefici, che vengono definiti servizi ecosistemici. Secondo il Millennium Ecosystem Assessment (2005) tali servizi possono essere distinti in quattro categorie. •I servizi di fornitura o approvvigionamento: forniscono i beni veri e propri, quali cibo, acqua, legname, fibre, combustibile e altre materie prime, ma anche materiali genetici e specie ornamentali. •I servizi di regolazione: regolano il clima, la qualità dell’aria e le acque, la formazione del suolo, l’impollinazione, l’assimilazione dei rifiuti, e mitigano i rischi naturali quali erosione, infestanti ecc. •I servizi culturali: includono benefici non materiali quali l’eredità e l’identità culturale, l’arricchimento spirituale e intellettuale e i valori estetici e ricreativi. •Infine, i servizi di supporto: comprendono la creazione di habitat e la conservazione della biodiversità genetica.
Specie alloctone/aliene Per specie aliena/alloctona/esotica/non-indigena/non-nativa si intende una specie introdotta intenzionalmente o accidentalmente dall’uomo al di fuori dell’area di origine naturale. La specie aliena può diventare invasiva quando si diffonde dal punto di introduzione e diventa abbondante, o quando diventa agente di cambiamento e minaccia la diversità biologica e diventa causa di danni economici o ecologici o di danni alla salute umana.
Specie endemiche Specie presenti solo in un determinato territorio, più o meno limitato. In Italia le piante endemiche sono più di 1300, circa il 19% della flora spontanea della Penisola e delle Isole. Alcune sono rarissime e minacciate di estinzione, altre sono confinate in ambienti peculiari. Le specie animali endemiche dell'Italia censite fino ad ora sono rappresentate, per quanto riguarda il regno animale (quindi protozoi esclusi), da quasi 5.000 specie e si stima che rappresentino circa il 10% di quelle presenti in Italia.
Specie protette Specie rara o vulnerabile protetta da normativa regionale, nazionale, internazionale che ne vieta la cattura o la caccia (fauna) o la raccolta (flora).

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