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La normativa che individua gli allevamenti che devono essere soggetti ad autorizzazione e per le quali ARPA esercita la sua funzione di controllo.
 




 
I riferimenti alla normativa nazionale si riconducono a:
  • Parte Seconda Titolo III bis art. 29 per le attività zootecniche soggette ad autorizzazione integrata ambientale (AIA) elencate al punto 6.6 del relativo Allegato VIII ovvero​ Impianti per l’allevamento intensivo di pollame e suini con più di: 
    • ​40.000 posti pollame
    • 2.000 posti suini da produzione di oltre 30 kg 
    • 750 posti scrofe​
  • Parte Quinta Titolo I art. 272 c.2 per le attività zootecniche soggette all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera in via generale elencate al punto nn) Parte II del relativo Allegato IV in base al numero di capi (vedi tabella alla colonna “comma 2”) 
  •  
  • Parte Quinta Titolo I art. ​272 c.1 per le attività zootecniche scarsamente significative elencate al punto z) Parte I del relativo Allegato IV in base al numero di capi (vedi tabella alla colonna “comma 1”)
La normativa assoggetta all’obbligo di autorizzazione alle emissioni gli allevamenti effettuati in ambienti confinati ovvero quelli il cui ciclo produttivo prevede il sistematico utilizzo di una struttura coperta per la stabulazione (ovvero il ricovero) degli animali, mentre gli allevamenti in spazi non confinati sono attività scarsamente significative indipendentemente dal numero di capi.
 
Altro riferimento a livello nazionale è:
  • DM 29/01/2007 che riporta nell’Allegato 2 le "Linee Guida per l’identificazione delle Migliori Tecniche Disponibili (MTD)" per la categoria IPPC 6.6 Impianti per l’allevamento intensivo di pollame e suini con più di
    • 40.000 posti pollame
    • 2.000 posti suini da produzione di oltre 30 kg 
    • 750 posti scrofe. 

Enti competenti​​​​​

​In Lombardia l’Autorità Competente per il rilascio delle autorizzazioni delle attività è la Provincia.
 
A livello di normativa regionale nel 2012 Regione Lombardia, nell’esercizio di uniforme attuazione delle disposizioni in materia di autorizzazioni alle emissioni, ha approvato con DGR n. 3792 del 18/07/2012 le condizioni e i criteri per l’autorizzazione in via generale delle attività zootecniche; quest’ultima è da intendersi quale documento tecnico di riferimento da utilizzarsi nell’ambito dei procedimenti autorizzativi relativi agli allevamenti.
 
L’importanza di tale delibera risiede nell’individuazione di requisiti strutturali (le tecniche di ricovero degli animali ad esempio) e gestionali (come ad esempio le precauzioni da osservare nelle movimentazione dei materiali) che un’azienda zootecnica dovrà mettere in atto al fine di minimizzare gli impatti ambientali dell’attività.
 
 
Che cosa devono fare le imprese
 
PER OTTENERE L'AUTORIZZAZIONE:

Le imprese possono far riferimento alla sezione Ambiente del sito internet della Provincia su cui l’azienda zootecnica risiede, per la relativa modulistica (quali il modello della domanda e della relazione tecnica da allegare) e le indicazioni per gli oneri istruttori da versare.
 
Le nuove regole nel settore zootecnico per le emissioni in atmosfera:
 
Con la pubblicazione del D.Lgs. 128/2010 (decreto correttivo al D.Lgs. 152/2006) sono entrate in vigore, nuove norme in materia di emissioni in atmosfera. Tra le novità principali si segnala quella relativa al regime autorizzativo per le emissioni in atmosfera.
 
È importante notare che la nozione di impianto è stata sostituita da quella di stabilimento, riferibile ad un complesso unitario e stabile, che si configura come un complessivo ciclo produttivo, sottoposto al potere decisionale di un unico gestore, in cui sono presenti uno o più impianti o sono effettuate una o più attività che producono emissioni attraverso, per esempio, dispositivi mobili, operazioni manuali, deposizioni e movimentazioni.

In materia di allevamenti, si rammenta come la parte I dell’allegato IV alla parte V del D.Lgs. 152/2006, prevedesse, prima delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 128/2010, per usufruire delle semplificazioni di cui all’articolo 272, comma 1 (comunicazione eventuale), un sistema che si fondava sull’indicazione di specifiche quantità – espresse in peso vivo medio (t) per anno – per categorie di animali allevate, per ciascuna delle quali vi fosse la disponibilità di almeno un ettaro di terreno, sul quale l’utilizzazione agronomica degli effluenti fosse effettuata in base a quanto previsto dall’articolo 112, comma 2, del medesimo decreto. 

Con le modifiche introdotte dal D.Lgs. 128/2010, invece, si opta per un parametro espresso in numero di capi (per categoria animale) potenzialmente presenti in allevamenti effettuati in ambienti confinati, a cui spesso è correlato, per singola categoria, un valore espresso in termini di peso medio vivo (PV). 

Simili disposizioni vengono inserite anche nella parte II dell’allegato V alla parte V del D.Lgs. 152/2006, funzionale a beneficiare della semplificazione di cui all’articolo 272, comma 2 (autorizzazione generale).​

Anche in tale sede sono state inserite soglie numeriche espresse in numero di capi (per categorie animale) potenzialmente presenti in ambiente confinato, che variano da una soglia minima (corrispondente alla tabella di cui alla parte I) ad una massima, la quale non supera, ove presente, il limite stabilito dalla direttiva 2008/1/CE del 15 gennaio 2008 sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (ossia, 40000 posti pollame; 2000 posti suini da produzione - di oltre 30 kg - ; o 750 posti scrofe).
 
Si riportano nella tabella seguente le attività riportate nella parte I e parte II dell’allegato IV alla parte V del D.Lgs. 152/2006 s.m.i.
​ 

Attività parte I e II All IV (art. 272 c.1,2)

comma 1

comma 2

Categoria

PV

 

n capi

 n capi

vacche da latte

600

200

200-400

rimonta vacche da latte

300

300

300-600

altre vacche

n.d.

300

300-600

bovini ingrasso

400

300

300-600

vitelli carne bianca

130

1000

1000-2500

scrofe

n.d.

400

400-750

suini ingrasso

 

1000

1000-2000

ovicaprini

50

2000

2000-4000

ovaiole

2

25000

25000-40000

pollastre

0,7

30000

30000-40000

broiler

1

30000

30000-40000

altro pollame

n.d.

30000

30000-40000

tacchini maschi

9

7000

7000-40000

tacchini femmine

4,5

14000

14000-40000

faraone

0,8

30000

30000-40000

cunicoli fattrici

3,5

40000

40000-80000

cunicoli ingrasso

1,7

24000

24000-80000

equini

550

250

250-500

struzzi

n.d.

700

700-1500



Gli allevamenti condotti in ambienti non confinati ricadono, invece, tutti nel regime di comunicazione eventuale. Attualmente, dunque, gli allevamenti confinati che rispettano le soglie previste dall'allegato IV, possono beneficiare di entrambe le semplificazioni previste dall'ordinamento.
 
Al superamento delle medesime, invece, a seconda della casistica, dovranno munirsi di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che comprende anche le emissioni in atmosfera, oppure di autorizzazione ordinaria alle emissioni, di cui all'articolo 269 del D.Lgs. 152/2006. Si fa notare che prima delle modifiche introdotte nel 2010, gli allevamenti muniti di terreno, che rispettavano i parametri indicati potevano beneficiare della sola semplificazione attinente al regime di comunicazione eventuale, dovendosi munire di autorizzazione generale o AIA in tutti gli altri casi.

In caso di emissioni convogliate i valori limite di emissione si applicano al singolo punto di emissione.
 
In sede di autorizzazione la Autorità Competente verifica se le emissioni diffuse di un impianto o di un macchinario sono tecnicamente convogliabili sulla base delle BAT. In particolari situazioni di rischio infatti la Autorità Competente può disporre la captazione e il convogliamento.​

 
AUTOCONTROLLO DA PARTE DELL'IMPRENDITORE
 
Concetto cardine che caratterizza una qualunque moderna gestione imprenditoriale è l’attività di autocontrollo da parte dell’imprenditore stesso.

La corretta applicazione di un atto autorizzativo deve prevedere per tutte le tipologie di allevamenti (intensivi e non), un’attività di monitoraggio continuo.

Questo ha la funzione di verificare che i provvedimenti adottati garantiscano l’effetto previsto e di raccogliere quelle informazioni sul processo produttivo che possono consentire di ottimizzare la gestione e di individuare ulteriori possibili interventi in un’ottica di miglioramento continuo verso la sostenibilità ambientale.

Il monitoraggio, deve permettere in primis l’autocontrollo da parte dell’imprenditore agricolo, garantendo il controllo dei seguenti aspetti:
  • consistenza dell’allevamento (capi per categoria, peso vivo);
  •  
  • alimentazione (quantità e composizione della razione per ogni categoria degli animali);
  •  
  • produzione di latte e carne (accrescimenti);
  •  
  • consumo idrico;
  •  
  • quantità di reflui prodotti;
  •  
  • caratteristiche dei reflui prodotti;
  •  
  • tempi, quantità e localizzazione delle distribuzioni;
  •  
  • caratteristiche climatiche (pioggia, temperatura).​