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AIA - IPPC

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I controlli e gli autocontrolli delle aziende lombarde
 
L’AIA e il contesto di riferimento regionale
L’Autorizzazione Integrata Ambientale è regolamentata dal D.Lgs.152/2006 Si tratta di una autorizzazione di carattere ambientale rilasciata dal Ministero dell’Ambiente o dalle Regioni/Province a seconda della tipologia di insediamento produttivo: in un unico atto, in maniera integrata,  viene regolamentato l’impatto dell’esercizio dell’impianto sulle diverse matrici ambientali (aria, acqua, suolo, ecc), utilizzando quali riferimento per l’individuazione del quadro prescrittivo le migliori tecniche disponibili, individuate per lo specifico comparto a livello europeo.
L’obbligo di pubblicazione e di messa a disposizione dei dati è di discendenza europea ed è ampiamente contenuto nella Direttiva 2010/75/UE (Direttiva IED), recepita in Italia con il D.lgs.46/2014, che ha modificato, integrandolo il Codice Ambiente per la parte relativa alla Autorizzazione Integrata Ambientale.
Le aziende soggette ad AIA sono suddivise in categorie e sottocategorie (codici IPPC), dettagliatamente indicate dall’allegato VIII alla Parte Seconda del D.lgs. 152/2006 recentemente modificato dal d.lgs. 46/14 di recepimento della Direttiva 46/10, sinteticamente raggruppate in:
  1. Attività energetiche
  2. Produzione e trasformazione metalli
  3. Industrie dei prodotti minerali
  4. Impianti chimici
  5. Gestione rifiuti
  6. Altre attività quali ad esempio: allevamenti e impianti per trattamento di superfici con utilizzo di solventi
 
 
Le AIA in Italia
In Italia sono presenti oltre 5000 aziende autorizzate AIA, oltre il 35% delle quali collocate in Lombardia (fonte MATTM)
 
La distribuzione delle AIA in Italia

Le AIA in Lombardia
In Regione Lombardia sono presenti n. 1811 installazioni in possesso dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, e quindi soggette alle normative collegate; di queste n. 1072 rientrano nel novero delle “industriali” (59,2%) e n. 739 nel novero delle agricole/zootecniche (40,8%) (fonte ARPA dati aggiornati all’aprile 2016).
Nella tabella 1 è riportato l’elenco nominativo delle aziende AIA lombarde, dove in grassetto sono indicate le AIA nazionali presenti sul territorio lombardo e autorizzate dal MATTM.
Le AIA “nazionali” sono controllate da ISPRA (Autorità di controllo per le AIA nazionali) con il supporto di ARPA.
 
La distribuzione a livello regionale per macro-categorie è illustrata nel grafico che segue:
 
Distribuzione regionale per macro-categorie

Nella tabella 2 e nel grafico associato (vedi sotto) viene illustrato il dettaglio delle sottocategorie.
Si segnala che non tutti i codici IPPC sono aggiornati alla normativa IED e al D.Lgs. 46/2014 in quanto non sono ancora terminati i controlli in tutte le installazioni da quando è entrata in vigore la suddetta normativa; pertanto non è stato possibile assegnare l’eventuale nuovo codice IPPC. (Questa discordanza si può ritrovare principalmente nelle categorie IPPC 3 e 5)
 
grafo3.jpg
Legenda delle categorie in tabella 2

 
Tra le tipologie di installazioni di tipo industriale, come si nota, le più rappresentate sono la categoria 2. Produzione e trasformazione di metalli (35%), in prevalenza appartenenti alla categoria 2.6, cioè le cosiddette “galvaniche” (20%), e la categoria 5. Gestione dei rifiuti (25%).
 
 
ANNO 2014

I controlli
Nell’anno 2014 sono state sottoposte a controllo ordinario e/o straordinario le aziende indicate in tabella 3.
Le aziende controllate nel 2014 sono state 405 e in 127 di queste sono state evidenziate delle “non conformità”, cioè violazioni della normativa ambientale o dell’atto autorizzativo aventi rilevanza di carattere penale o amministrativa; in tabella 4 viene illustrato l'elenco dettagliato delle non conformità, sia per singola categoria IPPC che per macrosettore.
 
Le violazioni riscontrate sono state complessivamente 187 (per alcune aziende sono state contestate più violazioni); di queste quelle aventi rilevanza penale sono state il 58%.
E’, però, importante far rilevare come durante l’anno 2014 la normativa in materia sanzionatoria sia stata modificata dal d.lgs 46/14 entrato in vigore ad aprile dello stesso anno: fino a quel momento, infatti, qualsiasi violazione di una delle prescrizione dell’atto di autorizzazione era sanzionata penalmente; con il d.lgs. 46/14 sono sanzionate penalmente solamente le violazioni che riguardano il superamento dei valori limite di emissione (in aria e in acqua) e la gestione dei rifiuti, oltre ovviamente all’esercizio senza autorizzazione/con autorizzazione sospesa o revocata, mentre per l’inosservanza di tutte le altre prescrizioni è prevista la sanzione amministrativa.
Ne consegue che delle 108 violazioni penali riscontrate nel 2014 ben 47, pari al 44%, sono riferite alla “inosservanza delle prescrizioni”, casi che dall’aprile 2014 sono sanzionati solo in via ammnistrativa.
Nel grafico seguente sono illustrate le tipologie di violazione riscontrata (penale/amministrativo) e il numero per ognuna di esse:

Violazioni (amministrative e penali)

 
Gli autocontrolli delle aziende
L’impostazione dei controlli in ambito AIA, di derivazione europea, prevede l’attribuzione di una significativa responsabilità al gestore dell’impianto che il gestore realizza attraverso la stesura del Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC).
Ogni installazione ha, quindi, un proprio piano di monitoraggio «ad hoc», in base al quale sono monitorati gli inquinanti rilasciati in aria e acqua, specifici e caratteristici del ciclo tecnologico della singola installazione.
 
 
Un caso particolare è il controllo eseguito alle emissioni in atmosfera tramite SME – sistema monitoraggio in continuo alle emissioni.
 
 
Nel Piano di Monitoraggio è specificato anche l’obbligo di comunicare all’Autorità Competente e ai comuni interessati nonché all’ente responsabile degli accertamenti, i dati relativi ai controlli delle emissioni, necessari per verificare la conformità dell’impianto alle condizioni fissate in AIA (cfr. art. 29-sexies comma 6 del D. Lgs 152/06 e s.m.i.).
Per evitare la trasmissione di tali dati in forma cartacea e per facilitare il lavoro di raccolta dei dati, ARPA ha predisposto un apposito Applicativo Integrale Di Autocontrollo (AIDA) che tutti i gestori sono tenuti a compilare annualmente entro il 30 aprile di ogni anno; la compilazione del data base sostituisce integralmente per il gestore l’obbligo di comunicazione, così come previsto dalla DGR n.1696 del 23 febbraio 2009.
All’applicativo AIDA possono accedere le Provincie/Città Metropolitana, Autorità competente al rilascio delle autorizzazioni AIA e al controllo delle installazioni stesse, la Regione e i Comuni.
 
 
Valutazione dei dati di autocontrollo
Di seguito si presentano e illustrano le elaborazioni effettuate sui dati di emissione delle installazioni di tipo industriale, con esclusione quindi delle industrie zootecniche (voci 6.6). I dati presentati sono espressi in flusso di massa, come Mg/anno, con l’eccezione del parametro “Diossine e Furani”, i cui risultati sono espressi in g/anno.
 
 
I dati
I dati di emissione sono riferiti all’anno 2014 e riguardano 833 installazioni, di cui 15 AIA Nazionali.
I dati sono riferiti alle emissioni in atmosfera e alle emissioni negli scarichi idrici; per entrambe le matrici, vista la molteplicità di piani di monitoraggio adottati e di conseguenza dei parametri monitorati, sono stati individuati gli inquinanti più significativi.
 
Emissioni in atmosfera
Per quanto riguarda gli scarichi in aria sono stati individuati gli inquinanti qui sotto elencati, rappresentativi sia dal punto di vista delle ricadute sulla qualità dell’aria (polveri, NOx, SO2) che dal punto di vista della tossicità dei componenti (COV/SOV, metalli, diossine e furani).
I dati si riferiscono a 803 installazioni, per un totale di 7053 punti di emissione.
I dati disponibili ammontano a 18333, così suddivisi per gli inquinanti considerati:
 
​Parametro ​n° dati disponibili ed elaborati
Polveri​ ​6164
​Ossidi di azoto (NOx) espressi come NO2
3556​
​Ossidi di zolfo (SO2)
873​
​Metalli (come sommatoria)* 4388​
​COV/COT 2843​
​Diossine e Furani 509​
* i metalli ricercati sono diversi a seconda della categoria IPPC e, all’interno di questa, dello specifico ciclo produttivo dell’azienda
 
Emissioni in acqua
Gli scarichi idrici sono riferiti a 434 installazioni, per 543 punti di scarico e un totale di 39109 dati.
Gli inquinanti per i quali è stato elaborato il dato sono i seguenti:
 
​Parametro n° dati disponibili ed elaborati
​BOD5 ​2273
COD​ ​4379
​Metalli* ​27647
​Solventi clorurati
​987
​Tensioattivi ​3823
*sommatoria parametri tabella 3 allegato 5 alla parte III del d.lgs. 152/06  (Alluminio, Arsenico, Bario, Boro, Cadmio, Cromo totale, Cromo VI, Ferro, Manganese, Mercurio, Nichel, Piombo, Rame, Selenio, Stagno, Zinco); i metalli ricercati sono diversi a seconda della specifica categoria IPPC e, all’interno di questa, dello specifico ciclo produttivo dell’azienda
 
Elaborazione dei dati
I dati sono stati calcolati ed elaborati a partire dai dati di emissione rilevati in discontinuo, espressi in concentrazione, misurati dalle ditte ai punti di emissione/punti di scarico, con le modalità e frequenze previste dal piano di monitoraggio, che è parte integrante delle prescrizioni del decreto AIA di autorizzazione all’esercizio, e registrati nell’applicativo AIDA.
A partire dai dati puntuali è stata calcolata la concentrazione media annua e, noti le ore di funzionamento annue e le portate, espresse rispettivamente in Nm3/h per le emissioni in atmosfera e m3/anno per gli scarichi idrici, il flusso di massa annuale.
Per quanto concerne il valore delle portate è stato stimato che il valore reale sia pari all’80% del valore di progetto/autorizzato.
Per quanto concerne i dati rilevati in continuo (SME) è stata utilizzata il dato annuale di flusso di massa in condizioni di normale funzionamento.
Sono stati inoltre verificati i dati “outlier”, dovuti spesso a meri errori materiali (errata imputazione del dato di concentrazione o portata, unità di misura non corretta…) o, sporadicamente, comunque congruenti per l’esistenza di deroghe, in particolare per i parametri COD e BOD relativamente agli scarichi idrici in fognatura; occorre far presente, a questo proposito, che l’impatto sull’ambiente di tali scarichi non è proporzionale alle emissioni generate, in quanto le stesse vengono inviate agli impianti di depurazione, impianti che sono in grado di trattare e depurare i reflui che vengono ad essi convogliati.

Si veda a titolo esemplificativo il grafico che segue ove sono riportate le portate relative alle emissioni in atmosfera per una serie di aziende appartenenti allo stesso comparto e aventi capacità produttiva confrontabile.
 
Outliers
 
Risultati
In tabella 6 troviamo le quantità di inquinanti emessi nell’ambiente dalle ditte soggette alla normativa IPPC, per gli inquinanti considerati e aggregati per singola categoria industriale IPPC, espresse in t/anno con l'eccezione del parametro diossine/furani; le suddette quantità sono poi anche riportate in percentuale, seguendo gli stessi criteri.
I grafici rappresentano, in successione, la distribuzione in % delle attività e la distribuzione degli inquinanti considerati per le diverse tipologie di produzione, per la matrice "aria" e "acqua".
E’ evidente che, a seconda della tipologia industriale considerata, l’impatto del singolo inquinante è molto diverso.
 
Alcune considerazioni sulle emissioni in atmosfera
Per quanto concerne le emissioni in atmosfera, la quantità di ossidi di azoto emessa è considerevolmente elevata in tutti i campi in cui è necessario un elevato fabbisogno energetico/di calore quali le attività energetiche e produzione e trasformazione di metalli (cod. 2.2 e 2.3), ma anche nella produzione di clinker (cod. 3.1) e fabbricazione del vetro (cod. 3.3), pur essendo il numero di impianti decisamente limitato.
Dal punto di vista “quantitativo” va rilevato come la quantità di diossine e furani immesse in atmosfera sia bassa, ammontando a meno di 6 grammi in tutto il territorio regionale.
Il dato relativo alla tipologia “2.2 – Produzione di ghisa e acciaio” risente del tipo di impianto installato, che ha portate elevatissime, nell’ordine dei milioni di m3/h.
Occorre, peraltro, ricordare che i parametri sono ricercati se esplicitamente richiesti all’interno del PMC  e nel caso di diossine e furani non è al momento previsto un limite per questi contaminanti per le fonderie di metalli non ferrosi, ma lo sarà a breve a seguito di variazione nella normativa europea.
 
Considerazioni su COV
Sotto la dizione di COV/COT (composti organici volatili e carbonio organico totale) in questo pubblicazione sono raccolti numerosi composti espressi come carbonio organico totale.
La diversità di controlli richiesti all’interno dei piani di monitoraggio fa sì che l’espressione di un flusso di massa sia particolarmente critica; ad esempio non sono state incluse i composti monitorati singolarmente: ciò potrebbe aver dato luogo ad una sottostima del carico complessivo.

Il lavoro di bonifica e omogeneizzazione iniziato porterà nel corso dei prossimi anni all’espressione dei risultati relativi ai composti organici volatili in tre grandi macrocategorie:
  1. i composti organici volatili dotati di particolare tossicità individuati come singole sostanze
  2. i composti organici volatili alogenati come singole sostanze
  3. tutti gli altri composti organici espressi come concentrazione di carbonio
Nel 2014 sono stati emessi 3343 t provenienti in prevalenza dai settori produzione e trasformazione metalli e dal trattamento superfici con utilizzo di solventi. Il dato di quest’ultimo settore è presumibilmente sottostimato per i motivi esposti in precedenza.
 
Alcune considerazioni sulle emissioni in acqua
I dati di flusso di massa rispecchiano l’atteso; il contributo maggiore per quanto concerne i tensioattivi (50,13 %) è dato dall’industria tessile e così pure per COD e BOD5, inquinanti che sono rilevanti anche per la categoria IPPC 4.1b (industria chimica produzione di idrocarburi ossigenati).

Per approfondimenti o richieste dati
Per ottenere ulteriori informazioni, compresi i dati di emissione in aria e acqua per l’anno 2014 per singole installazioni o per aree specifiche (Provincia o Comune), collegarsi sulla pagina URP e compilare il form di richiesta indicando come:
  • Scopo della richiesta: "Informazioni ambientali"
  • Tematica: "Dati aziende AIA" - Acqua: per emissioni in acqua – Aria: per emissioni in aria
  • Richiesta: indicare "Richiesta dati aziende AIA 2014"