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COVID-19, il 3° rapporto LIFE PrepAIR è sulla composizione chimica del PM10

​È stato presentato lo scorso 25 febbraio il terzo rapporto sugli effetti delle misure COVID-19 sulla qualità dell'aria nel bacino padano durante il lockdown.
Lo studio, al quale ha contribuito Arpa lombardia assieme agli altri partner del progetto Life PrepAIR, riporta i risultati dell'analisi della composizione chimica del PM10 a completamento dei primi due report sulle concentrazioni e le emissioni nel periodo febbraio-maggio 2020.

L'analisi si è basata sui dati rilevati in quattro stazioni speciali presenti nel bacino padano nell'ambito del progetto PrepAIR (Torino, Milano Pascal, Schivenoglia -MN- e Bologna) a cui si è aggiunta la stazione di Aosta. L'obiettivo era verificare e consolidare le conclusioni preliminari dei report precedenti, per ottenere ulteriori elementi di conoscenza necessari per la prossima fase di pianificazione in materia di qualità dell'aria.

Analizzando il periodo lockdown 2020 rispetto al 2019, dai dati non si rileva alcuna evidente riduzione dei composti secondari in tutte le stazioni. Sempre in tutte le stazioni risulta una diminuzione di carbonio elementare e rame, elementi legati in buona parte alle emissioni da traffico la cui diminuzione è coerente con i limiti imposti alla mobilità. Aumenta il tracciante della biomassa legnosa (levoglucosano) nella maggioranza delle stazioni.

Il fermo quasi totale dei trasporti e di moltissime attività commerciali ha determinato un crollo della concentrazione in aria di NOX, legato direttamente alle emissioni dei motori a combustione, mentre il PM10 è calato molto meno e vi sono stati addirittura superamenti del limite vigente. Questo fenomeno è attribuibile principalmente a due fattori: da una parte, il riscaldamento domestico dovuto alla permanenza in casa di gran parte della popolazione, che ha portato a un aumento delle emissioni in atmosfera di PM10 da combustione, soprattutto di biomasse; dall'altra le attività agricole, che hanno continuato regolarmente immettendo in atmosfera ammoniaca in grado di produrre, assieme a ossidi di azoto e solfati, PM secondario, che costituisce fino al 70% del PM presente in pianura padana.

In generale, i risultati dello studio mostrano come lo "spegnimento" o la riduzione delle emissioni di una parte degli inquinanti non sia sufficiente a determinare una variazione apprezzabile nella formazione del particolato secondario. Ciò conferma che gli interventi da intraprendere per una riduzione del particolato non solo devono essere coordinati a livello di bacino, ma devono riguardare tutte le attività che concorrono alla produzione di precursori (principalmente l'agricoltura e tutte le combustioni, quali traffico, biomassa legnosa, comparto industriale e servizi), agendo in maniera incisiva sulle emissioni.

Di PrepAIR fanno parte, tra i 18 partner italiani e sloveni, tutte e cinque le Regioni del bacino padano e la Provincia Autonoma di Trento. Il progetto mira a implementare le misure previste dai piani regionali e dall'Accordo per la qualità dell'aria del Bacino padano, e a rafforzarne la sostenibilità e la durabilità dei risultati.

Consulta il terzo Rapporto Life PrepAIR

 


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