Data pubblicazione: 29 MAGGIO 2014

Introduzione

In un passato relativamente recente la conservazione della natura e lo sviluppo socio-economico sono stati considerati elementi quasi contrapposti.
Il sovrasfruttamento e il deterioramento delle risorse naturali, iniziati a partire dall’epoca della Rivoluzione Industriale, hanno trovato un primo potente ostacolo negli interventi mirati a conservare direttamente specie ed ecosistemi all’interno di parchi e aree protette. Oggi circa un quarto del territorio della Lombardia è sottoposto a tutela: lo spiegamento di aree protette comprende 24 Parchi Regionali, 66 Riserve Naturali Regionali, 32 Monumenti Naturali e oltre 90 Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, ai quali si aggiungono un’ampia porzione del Parco Nazionale dello Stelvio e 3 Riserve Naturali Statali.
I Parchi Regionali rappresentano la struttura principale delle aree protette lombarde: in base alle loro peculiarità ambientali e territoriali si suddividono in parchi fluviali, parchi montani, parchi agricoli, parchi forestali e parchi di cintura metropolitana.
Elementi caratteristici del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi fluviali, individuati lungo i principali affluenti del Po: Ticino, Adda, Oglio, Mincio e Lambro. In questi ambiti i boschi di ripa rappresentano gli ultimi lembi dell’originaria foresta planiziale di latifoglie decidue, contornati da zone agricole e territori fortemente antropizzati. Secondo elemento caratteristico del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi montani, che preservano quelle porzioni del territorio confinato soprattutto sulle pendici montuose come il massiccio dell'Adamello, le Orobie, le montagne dell'alto Garda, il massiccio del Campo dei Fiori e il Monte Barro. I boschi rappresentano, per estensione e ricchezza, uno degli aspetti più pregiati dei parchi montani e ospitano fauna alpina di grande interesse naturalistico.
Un terzo elemento caratteristico del patrimonio naturalistico lombardo sono i parchi agricoli e di cintura metropolitana, che nascono come risposta alla necessità di creare opportune aree verdi con funzione di contenimento e di compensazione della crescita antropica. Ne sono esempio il Parco delle Groane, il Parco Nord Milano, il Parco Agricolo Sud Milano, il Parco della Spina Verde di Como, il Parco dei Colli di Bergamo.
Le Riserve Naturali invece sono aree protette che includono laghi, boschi, garzaie e valli e sono caratterizzate da un’estensione territoriale sensibilmente più ridotta rispetto a quella dei parchi. Sono classificate in integrali, orientate e parziali a seconda delle tipologie di attività che si possono esplicare al loro interno.
Grazie al particolare pregio naturalistico e scientifico sono tutelati anche i Monumenti Naturali, rappresentati da singoli elementi o piccole superfici dell’ambiente naturale come sorgenti e cascate o massi erratici, ed elementi botanici rari o imponenti.
La più recente forma di tutela è quella denominata “Parco Locale di Interesse Sovracomunale”. I PLIS sono stati istituiti a partire dagli anni novanta, con un forte aumento negli anni 2000.
La rete Natura 2000 in Lombardia, infine, occupa una superficie equivalente a quasi il 16% del territorio regionale - e comprende 193 SIC e 67 ZPS; come spesso succede nell’intera rete europea, in alcuni casi le aree designate a SIC e ZPS si sovrappongono parzialmente.
I SIC sono destinati alla tutela degli habitat e delle specie significative; le ZPS sono destinate alla protezione delle specie di uccelli, migratori e non, individuate come di interesse comunitario e minacciate.






Normativa

La protezione della natura ha ricevuto grandissima attenzione soprattutto dall’Unione Europea, il cui primo strumento normativo è rappresentato dalla Direttiva “Uccelli” a tutela delle aree in cui vivono le specie ornitiche minacciate, in particolar modo gli uccelli migratori: tali aree sono definite Zone a Protezione Speciale (ZPS). Ma la pietra miliare europea è rappresentata dalla Direttiva “Habitat”, che definisce un quadro comune per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, e per la tutela di specie della fauna e della flora selvatica “di interesse comunitario”. Le aree che contengono tali elementi vengono inizialmente designati come siti di importanza comunitaria (SIC), evolvendo successivamente in zone speciali di conservazione a seguito della designazione da parte dello Stato Membro; per queste aree vengono stabiliti piani di gestione atti a coniugare la conservazione a lungo termine delle risorse naturali con le attività economiche e sociali, al fine di realizzare una strategia di sviluppo sostenibile. Il territorio europeo è stato suddiviso in 9 regioni biogeografiche - ambiti territoriali con caratteristiche ecologiche omogenee – e l’insieme di SIC e ZPS forma la “rete Natura 2000”.
A livello nazionale, la Lombardia è stata la prima regione a dotarsi di un sistema organico di aree protette diffuso su tutto il territorio.
Già nel 1973, con la legge regionale n. 58 vennero dettate le prime norme per l’istituzione di parchi e riserve naturali, e sulla base di questa legge furono istituiti negli anni settanta i primi parchi regionali (Parco del Ticino, Parco delle Groane e Parco dei Colli di Bergamo).
Con la legge regionale del 30 novembre 1983, n. 86 “ Piano regionale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale” è stato poi creato un sistema completo di aree naturali distribuite su tutto il territorio regionale.
Le aree così individuate sono state classificate, a seconda delle loro caratteristiche dimensionali, in parchi, riserve o monumenti naturali e sottoposte ad un regime di tutela per garantirne la conservazione, dettando nel contempo le regole per una corretta gestione. A queste prime tre categorie se ne è aggiunta una quarta, quella dei Parchi Locali d’Interesse Sovracomunale (PLIS), per la quale la legge si limita ad un riconoscimento formale a seguito di richiesta da parte degli enti locali proponenti.
La legge regionale 86/1983 ha quindi anticipato di 8 anni i contenuti della normativa nazionale (Legge 394/1991), che detta i principi fondamentali per garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale tramite l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette, nazionali e regionali.
Grazie alle norme regionali, nazionali e comunitarie, nel corso degli anni si è potuto quindi instaurare sul territorio lombardo un complesso consistente di aree di pregio naturalistico sottoposte a diverse forme di tutela; il sistema delle aree protette tuttavia, pur essendo uno strumento indispensabile per la conservazione della natura, da solo non è sufficiente a garantire totalmente la salvaguardia del patrimonio naturale e della biodiversità.
Ai fattori di minaccia per la natura e la biodiversità di livello globale, si sommano infatti a livello locale quei fattori che esercitano sui sistemi naturali pressioni più dirette. Nel territorio lombardo, in particolare, la realizzazione di numerose infrastrutture strategiche richiede di sorvegliare con stringente attenzione le pressioni che si generano sulle componenti naturali situate al di fuori delle aree protette.
In relazione a ciò la normativa vigente richiede che venga attuato un monitoraggio ambientale in grado di sorvegliare nel tempo le ricadute sulle componenti naturalistiche della costruzione di una nuova opera e del suo successivo funzionamento, e di mitigare o compensare gli effetti negativi.

Attivita' di ARPA

Con l’emanazione dalla “legge obiettivo” 443/2001 "Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive" è stato avviato a livello nazionale il percorso normativo per la realizzazione di numerose opere considerate di rilevanza strategica nei settori stradale, ferroviario, idrico, energetico ed edile. Tutti i progetti inseriti nella “legge obiettivo” vengono autorizzati nel rispetto della disciplina individuata dal D.Lgs.163/2006 e s.m.i. e sono sottoposti a procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) ai sensi della vigente normativa (D.Lgs. 152/2006 e D.Lgs. 04/2008) con la quale lo Stato italiano ha recepito le Direttive Europee 1985/337/CEE e 1997/11/CE.
Nelle varie fasi di costruzione ed esercizio delle nuove infrastrutture il controllo delle ricadute ambientali costituisce un’attività di particolare importanza: a tal fine sono previste la predisposizione e la messa in atto di un piano di monitoraggio ambientale (PMA) a carico del soggetto che realizza l’opera. ARPA Lombardia fornisce il supporto tecnico esperto agli Osservatori Ambientali, ai quali spetta il compito fondamentale di garantire la puntuale sorveglianza e la costante informazione della popolazione in merito alla tutela dell’ambiente, dall’avvio del cantiere al primo esercizio dell’infrastruttura. ARPA Lombardia interviene pertanto nella verifica della corretta predisposizione ed esecuzione dei Piani di Monitoraggio Ambientale, nella gestione di eventuali criticità ambientali che dovessero presentarsi durante la realizzazione dell’opera e nella valutazione dei risultati del monitoraggio resi poi disponibili al pubblico.
Una delle matrici considerate nel monitoraggio ambientale è quella delle componenti naturalistiche. La valutazione si basa sull'analisi di comunità e gruppi, indicatori e indici che possono segnalare eventuali situazioni di degrado; essa consente quindi di attuare opportuni interventi correttivi in un momento in cui gli effetti del danno sono ancora reversibili. Oltre a tale valutazione, l'attività di rilievo realizzata dagli esperti botanici e faunisti consente di delineare un quadro della distribuzione delle componenti naturalistiche anche al di fuori delle aree protette: il quadro è però confinato alle zone di pianura e pedemontane, territori in cui vengono prevalentemente collocate le infrastrutture strategiche. A titolo esemplificativo, vengono proposte due differenti immagini: la prima (tabella 1) riguarda la presenza di avifauna diurna di elevata valenza ecologica per il territorio regionale, la seconda (tabella 2) riguarda la vegetazione alloctona invasiva.


Tabella1: Monitoraggio L. 443/2001: presenza dell'avifauna diurna di priorità complessiva elevata (= 9)


Tabella2: Monitoraggio L. 443/2001: presenza di specie alloctone vegetali elencate nella Lista Nera di Regione Lombardia

La valenza ecologica dell'avifauna viene indicata con il termine "priorità complessiva" dalla D.G.R. 4345/2001 di Regione Lombardia e presenta un intervallo di variazione che va da 1 a 14: le specie prioritarie presentano valori superiori o uguali a 8; l'invasività delle specie vegetali è invece stabilita dalla D.G.R. Lombardia 7736/2008 che riporta la Lista Nera delle specie alloctone oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione.

Tipologia
Indicatore




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