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La qualità delle acque superficiali nella provincia di Mantova. Dieci anni di monitoraggi di Arpa Lombardia

09/03/2011

Il 28 gennaio scorso si è svolta a Mantova la prima giornata dell’edizione 2011 di “Mantoverrà – Leggere il futuro”, il ciclo di seminari promosso dalla Provincia di Mantova, quest’anno dedicato ai temi ambientali.

Per ARPA Lombardia era presente il direttore del dipartimento di Mantova, Fiorenzo Songini, il quale ha riferito sui risultati di dieci anni monitoraggio condotti sui fiumi e sui canali del mantovano. Infatti, è dall’anno 2000 che la rete di monitoraggio di ARPA consente di accertare lo stato di salute delle acque superficiali del territorio, contando attualmente su quarantuno punti di campionamento.

La rete, creata allora sulla base delle disposizioni di legge nazionali (D.lgs 152/99) e revisionata recentemente secondo le normative europee (2000/60 e 2008/105), tiene sistematicamente sotto osservazione i corsi d’acqua: cinque naturali, con quattordici punti di campionamento e venticinque artificiali, con altri ventisette. Nel 2009 ha preso avvio un ulteriore adeguamento alle ultime normative, che prevedono il controllo triennale di un set di parametri biologici da affiancare a quelli chimici e idromorforlogici.

Nel corso degli ultimi dieci anni, i parametri di monitoraggio comprendenti i dati relativi al carico nutriente e microbiologico e alla presenza di microinquinanti derivanti dalle attività antropiche, quali metalli pesanti, composti organici e fitofarmaci, hanno permesso di delineare le peculiarità qualitative dei bacini presi in esame.

I corsi d’acqua naturali risultano migliori rispetto a quelli artificiali e, tra questi ultimi, i canali del bacino dell’Oglio, del Mincio e del destra Po mantovano, presentano caratteristiche abbastanza diverse, dipendenti da fattori quali la tipologia delle pressioni ambientali, il sistema di gestione della loro risorsa e il regime idrologico a cui sono sottoposti. Al confronto con altre realtà lombarde, l’inquinamento microbiologico sembra essere piuttosto contenuto, mentre risulta molto più significativa la presenza di nutrienti derivanti sia da scarichi civili, sia dall’uso del territorio, in particolare nelle attività agricole svolte su terreni vulnerabili ai nitrati. I canali artificiali di bonifica, specialmente quelli in prossimità del fiume Po nel basso mantovano, risentono pesantemente della scarsità d’acqua nella stagione invernale: in periodo non irriguo, essendo alimentati in prevalenza dal drenaggio del territorio e da scarichi fognari, raggiungono livelli molto elevati di nutrienti e presentano un deficit di ossigeno che determina condizioni di forte distrofia. La presenza di microinquinanti è circoscrivibile a territori in prossimità di sorgenti note (polo chimico) e a terreni fortemente permeabili dai fitofarmaci (alto mantovano). Tuttavia, non si presentano condizioni critiche simili ai corsi d’acqua più stressati tipiche dei territori industrializzati dell’alta pianura lombarda.

In generale, la qualità media dei corpi idrici superficiali mantovani si attesta sulla sufficienza: sono buoni alcuni punti sul Mincio, a nord della città di Mantova, ma ci sono stazioni decisamente scadenti, rilevate nel basso mantovano, a causa del carico di nutrienti e della forte carenza di ossigeno. Dall’inizio del monitoraggio la situazione che si presenta è pressoché costante: un’analisi ad ampio raggio e nel lungo periodo, al di là di alcune differenze riscontrabili nel confronto di un particolare anno con il precedente e attribuibili a cause accidentali, non fa emergere un particolare trend, né positivo né negativo.

E’ dunque da inserire in questo contesto il miglioramento rilevato nell’anno 2009 e, probabilmente, anche quello del 2010, periodo in cui la maggior portata d’acqua ha condotto ad un miglioramento delle capacità autodepurative dei corpi idrici e ad una diluizione degli inquinanti.

Alla luce di quanto osservato e misurato nel corso degli anni, al fine di assicurare una sempre migliore qualità delle risorse idriche, appare indispensabile agire principalmente su due fronti: da una parte occorre diminuire le pressioni, riducendo il carico inquinante derivante dalle attività antropiche e dagli insediamenti civili; dall’altra è importante preservare le capacità di auto depurarsi dei fiumi e dei canali, mantenendo sempre portate sufficienti e limitando il grado di “artificializzazione “ e copertura degli alvei.

Inoltre, così come indicato anche dalla normativa più recente, è opportuno ragionare in termini di bacino idrografico piuttosto che di singolo corso d‘acqua, con particolare attenzione alla gestione e alla salvaguardia del reticolo idrico minore che, proprio a causa delle caratteristiche di forte “artificializzazione”, risulta molto più vulnerabile rispetto ai corsi d’acqua naturali.

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