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NEVE “CHIMICA”? NO, SI TRATTA DI NEBBIA GHIACCIATA

09/01/2020

​Questa mattina, gran parte della pianura lombarda, e in particolare l'intera provincia di Cremona, risultava ammantata da una fitta coltre di nebbia. Questo fenomeno, piuttosto frequente nelle stagioni autunnale e invernale, è legato alla presenza di un elevato tasso di umidità negli strati atmosferici più bassi e favorito dalle condizioni generali di stabilità che si stanno verificando in questi giorni, con scarsa ventilazione e persistente "inversione termica", cioè ristagno di aria fredda in prossimità del suolo alle quote di Pianura e di fondovalle sormontata da aria più calda alle quote collinari e montane.

Il fenomeno è ben visibile in questa immagine ripresa oggi dal satellite Meteosat - alle ore 8 UTC, ore 9 locali - ed elaborata da Arpa Lombardia, combinando il canale ad alta risoluzione nelle frequenze visibili e il canale infrarosso nella frequenza dei 10.8 micrometri:

All'interno di questo strato nebbioso, la temperatura varia di poco tra la notte e il giorno, oscillando intorno a zero gradi (nei giorni scorsi tra -2 e 2°C): l'irraggiamento solare, così come il raffreddamento notturno del suolo, sono infatti fortemente ostacolati dalla nebbia. Si possono perciò verificare, qui e là, delle vere e proprie nevicate o, meglio, deposizioni di cristalli di neve sulle superfici immerse in quella che è una vera e propria nube "appoggiata" alla pianura.
Alcuni media hanno parlato di "neve chimica", ma il termine risulta fuorviante, perché induce a pensare che all'origine del meccanismo di deposizione del leggero manto bianco osservato, o al suo interno, ci sia qualche sostanza chimica, estranea e sconosciuta, mentre ciò che si vede altro non è che acqua allo stato solido (=neve!). Ovviamente, anche in questa neve è possibile riscontrare tracce dei noti inquinanti che stazionano sulla Valpadana, sia naturali che prodotti dalle attività umane, ma non in qualità o quantità diversa da quelle che si riscontrerebbero in una normale pioggia o neve.

Perciò, sarebbe più corretto chiamare questo fenomeno "neve da nebbia", comprendendo in esso i due meccanismi di deposizione di cristalli di ghiaccio sulle superfici:

  • Precipitazione da nebbia, e cioè la "caduta" e deposizione sulle superfici di cristallini di ghiaccio formatisi all'interno dello strato nebbioso freddo
  • Brina da nebbia, o "galaverna", ovvero il fenomeno per il quale attorno alle superfici immerse nella nebbia (come i rami spogli degli alberi ad esempio) si forma pian piano uno strato di ghiaccio bianco per accumulo di aghetti minuscoli, formatisi appunto nella nebbia

 

 

Data ultimo aggiornamento: 09/01/2020

Data ultimo aggiornamento
09/01/2020