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La frana della Val Pola | 1987

La frana della Val Pola, verificatasi il 28 luglio 1987, ha avuto origine sul versante orientale del M. Zandila, in destra idrografica del F. Adda, in corrispondenza del T. Pola. Si tratta della riattivazione di un’antica paleofrana, favorita, oltre che dall’assetto strutturale del substrato roccioso, dalle continue e intense precipitazione cadute nel luglio 1987 (oltre 600 mm registrati dal 15 al 22 luglio).
La frana, del volume di circa 32 milioni di metri cubi, si è evoluta come una valanga di roccia (rock avalanche). La nicchia di distacco si individua tra i 2250 e i 1700 metri di quota. L’accumulo di frana, che ha raggiunto lo spessore massimo di 90-100 m, si è distribuito linearmente per 2,5 km in direzione N-S sul fondovalle principale, interessando il territorio compreso tra il Ponte del Diavolo e l'abitato di Aquilone in Comune di Valdisotto (SO), causando il temporaneo sbarramento dell’Adda e la formazione di un lago a monte dell’accumulo raggiunse un’estensione di circa 76 ettari. Una parte dei detriti è risalita anche sul versante opposto fino alla quota di 1350 m s.l.m. La frana ha causato la distruzione degli abitati di S. Antonio Morignone, Morignone, Poz, Tirindrè, S. Martino ed Aquilone, oltre a un lungo tratto della S.S. 38.
Grazie all’ordine di evacuazione degli abitanti di S. Antonio Morignone e delle località vicine la popolazione si è in gran parte salvata dalla distruzione causata dalla frana. Il bilancio delle vittime è stato comunque tragico: 7 operai che erano al lavoro per ripristinare la viabilità e 22 abitanti della frazione di Aquilone, non evacuata in precedenza perché non si immaginava che la frana potesse avere dimensioni così apocalittiche.
Per evitare il rischio di inondazioni sul fondovalle per il cedimento della diga (evento che non si poteva escludere a priori, data l’estensione del bacino), alla fine di agosto del 1987 fu eseguita la tracimazione controllata dell’invaso fino al suo completo svuotamento.
Il 15 giugno 1988 si ebbe una parziale riattivazione della frana, con un crollo in prossimità della nicchia principale. Il sistema di monitoraggio installato a seguito dell’evento principale aveva registrato il progressivo allargamento di fratture poste parallelamente alla scarpata di frana e il progressivo incremento delle emissioni acustiche, permettendo di prevedere l’evoluzione del fenomeno.